A una settimana dalle prime reazioni all’intervento di Gianfranco Fini a Mirabello, è possibile operare una prima verifica di validità della lettura del racconto politico nazionale in termini di soap politics.
Le caratteristiche distintive della soap che sembrano costruire il fondamento del nuovo script politico-narrativo sono eccellentemente riassunti da Leonzi. “Un fattore decisivo nella struttura delle soap è costituito dalla incredibile capacità di tradurre un momento potenzialmente conclusivo in un nuovo spunto narrativo. In sostanza, le soap non sono solo caratterizzate dalla successione, di storie – sviluppate e concluse – nella storia, ma anche da un continuo innesto di nuove vicende che, idealmente, contribuiscono a far apparire lo scenario di riferimento quasi come un ‘caleidoscopio narrativo’. La parola fine, infatti, non viene mai realmente scritta in alcuna vicenda rappresentata: al contrario, si alternano costantemente nuovi incipit narrativi che non permettono di attribuire il valore di verità all’ipotetica scritta ‘the end’”[1].
In una narrazione lineare delle ultime vicende politiche italiane, la crisi apparentemente irrisolvibile innescata dal radicalizzarsi dell’indipendentismo finiano, culminato con la fondazione di un gruppo parlamentare autonomo, e con l’invocazione, dentro e fuori della coalizione di governo, del ricorso al voto anticipato, avrebbe dovuto risolversi in una fine. Se non dell’egemonia berlusconiana, almeno del suo più recente epifenomeno, il quarto governo Berlusconi avviato dal voto del 2008. Ma, coerentemente con il meccanismo narrativo della soap, non è consentito apporre la parola fine ad un racconto che può estendersi indefinitamente nel tempo e offrire al suo pubblico la gratificazione di una narrazione affascinante proprio nella sua incoerenza.
“Non c’è mai una piena risoluzione per tutte le linee narrative nelle soap operas. Perfino quando una serie è cancellata dalla rete, come nel caso di Crossroads nel 1988 e di Eldorado nel 1993, la conclusione lascia sempre intatta l’illusione che le vite dei protagonisti continueranno, con le telecamere e i microfoni sempre all’erta. In effetti, l’illusione che la vita sia andata avanti mentre non guardavamo è stata infine confermata quando Carlton ha riportato in onda Crossroads nel marzo 2001! Il significato della forma infinita viene discussa in relazione alla struttura narrativa della soap opera in altre parti del libro, ma è importante vederla come un utile strumento nelle strategie della rete, che hanno dimostrato di poter sempre resuscitare una soap quando questo fosse necessario”[2].
Questa strategia di rete, o di governo (nel senso più ampio del termine, che prescinde dallo stretto perimetro della contingente coalizione governativa) ha trovato certamente una fertile sponda nella natura “bifronte” delle dichiarazioni di Mirabello – “Sostegno al governo anche se ci hanno buttato fuori”; “Siamo grati a Berlusconi, ma il Pdl non è un suo contorno”; la rapida successione di “Il Pdl non c’è più. O si ricostruisce o ora c’è il partito del predellino” e “Si va avanti senza ribaltoni o ribaltini”[3]. Ma le cronache della settimana successiva hanno rappresentato un solido esempio della forma infinita di struttura narrativa di cui parla Hobson, rappresentando un equilibrio continuamente sul punto di rompersi, dalle richieste di dimissione del Presidente della Camera avanzate nei primi giorni della scorsa settimana alle esternazioni del Presidente del Consiglio in Russia nel week-end e alla nuova campagna-acquisti che ha inaugurato la seconda settimana di una crisi infinita. E in quanto tale, al tempo stesso innocua, in quanto sempre meno concretizzabile in effettive ripercussioni sull’esecutivo del paese, ed appassionante, per la molteplicità dei colpi di scena e l’indubbia capacità di gestione della scena dei protagonisti. Che pur da sponde molto diverse – Fini erto a difensore della “Politica con la P maiuscola” e Berlusconi concentrato nella rivendicazione del personalismo che ne ha fatto il campione dell’anti-politica – riescono ad aumentare il loro carisma personale, e virtualmente le dimensioni di quella parte del loro seguito politico che fa di tale scorciatoia informativa l’ago della bussola della sua scelta elettorale.
[1] Silvia Leonzi, La Fiction, Ellissi, Napoli, 2005, p. 77.
[2] Dorothy Hobson, Soap opera, Wiley-Blackwell, New York, 2003, p. 74.
[3] http://www.repubblica.it/politica/2010/09/05/dirette/mirabello-6777714/