Sei ragazzi poco più che ventenni per un gruppo di videomakers indipendente. The Jackal è ormai diventata un punto di riferimento per gli appassionati di cinema e audiovisivi, dai videoclip alla pubblicità, fino alle grandi aziende. Ecco come, dagli studi in Scienze della Comunicazione, sono giunti al mondo del lavoro e alla notorietà sfruttando le potenzialità del web.
Una piccola videocamera digitale, la passione viscerale per il cinema e tante idee da voler mettere in pratica. La The Jackal comincia così: dai banchi delle scuole medie, dove la maggior parte degli attuali componenti del gruppo napoletano di videomakers si conobbe tredici anni fa. Da allora la tecnica si è affinata, la creatività maturata, il gruppo allargato a chi si impegna nella post-produzione digitale, per realizzare prodotti sempre più validi tecnicamente, ma rigorosamente low budget.
Esempio lampante ne è "L'Ultima Trillata" , video parodico sulla mania delle chat on line, dove si immagina un ipotetico e astruso rapimento di Msn messenger da parte di un’ignota voce fuori campo, nella miglior tradizione dell’action movie americano. Ad oggi sono più di 400.000 i click su You Tube, con 6.100 iscritti al canale in continuo aumento. Non male per un video girato e montato in una sola notte con una piccola videocamera digitale. È quindi diventato così facile rendersi visibili su internet, nell’epoca in cui l’esaltazione del web 2.0 è ormai diventata prassi? “Alla base di tutto c’è assoluto bisogno di una buona idea – dice Francesco Capaldo, 24enne, in arte Francesco Ebbasta, regista del gruppo – prima ancora di un attrezzatura tecnica all’avanguardia. Noi puntiamo tutto sul capovolgimento ironico della realtà, sull’inversione di argomenti di interesse diffuso, capaci di incuriosire e attrarre gli utenti del web”.
Da Scienze della Comunicazione alla notorietà. Dei sei “Sciacalli”, ben tre provengono da un percorso di studi in Scienze della Comunicazione. Una laurea che, dopotutto, non è quindi così inutile come vorrebbero farci credere? “Sono studi che hanno formato il nostro gusto e alimentato la nostra passione per il cinema – ci dice Alfredo, esperto in post-produzione digitale – senza i corsi di storia del cinema e analisi del film, probabilmente non saremmo mai venuti a conoscenza di molti capolavori che oggi influenzano il nostro modo di lavorare. Certo, questo non basta. Bisogna essere curiosi, guardarsi attorno, vedere la realtà sotto ottiche nuove e deformanti. Qualcosa che ti conduca poi a girare e diffondere sul web un prodotto degno di attenzione da parte di uno sterminato pubblico di utenti. Non basta – conclude Alfredo – prendere una telecamera e cominciare a girare. Senza una buona idea, su internet, non vai da nessuna parte, nessuno ti degnerà della minima attenzione”.
Collaborazioni illustri. Passano gli anni e, oltre che emotivi, gli investimenti diventano economici. Una telecamera professionale, un set di luci, sistemi di editing digitale di stampo professionale. I tempi sono maturi per tentare il salto di qualità, per puntare sempre più in alto con l’ambizione di chi, a poco più di vent’anni, sa che non ha nulla da perdere nell’ostinato mettersi in gioco. Chi avrebbe mai avuto la faccia tosta, durante una serissima intervista per un festival cinematografico napoletano, di chiedere ad Alessandro Gassman una partecipazione per un cortometraggio su un supereroe “fatto di gas”? “The Gasman” è diventato così un altro tormentone del web, così come “Il camorrista nel pallone”, parodia che si potrebbe definire “impegnata” dello storico film con Lino Banfi del 1984 e che vede un cameo dell’attore pugliese nei panni del celebre Oronzo Canà. In tutto più di 200.000 visualizzazioni e centinaia di commenti entusiasti di fan che, ormai, superano i confini regionali arrivando fino al Nord Italia.
La “leggenda” della crisi rifiuti. “La crisi rifiuti è finita”. Questa ottimistica dichiarazione apre “Io sono molto leggenda”, cortometraggio ispirato al film blockbuster con Will Smith e ambientato in una Napoli ormai desolatamente vuota per via di una non meglio precisata epidemia causata della crisi rifiuti che, in quei mesi, deturpava il capoluogo partenopeo. Protagonista Ruzzo Simone, alias Simone Russo, ultimo uomo rimasto a vagare fra le macerie di una Napoli umiliata. Nulla di drammatico, tutt’altro. Lo spirito che connota i sei giovani videomakers si fa, in questo video, ancora più tagliente e dissacrante: “In molti ci scrissero chiedendoci dove avessimo preso tutta quella immondizia – sottolinea Francesco – nessuno poteva credere fosse tutto vero”. Un corto che è valso ai sei “sciacalli” una menzione speciale al NapoliFilmFestival, kermesse cinematografica partenopea: “Si, abbiamo ricevuto questo premio – ci spiega Simone – per aver trattato in maniera comica e dissacrante un problema drammaticamente reale come quello che Napoli viveva in quei giorni”.
L’ingresso nel lavoro. Il mondo del lavoro. Frase che, più di una confortante aspettativa, sta ormai diventando un incubo per gli studenti italiani, costretti a misurarsi con logiche aziendali ed economiche di cui sono spesso all’oscuro. In certe situazioni il lavoro, più che cercarselo, bisogna crearselo: “Oltre che nei cortometraggi ci impegniamo anche nella realizzazione di spot pubblicitari – ci dice Alfredo – alcune web agency, in particolare la Nascar, si sono accorte di noi e ci hanno commissionato dei progetti per delle aziende partner”. Un altro buon auspicio per chi oggi studia comunicazione? “Le conoscenze teoriche sono importanti ma vanno completate dalla pratica – continua Alfredo – cosa su cui l’Università italiana è oggi carente. Il mio consiglio, ai miei ex colleghi studenti di comunicazione, è di mettersi in gioco nel provare sempre nuove strade che siano fatte di esperienze concrete. Prendete la telecamera solo dopo aver stilato un buon progetto. Se avrete fatto un buon lavoro, col tempo, su internet qualcuno si accorgerà di voi”.