
Cinque giorni di reclusione, fuori dall’Italia. Al freddo, in Erasmus e senza informazione. Cos’è rimasto? La tristezza della realtà di Fb: informarsi non dai fatti ma dalle opinioni.
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Trarre delle conclusioni dalla settimana facebookiana non è poi così difficile. Facebook non è un luogo di informazione, non dimentichiamolo mai, ma una rete. Ecco perché alla fine è risultato essere sì un centro di diffusione delle informazioni – di nicchia – ma in primo luogo un centro nevralgico del commento. Quel commento da cui poi è nato "Il popolo viola". E quell’informazione di nicchia da cui vari profili di informazione (Informare per resistere,Informazione libera, Libera Informazione, etc) diffondono le opinioni di blogger, conosciuti o meno, e con cui hanno fatto proseliti. Se non fosse stato per questi profili più “information oriented” poco o nulla avrei saputo di quello che stava succedendo in Italia. Certo avrei saputo, da gruppi creati ad hoc e condivisi, che il cane del mio amico canta meglio del principe Filiberto, dell’imbarazzante “vota la coppia” Sanremo/Pd; avrei saputo del rifiuto del premier alle dimissioni di Cosentino o che il sud è arretrato perché gli studi di un tizio dimostrano che sono meno intelligenti. Ma non mi sembra sufficientemente dichiarabile “informazione”. Senza sfatare miti o crearne, quindi, ritengo che la reclusione nel network più famoso d’Italia sia poco produttiva all’estero – dove l’unica limitazione sono alcuni video di youtube di cui è proibita la visione oltre certi Stati – almeno quanto lo sia in Italia. Se poi consideriamo che per avere quella cosiddetta “controinformazione” devi essere comunque “amico” o “fan” di quei profili che la divulgano (quelli citati sopra, ma anche i profili professionali dei quotidiani e delle agenzie di stampa), basta poco a fare due più due, a pensare alla moltitudine di persone che usa Facebook solo per giocare a Farmville o a Pet Society, che condivide ogni più insignificante gruppo dalle frasi accattivanti, etc… ed avere l’illuminazione: la soggettività di Facebook è disarmante. Il tutto dipende dai contatti che hai, dal loro orientamento e dalla loro visione del mondo. Ecco quindi che se questi saranno sufficientemente omogenei avrai magari un buon bilanciamento, ma se al contrario – e come più spesso accade – si diventa amici e si aggiungono profili che bene o male rispecchiano il tuo orientamento… allora pufffff!! Il risultato è un’omologazione più che totale e un’informazione che di conseguenza si annulla per trasformarsi in pubblico forum di discussione, ma soprattutto nella fiera dell’opinione dove vince il profilo con più fan. I contatti “umani”, poi, sono più interessati a condividere le frasi dei loro film preferiti, le canzoni che gli vengono in mente mentre studiano, le notizie strane che vengono dall’altra parte del mondo, i gruppi dalle frasi spiritose. Il tutto non ha che un unico scopo: ancora una volta, il commento. Come se fossimo affamati del giudizio altrui e incapaci di guardare cosa stia accadendo un po’ più in là. L’informazione, quella vera e semplice, non è bidirezionale. Esiste la verità dei fatti, punto. E come insegna la vecchia scuola anglosassone, tutto il resto è commento. Dunque se E=mc², allora Fb=ic² (informazione commentata).
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