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ComunicArte

Seboo Migone alla Fondazione Cerere: tra sogno e realtà

di MADDALENA RINALDI (24 03 2010)
Fondazione Cerere, Apologies, oil on canvas cm 200x280 2008 di Seboo Migone

La mostra del pittore Seboo Migone negli spazi della Fondazione pastificio Cerere è stata un’iniziativa voluta dalla fondazione Nando Peretti, sostenuta  dalla sua presidente Elsa Peretti. E’ un segnale di condivisione, con la fondazione Cerere ed il suo presidente Flavio Misciattelli, di un particolare approccio alla promozione degli artisti. Una consapevole importanza riconosciuta alla salvaguardia di un luogo storico e denso di significati stratificati, quale quello della Fondazione Cerere.

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In luogo storico e  denso di stratificazioni significanti, gli spazi della Fondazione Cerere simbolo, da sempre, della nascita di nuove forme di espressione artistica come quelle del Gruppo di San Lorenzo degli anni Settanta, è in corso la personale di Seboo Migone, “Carta d’identità degli stati d’animo”.

Dai natali romani, classe 1968, Seboo Migone vive e lavora tra Londra e la Val d'Orcia.

Artista attratto dalla forza del regno della metamorfosi dove i paesaggi naturali si intrecciano alle geografie della psiche, Seboo Migone, ha concentrato la sua pratica nella definizione di uno stile proprio.

La sua ricerca estetica ha ben presto tracciato la sua strada soffermandosi sull’indagine di quello che definiamo “terrain vague”. Le sue opere sono delle “grandi conversazioni con se stesso, dei soliloqui” come li definisce il curatore Alan Jones.

 Le sue sculture, così come i suoi dipinti ed i suoi disegni, non rappresentano, ma alludono a forme, figure e personaggi. Le sue forme non sono date mai in maniera definitiva, come se non volessero definire una volta per tutte il soggetto nel tempo e nello spazio, ma lasciargli la possibilità di un’apertura, di una trasformazione continua. “Nelle mie opere c’è del mostruoso - spiega Seboo - un’ibridazione tra umano e animale che si pone come una celebrazione di questa metamorfosi, che è la condizione di vita dell’uomo, in cui risuonano note del paesaggio e del non umano”.

Le sue opere stanno a significare il processo creativo che si genera nella nostra mente, come se fosse un messaggio trasmesso in loop, in cui immagini reali, ricordi passati e suggestioni del modo esterno si combinano  e ri-combinano all’infinito.

Traggo la mia ispirazione dal paesaggio che osservo vicino Siena, dove vivo, in Val D’Orcia, ma anche da alcune foto. Soprattutto quelle dei miei bambini che hanno ispirato alcune sculture, quando ho vissuto lontano da loro.  In questo modo era come se li sentissi più vicini, era un modo per vivere le loro emozioni”.

Attraverso le sue opere Seboo entra in comunicazione con se stesso, con le sue idee e con i suoi pensieri tessendo la trama di un discorso complesso e fortemente suggestivo. Una sovrapposizione stratificata di segni, l’opera di Seboo, che esplode in una composizione di esilarante chiarezza.

 Paesaggi, nature morte, figure umane ed animali, si avvicendano quindi nei suoi lavori e danno origine ad insolite combinazioni e a scenari visionari. Sono circa una decina le opere esposte, principalmente recenti.

Il percorso della mostra parte con l’esposizione delle statue dell’artista: in piccole dimensioni, le opere plasmate mediante la fusione del bronzo a cera, introducono al  suo lavoro mostrandone immediatamente una delle sue peculiarità: l' idea del non finito e dell’aforme.

Così nei suoi disegni scuri di piccole dimensioni, Seboo sceglie di non far emergere la forma rappresentata in maniera del tutto nitida. Al nero delle piccole sculture ed al grigio scuro dei disegni a carboncino si contrappongono, i colori sgargianti delle grandi tele ad olio.

I suoi dipinti di grandi dimensioni , “The time machine”, 2008 (205x305 cm); “Donkey”, 2008 (200x300); “A pirat flag”, 2008 (200x315), creano un grande effetto di suggestione nello spettatore che ne viene avvolto dai forti colori accesi i quali sembrano uscire e rompere la cornice del quadro, invadendo l’intera galleria. Di chiara derivazione Espressionista americana, per dimensioni e colori, infatti, i dipinti di Seboo alludono allo sconfinamento dell’immagine al di là dello spazio, sia fisico, sia mentale. Le opere che non ritraggono in maniera definita nessuna forma, sono sovrapposizioni di strati cromatici, stesi con una campitura piatta ed una pennellata larga e volutamente sbavata. L’immagine della memoria proiettata sulla tela si trasforma a causa delle molteplici suggestioni che intervengono nella mente dell’artista, il quale volutamente traccia dei segni sulla tela che  non rappresentano, ma alludono ad oggetti, pensieri, emozioni.
 

Se ho un’idea o se vedo una cosa, il mio primo pensiero è dimenticarla” , spiega Seboo. Ricordi lontani e percezioni immediate, le sue opere rievocano immagini e sensazioni che, pur sembrando familiari, sfuggono al nostro controllo e ci lasciano in bilico tra la dimensione dell’inconscio e quella della consapevolezza, tra sogno e realtà.