Arriva Green Dam
Si chiamerà Green dam, la diga verde: è questo l’ultimo ritrovato cinese già bollato dalla comunità internazionale come nuovo strumento di limitazione della libertà d’informazione : un’ordinanza governativa stabilisce infatti che, da mercoledì 1 luglio, tutti i PC cinesi di nuova fabbricazione, dovranno essere dotati di un software che impedirà l’accesso permanente ai siti ritenuti pericolosi ed inseriti nella lista nera redatta e frequentemente aggiornata dal governo cinese. Questo software è stato realizzato dalla Jinhui Computer System Engineering, società privata legata al ministero degli Interni che si occupa esclusivamente di sicurezza militare e l’iniziativa è pubblicizzata dal governo come una delle tante attività volte alla salvaguardia psico-fisica dei minorenni, una sorta di filtro parenterale che limita la navigazione dei più piccoli, sempre più esposti ad incappare nelle maglie della pornografia virtuale. Charles Mok, presidente della Internet Society che lavora per promuovere ad Hong Kong una rete che sia libera e neutrale dal condizionamento governativo, ritiene questa nuova iniziativa dell’amministrazione cinese un’ulteriore limitazione alla libera circolazione delle idee ed un pericolo per la privacy del’internauta cinese in quanto installare il Green Dam, equivalrebbe a “ scaricare uno spyware sul proprio PC dove la spia è il governo”. Un coro di protesta si è subito innalzato da parte di collossi della tecnologia informatica come Information Technology Industry Council, Software & Information Industry Association, Telecommunications Industry Association e TechAmerica che hanno rilasciato alla Reuter la seguente dichiarazione : “Crediamo che ci dovrebbe essere un dialogo aperto sulle norme che regolano l’immissione sul mercato di software di parent control, in modo che vengano rispettate la libertà di espressione, la privacy, l’affidabilità del sistema, la libera circolazione delle informazioni, la sicurezza e la possibilità di scelta da parte dell’utente” . In realtà la preoccupazione maggiore da parte delle grandi aziende produttrici di software riguarda il rischio di un ingente danno nei confronti del mercato delle nuove tecnologie nel momento in cui il Green Dam verrà istallato su tutti i nuovi PC di ultima fabbricazione.Il “caso Green Dam” è solo uno delle azioni repressive che l’amministrazione cinese sta portando avanti con ritmo vertiginoso da qualche tempo a questa parte: di soli dieci giorni fa è la notizia della forte censura attuata in occasione dell’anniversario di Piazza Tienanmen
La Censura Cinese
“L’operazione Tienanmen” è stata pianificata con cura nei minimi dettagli : la piazza è stata militarizzata per impedire ai nostalgici della libertà di espressione, di organizzare manifestazioni di protesta, mentre già da settimane era arrivato il dictat del governo nei confronti della stampa ordinando totale silenzio e proibendo qualsiasi tipo di riferimento sugli eventi di quel 4 giugno 1989 ; prontamente poi è giunta anche l’offensiva nei confronti dei mezzi di informazioni esteri con l’impossibilità d’accesso verso i più noti social network della rete oscurati per diversi giorni: Twitter, strumento utilizzato in tutto il mondo per condividere opinioni sensazioni e stati d’animo, è stato il primo ad esser bloccato proprio perché l’amministrazione cinese ha interesse ad ostacolare qualsiasi scambio d’informazione; Youtube è censurato addirittura dallo scorso marzo , Hotmail , Flickr, Bing, Live.com e decine di siti internet , blog e tutte le trasmissioni in lingua cinese di alcuni network internazionali, boicottati. Oscurata anche la Cnn in tutti quei passaggi nei quali si faceva riferimento alla strage criticando l’immobilismo e la censura del governo cinese. Intimidite e costrette al silenzio anche le più note menti del paese perseguitate dal governo: Wu Gaoxing uno dei più noti dissidenti, è stato arrestato qualche giorno prima perchè reo di aver chiesto al presidente Hu Jintao la fine dell’accanimento e delle torture nei confronti degli ex-detenuti politici arrestati il 4 giugno dell’ 89. "Anche se non siamo più in prigione - ha scritto Wu - il solo diritto che ci resta è quello di aspettare la morte”.
La protesta degli internauti
Nonostante le misure restrittive del regime, il popolo cinese della rete con nomi in codice e password diverse hanno cercato di far sentire la propria voce per raccontare al mondo ciò che sta accadendo in Cina. A San Francisco per esempio blogger cinesi hanno organizzato una singolare forma di protesta contro il governo asiatico : attraverso uno scambio fitto di messaggi su Twitter hanno invitato la comunità internauta di blogger a colorare di grigio le loro homepage. In un comunicato, Reporters without Borders ha sottolineato che "il black out informativo è stato così ben strutturato per 20 anni che la gran parte dei giovani cinesi sono del tutto ignari di quel che accadde quella notte".