ComunicArte
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A Recanati dal 23 settembre al 30 ottobre 2011 una mostra dedicata all'artista Luigi Di Sarro (Lamezia Terme 1941 - Roma 1979), medico e professore all'Accademia di Belle Arti di Roma e Macerata, scomparso a soli 37 anni per un fatale equivoco.
“Vivrai finché sarai capace di interrogare il mondo!” Non un semplice aforisma, né una profezia, ma un vero stile di vita, quello serbato tra le parole di Luigi Di Sarro che, nel 1978 le pensava, le scriveva e le metteva in pratica ogni giorno.
E’ così che si è aperta a Recanati, lo scorso 23 settembre presso il Museo Civico di Villa Colloredo Mels, la mostra Luigi Di Sarro. Morfologie esistenziali, curata da Paola Ballesi. Luigi Di Sarro (1941-1979) medico e artista, ha dedicato la sua vita ad una costante indagine — “La formalizzazione della domanda è il primo atto conoscitivo”, scriveva nei suoi appunti — che lo ha condotto ad una ricca sperimentazione dei linguaggi tesa allo svelamento delle forme della realtà.
Nato a Lamezia Terme, 1941, Luigi Di Sarro si è trasferito subito a Roma con la sua famiglia dove ha condotto parte dei suoi studi e della sua professione insegnando Anatomia artistica all’Accademia di Belle Arti. Viaggiando tra Europa, America e Giappone è entrato in contatto con realtà e culture differenti di cui è intrisa molta della sua produzione artistica. Oggi Luigi Di Sarro è ricordato da amici e colleghi — ma anche da chi lo ha incontrato solo di sfuggita, durante un viaggio in treno o in un’aula a lezione — come una personalità ricca, eclettica e seducente. La sua estrema umanità ed il suo sguardo sensibile ed attento hanno lasciato un segno indelebile in chi lo ha conosciuto.
“Luigi ha trovato nell’arte la chiave di lettura idonea per poter penetrare la realtà” — ricorda Paola Ballesi — sua collega all’Accademia di Belle Arti di Macerata nel 1978 e curatrice della mostra, durante il vernissage di apertura.
Una mostra, quella nel Museo Civico di Villa Colloredo Mels a Recanati, che ricostruisce l’ultima stagione dell’artista, quella in cui egli “affida al segno e al gesto visivo le sue intense prospezioni esistenziali tese allo scandaglio della morfologia e dei segreti dell’immagine, strettamente ed intimamente intrecciati con gli enigmi della vita” – introduce la curatrice. Fotografie, fotomontaggi e serigrafie esposte attraverso un allestimento semplice ed accurato, che onora la sua poetica ripercorrendone il pensiero attraverso suggestive immagini e singolari aforismi. Precursore di tanti linguaggi, Luigi Di Sarro, alla metà degli anni Settanta conduce la sua ricerca sul corpo, la luce ed il movimento, come testimoniano molte delle fotografie esposte a Recanati, tra cui molti autoritratti.
L’arte ha per lui un valore conoscitivo ed ogni nuova tecnica artistica che decide di sperimentare lo porta ad una conoscenza progressiva, mai definitiva. Tutta la sua produzione può, per questo, essere considerata un immenso work in progress, dove le soluzioni raggiunte, non sono mai per lui inconfutabili. Segno, linea e figura sono i cardini fondamentali da cui muove la sua indagine che lo porterà dal disegno alla pittura, alla scultura, alla grafica ed alla fotografia, passando per il collage e la performance.
“La sua è un’arte sperimentale” — ricorda Paola Ballesi che lo definisce — “un artista a tutto tondo”. Tutta la ricerca di Luigi Di Sarro si lega a quelle correnti artistiche del periodo in cui i limiti del quadro sono travalicati “il suo occhio attento tipico del medico che segue il segno, affronta un’indagine sulla morfologia delle forme – spiega - è come se si mettesse di soppiatto per vedere attraverso le forme quello che non è immediatamente visibile”.
La mostra, realizzata con il contributo del Comune di Recanati, Assessorato alla Cultura è visitabile fino al 30 ottobre 2011. Suddivisa in tre sezioni si apre con la serie dei fotomontaggi, l’artista infatti era solito costruire situazioni con carte, maquette e materiali vari per poi fotografare quella scenografia di forme in grado di mettere in evidenza ciò che all’occhio nudo era impercettibile. Sulle stesse fotografie a volte interveniva con inserti fino a creare dei veri collages, tutto in nome di una ricerca delle forme. Il percorso segue con le fotografie, in bianco e nero (1970) e a colori (1975), le immagini esposte offrono allo spettatore uno sguardo soggettivo della realtà, l’artista si riprende con l’autoscatto catturando la sua immagine che appare influenzata dagli effetti psichedelici e cromatici tipici di quella cultura figlia della beat generation che aveva avuto modo di scoprire studiando a New York nel 1971. Una serie di grafiche realizzate a Tokyo chiudono l’esposizione, offrendo uno spaccato sui temi cari a quella cultura orientale alla metà degli anni Settanta con la quale era entrato in contatto durante il suo viaggio in Giappone: la tecnologia, la donna, il destino dell’umanità..jpg)
Luigi Di Sarro, appartiene a quella generazione di artisti utopici che hanno attraversato gli anni Sessanta e Settanta convinti che l’arte dovesse farsi carico di un radicale progetto di cambiamento dei propri linguaggi e di tutto il mondo:
“Se l’arte accompagna la mia vita, se la mia vita serve all’arte io… posso anche morire” scriveva solo un anno prima della sua scomparsa.
Morto tragicamente a Roma per un fatale equivoco durante gli “anni di piombo” e dell’entrata in vigore della legge Reale, il 24 febbraio 1979, freddato da un carabiniere in borghese sul Lungotevere in Sassia, ha lasciato un vuoto incolmabile nel mondo accademico, artistico e familiare. Ma la sua densa produzione artistica, poetica ed accademica, continua a vivere negli anni vincendo lo spettro dell’oblio, grazie al Centro documentazione della ricerca artistica contemporanea sorto in suo nome dalla volontà dei suoi familiari. Oggi il Centro Di Sarro, in zona Prati a Roma, è un fulcro di riferimento nella Capitale per la giovane arte contemporanea, foriero sin dal 1981, anno della sua fondazione, di un’espressione artistica innovativa e sperimentale ed è gestito nello spirito con il quale l’artista è sempre vissuto: grande libertà di pensiero e interesse per ogni forma di sperimentazione. Da trenta anni il Centro Luigi Di Sarro lavora per promuovere l’opera dei giovani artisti. Oggi all’attività di esposizione affianca quella di Centro Studi sull’arte contemporanea, con mostre e pubblicazioni che mirano ad indagare gli ultimi decenni e con una sezione dedicata all’Archivio Di Sarro, aperta alla consultazione delle opere e degli scritti lasciati dall’artista.
Lo strabiliante mode de vie di Luigi Di Sarro, attento e curioso, riecheggia ancora oggi nelle attività del Centro Di Sarro attraverso le innumerevoli esposizioni, gli incontri ed i dibattiti, tra artisti, critici e curatori della scena contemporanea nazionale ed internazionale. Il Centro infatti, seguendo lo spirito dell’artista scomparso, instancabile viaggiatore e sensibile alle contaminazioni tra culture e linguaggi differenti, collabora con le Ambasciate Italiane a Cuba ed in Sud Africa realizzando scambi culturali, residenze artistiche ed esposizioni in collaborazione con gallerie e centri espositivi internazionali.