
Alla Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza Università di Roma è attivo un gruppo di ricerca che si sta occupando di approfondire le strategie e le modalità attraverso cui il sistema mediale italiano ha trasmesso le notizie relative al terremoto in Abruzzo.
Parole chiave: Abruzzo [1] media [2] ricerca [3] terremoto [4] università [5] Condividi: Invia per email [6] Permalink [7] Stampa la pagina [8]Ci sono almeno due buone ragioni per avviare una ricerca sulla comunicazione nel contesto di un terremoto. Una di queste è il bisogno e la voglia di “fare qualcosa”, meglio se si tratta di qualcosa di concretamente utile in un momento di estrema difficoltà per una popolazione che ha perso tutto. Se sentiamo la partecipazione come un bisogno di andare oltre gli SMS, le raccolte di fondi e le generiche manifestazioni di solidarietà, questa urgenza ci impegna a dare un contributo più personale, che interpella i nostri saperi, capacità e competenze.
L’altro motivo è di natura professionale e scientifica: è l’esperienza, insieme ad una consolidata letteratura, a suggerire che la ricerca nei contesti emergenziali possa migliorare la capacità di organizzare le risposte collettive e facilitare il ritorno alla normalità. Questa catastrofe fa emergere molti elementi di interesse che sollecitano la riflessione e l’approfondimento empirico. Tra le dimensioni che più caratterizzano la risposta sociale ad un evento “critico” come il terremoto in Abruzzo c’è, infatti, l’improvviso e rapidissimo aumento della domanda di informazione e comunicazione. Non a caso, uno dei comportamenti sociali che più caratterizzano le emergenze è proprio l’immediata e pervasiva ricerca di conferme, approfondimento e partecipazione che prende forma attraverso i circuiti della comunicazione interpersonale e mediale. E’ una delle lezioni più importanti per un comunicatore: tutte le emergenze tendono a produrre un forte impatto sui media e su tutti gli altri canali comunicativi, impegnandoli a fornire risposte adeguate in tempi molto più rapidi rispetto alla “normalità”. I circuiti e i canali della narrazione e della comunicazione sono così sottoposti ad uno stress che mette duramente alla prova la tenuta delle infrastrutture e delle routine della comunicazione, dentro e fuori dai media. E c’è da scommettere che una delle dimensioni d’analisi privilegiate dagli studiosi di comunicazione sarà proprio la natura decisamente cross-mediale di questo evento, la cui narrazione si è intessuta su più piattaforme comunicative, dando luogo ad un inedito sistema di influenze reciproche. Tuttavia, l’esito di questa intensa attività di comunicazione non può mai essere dato per scontato: le rappresentazioni dell’evento catastrofico sono in sé stesse polisemiche, indeterminate ed ambigue. Possono cioè fornire rassicurazione o, piuttosto, aumentare il senso soggettivo di incertezza, aggiungendo un ulteriore elemento di vulnerabilità all’interno di un sistema sociale già colpito dalla catastrofe e dai suoi effetti materiali. C’è anche un’altra dimensione di particolare rilievo: l’emergenza appare infatti capace di riconfigurare drasticamente i circuiti e le abitudini più consolidate del consumo mediale, rendendo più visibili le criticità e le lentezze dei media generalisti e il contributo degli “altri” media. In questo caso specifico, contrariamente a quanto ci si poteva aspettare, nelle primissime ore dopo la scossa il sistema dell’informazione non è riuscito ad allestire una copertura dell’evento davvero efficace e tempestiva. Per oltre un’ora e mezza, dopo la scossa nella notte del 6 aprile c’è stato un black out informativo che non ha risparmiato nessuno dei capisaldi del nostro sistema dell’informazione: agenzie di stampa, quotidiani on line, televideo e telegiornali non hanno evidenziato una prova particolarmente convincenti. Una situazione in cui la vera sorpresa è stata Radio Rock di Roma, prima emittente a dare la notizia, pochi minuti dopo la scossa del 6 aprile, e ad aprire la diretta con gli ascoltatori e i testimoni sul posto. A cambiare non sono solo le routines della copertura giornalistica, ma anche le attese del pubblico riguardo alla qualità del prodotto informativo. Se c’è stata la tentazione di “annacquare” l’informazione nella TV del dolore, o di dare troppo spazio al protagonismo dei politici, per la prima volta si è potuto assistere ad una mobilitazione di inedita vastità e trasversalità per rivendicare un giornalismo migliore, aprendo una vertenza di cui bisognerà certamente conto in futuro. Ma queste osservazioni preliminari, per quanto possano aprire scorci affascinanti, non esauriscono certamente gli interrogativi cui è necessario dare risposte. Un’attività di ricerca deve, infatti, puntare alla sistematizzazione dei fenomeni osservati e a migliorare il livello di elaborazione teorica, consentendo di rispondere a domande più avanzate. Non a caso, questi temi sono da moltissimi anni oggetto di specifici studi e ricerche da parte della comunità scientifica che oggi si raduna attorno alla Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza. Alla base di questo interesse vi è la consapevolezza che la riflessione sui temi del rischio debba implicare un focus specifico sui processi comunicativi, traducendosi in un preciso impegno di ricerca. Oggi questo impegno si rinnova attraverso la costituzione di un gruppo di ricerca nell’ambito dell’osservatorio Mediæmergenza, con l’obiettivo di studiare i processi comunicativi e la copertura giornalistica dell’evento, di raccogliere ed elaborare dati sulle prestazioni complessive del sistema dei media e sulle funzioni associate ai diversi canali comunicativi, puntando in particolare ad indagare il ruolo della comunicazione interpersonale e il rilevante contributo della rete come spazio di dibattito e come infrastruttura della mobilitazione della “società civile”. La ricerca intende mettere al centro i contenuti, il pubblico e le testimonianze dei protagonisti, puntando dunque a ricostruire il terremoto attraverso uno sguardo ai diversi processi e canali comunicativi. Verranno considerati diversi focus d’analisi: ruolo e performance dei media generalisti nelle emergenze; le novità comunicative che si profilano nelle situazioni di crisi; Il ruolo della radio nella diffusione delle prime notizie e nella mobilitazione del pubblico; Blog, Facebook e Youtube come canali dell’attivismo comunicativo in rete. E’ inoltre previsto un approfondimento delle differenze tra l’evento vissuto in prima persona e la sua rappresentazione mediale, attraverso il coinvolgimento diretto degli studenti che risiedono in Abruzzo. Il gruppo di studio, diretto dal preside Mario Morcellini, ha già raccolto le adesioni di oltre venti studenti dei corsi di laurea triennale e magistrale e di alcuni dottorandi e dottori di ricerca, inserendosi in un percorso di ricerca avviato da molti anni presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione, che ha dato vita alla pubblicazione di diversi volumi e saggi di ricerca, tra cui “Torri crollanti. Comunicazione, media e nuovi terrorismi dopo l'11 settembre”.
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[1] http://www.comuniclab.it/taxonomy/term/5480
[2] http://www.comuniclab.it/taxonomy/term/5497
[3] http://www.comuniclab.it/taxonomy/term/5486
[4] http://www.comuniclab.it/taxonomy/term/5482
[5] http://www.comuniclab.it/taxonomy/term/5485
[6] http://www.comuniclab.it/forward/10111
[7] http://www.comuniclab.it/10111/una-ricerca-ricostruire
[8] http://www.comuniclab.it/print/10111