ComunicArte
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“17.00”, “19:30”, “00:00”, queste alcune delle sculture in mostra che, come corpi nel tentativo di liberarsi dalla materia in cui sono imbrigliati, sembrano ostentare tutta la tensione e la forza dell’azione bloccata, costretta all’immobilità della forma.
Ultimi giorni visitare per la mostra “En Touchant” nella Galleria 291 Est (dall’omonima sede espositiva newyorchese del 1905, fondata dal fotografo americano Alfred Stieglitz) nello storico quartiere di San Lorenzo a Roma. Ultimi, ma giorni che potrebbero rivelarsi fondamentali per una mostra il cui aspetto muta giorno dopo giorno.
Le opere di Gionatan Salzano, nella cui ricerca artistica la materia diviene pretesto e luogo di un approfondimento interiore a volte dai toni mistici, sono sculture in trasformazione sotto l’azione improvvisa del tempo e degli spettatori.
L’artista ha realizzato sei delle sue sculture in mostra durante l’inaugurazione dello scorso 27 novembre, coinvolgendo il pubblico a prendere parte all’atto creativo. Il singolare incontro tra artista e spettatori e l’inevitabile contaminazione dei ruoli che ne è conseguita, ha dato vita ad un metamorfico plasticismo in continua evoluzione per tutto l’arco della serata. All’incessante evoluzione delle sculture, plasmate con l’argilla cruda, è stata imposta una “permanenza” dall’artista che, in momenti differenti, ha bloccato la metamorfosi delle sculture fissando l’argilla con una colata di cera.
Istanti in cui l’incessante divenire si è fermato. Attimi, la cui registrazione nello scorrere del tempo ha dato il nome a ciascuna delle sculture, a seconda dell’orario in cui ognuna è stata ultimata.
“17.00”, “19:30”, “00:00”, queste alcune delle sculture in mostra che, come corpi nel tentativo di liberarsi dalla materia in cui sono imbrigliati, sembrano ostentare tutta la tensione e la forza dell’azione bloccata, costretta all’immobilità della forma. Sono come corpi addormentati, paralizzati in pose e palpiti differenti da cui trapela la spinta metamorfica a cui la cera ha imposto un freno.
“Al tocco l’opus appare meraviglia…” si legge in un passo sulla parete della Galleria, “toccami per conoscere…” in un altro, il visitatore è così accompagnato nell’esposizione ed è coinvolto nella creazione dell’opera. Infatti, accanto alle sei sculture, ormai ferme in un preciso istante che rimanda alla serata inaugurale, la mostra, dal sobrio ed elegante allestimento, espone altre opere che continuano a vivere ed a trasformarsi sotto l’azione del pubblico, e del tempo.
Opere che acquisteranno una forma definitiva solo al termine dell’esposizione, prevista per il 4 dicembre. Giorno in cui alcune assumeranno su di esse l’azione combinata del tempo e dell’intervento del visitatore che vi avrà lasciato segni ed emozioni, altre invece mostreranno solo le tracce di una presenza materica ormai in frantumi. Come l’opera “Senza Titolo”, creta su lastra di rame, che accoglie lo spettatore appesa ad una della pareti all’ingresso della Galleria. Di essa, infatti, non resterà che la traccia nera lasciata dall’argilla caduta sotto la forza di gravità, via via che la fase di essiccamento sarà completata.
A pochi giorni dall’apertura della mostra, lo spettatore puo’ già osservare il crescente cumulo dei resti a terra, sul pavimento della Galleria, ed immaginare la forma originaria dell’opera osservandone la traccia lasciata dal passaggio della creta sul rame.
Non resta dunque che attendere la chiusura del 4 dicembre, presso la Galleria 291 Est in via dello Scalo di San Lorenzo, 45 per godere di una fruizione delle opere, compiutamente.