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Intrattenimenti

Donne, scandali e terre promesse

di GIOVANNI PRATTICHIZZO (11 02 2009)

Viaggio nell’Italia che si dispera..nell’Italia che si innamora…(quarta puntata)

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Cosa resterà degli anni Ottanta cantava Raf nell’edizione del festival dell’89 dal palco un pò ingeneroso del Festival di Sanremo, al decennio che stava per finire. Si tratta, in effetti, di un periodo concitato; l’Est dell’Europa trema, l’illusione edonistica osserva sconsolata le sue ceneri dopo il clamoroso crollo di Wall Street (ottobre 1987), i drammi dell’ecologia riempiono le pagine dei mass media e le conversazioni quotidiane.

 


“Cosa resterà degli anni Ottanta” è in effetti una domanda che sono in molti a porsi, e altrettanti, soprattutto tra i più giovani, cominciano a farlo proprio grazie alla scelta coraggiosa dell’artista pugliese di portare questo pezzo, così inquietante e difficile, in gara alla kermesse ligure. Dove arriva quindicesimo.

Del Festival di quel decennio rimane, probabilmente, la voglia e l’interesse di rilanciare una manifestazione dopo il buio degli anni Settanta.  

 

La “rinascita" del Festival di Sanremo, con il ritorno in gara dei big della canzone Italiana e l"intervento degli ospiti internazionali, assegna un qualcosa in più alla manifestazione, che ritrova il suo ruolo e la sua missione, imponendosi come l’evento più importante e seguito dal gran pubblico..
Nel 1981 la Rai, ancora sconvolta dall’exploit “Benigni”, chiede a Troisi delucidazioni sul suo intervento previsto nell’ultima serata del Festival. Gli argomenti che il comico vuole affrontare vanno dal terremoto in Irpinia alla religione passando per la politica. I dirigenti Rai decidono di ridurre i suoi tempi e lui si offende rimanendo in albergo, senza partecipare alla trasmissione. Molte le belle canzoni di quella edizione: “Sarà perché ti amo” (Ricchi e Poveri), “Per Elisa” (Alice) “Maledetta primavera" della validissima Loretta Goggi (classificatasi al secondo posto), la splendida "Ancora" di De Crescenzo e poi "Roma spogliata" di Luca Barbarossa (al suo debutto).
Al Festival dell’82 arrivano al secondo posto in coppia per la prima volta Al Bano e Romina Power con la canzone "Felicità", scritta da Ivano Fossati. Conduce ancora Claudio Cecchetto. Il primo scandalo arriva dal settimanale "Tv sorrisi e canzoni", che, come ogni anno, pubblica i testi delle canzoni e mette in copertina Riccardo Fogli, probabile vincitore. E alla fine vince lui!!
Con strascichi di polemiche e accuse di corruzione alla giuria. Due grandi debutti da segnalare in questa edizione. Innanzitutto un ragazzo dell’Emilia, vincitore di Castrocaro, che di nome fa Adelmo ma in gara vuole essere chiamato Zucchero Fornaciari, con una melodicissima "Una notte che vola mia". Arriva in finale ma senza il successone che gli verrà anni dopo e lo porterà ad essere uno dei più bravi ed entusiasmanti blues-man internazionali. Sul palco arriva anche un ragazzo, già famoso nei bassifondi musicali, che impersona la figura del maledetto, con uno sguardo perso nel vuoto. È Vasco Rossi con una bella e coinvolgente canzone “Vado al massimo” bocciata senza appello dalle giurie. Vi è da segnalare l’esordio di Mia Martini con una canzone straordinaria, che lei interpreta come sempre in maniera magnifica, "E non finisce mica il cielo", vincendo il neonato premio della critica (cioè il voto dei giornalisti che votano di solito la canzone più impegnata e che, dopo la scomparsa prematura di Mia, verrà detto "premio Mia Martini").
Nel 1983, mentre il mondo della televisione è sconvolto dalla vicenda processuale di Enzo Tortora, Tiziana Rivale vince la 33ª edizione del Festival con “Sarà quel che sarà”. Tutti i cantanti si esibiscono in playback e sono protagonisti di un nuovo concorso, lanciato dal Totip, e denominato “Cantanti e vincenti”, dove il pubblico vota i cantanti preferiti.
 La novità assoluta è rappresentata dalla trasmissione in Radiostereofonia; in pratica abbassando il volume della TV, e sintonizzandosi sulle frequenze radiofoniche di Rai Stero Due si potevano ascoltare le canzoni del Festival. Tra i bocciati c"è un autore di 36 anni che, dopo una lunga gavetta, partecipa al festival con la canzone “1950”: si tratta di Amedeo Minghi. Ultima e clamorosa, infine, la presenza di Vasco Rossi, non compreso al penultimo posto, con "Vita spericolata", l"inno di un certo tipo di gioventù, che decreterà a lui e alla canzone il successo mondiale. Non avendo soldi il cantautore dorme per due giorni in una roulotte!
A presentare il Festival targato 1984 un grande Baudo con l’esordiente Elisabetta Gardini. Per la prima volta al Festival accade un fatto insolito: l’inizio della prevaricazione dell’immagine televisiva e dello spettacolo sulle canzoni…
Vincono Albano e Romina Power con “Ci sarà”, al secondo posto Toto Cutugno con “Serenata” e al terzo Christian con “Cara”… Grande successo per Fiordaliso con “Non voglio mica la luna”. Nel corso della prima serata circa 2000 metalmeccanici dell"Italsider manifestano davanti al Teatro Ariston contro la minaccia della chiusura dello stabilimento di Genova. Il presentatore, ribattezzato “Super Pippo”, chiama sul palco una rappresentanza di questi (con tanto di cappello giallo in mano), che spiegano le loro ragioni al pubblico televisivo. Il festival diviene termometro del Paese e racconto di una società in evoluzione. Nella sezione "giovani" vince un ragazzo molto timido ma con una voce originale. All"inizio nessuno lo nota ma dopo la sua vittoria, con "Terra promessa" (inno ai giovani della sua generazione), diventa un personaggio a tal punto che al ritorno a casa è bloccato in Autogrill da un gruppo di fans.  Si tratta di Eros Ramazzotti che da lì avrebbe raggiunto il successo mondiale.
Il 1985 è l’anno della conferma di quegli artisti che rappresentano oggi la musica leggera italiana: Eros Ramazzotti (con “Una storia importante”), Anna Oxa che stupì la platea italiana con un brano di Roberto Vecchioni dal Titolo "A lei" (dove scendendo una scalinata tolse uno spolverino rimanendo inguainata in una tuta rossa che non lasciava molto all"immaginazione...) e poi la riscossa di Zucchero con "Donne". Sul palco dell’Ariston arrivano i Duran Duran e gli Spandau Ballet, i due gruppi del momento. L’edizione è vinta dai Ricchi e Poveri, mentre al secondo posto si piazza un giovane ragazzino messicano, Luis Miguel, sconosciuto ai più che, dalla potenza della canzone "Noi,ragazzi di oggi", si toglie la cravatta mentre canta sul palco.
 

 
 
 
Peccato che di lui, dopo il Festival, si siano perse le tracce…Una sorte che sembra confermare quanto dichiarato quell’anno da Fabrizio De Andrè: quello che mi disturba del Festival è che non serve quasi mai ad aiutare un talento, ma troppo spesso a fabbricare illusioni.... Nonostante tutto il figlio Cristiano partecipa, tra le nuove proposte, con “Bella più di me”…
Mentre l’Italia è minacciata dalla nube radioattiva di Chernobyl il vero scandalo dell’edizione ’86 è rappresentato da Loredana Bertè che arriva sul palco dell’Ariston con una finta pancia da "mamma" e con un gruppo di ballerine ancheggianti. Vince Eros Ramazzotti con “Adesso tu”; mentre il secondo posto va a Renzo Arbore con “Il clarinetto”: testo giocato tutto sui doppi sensi.
Il rock entra con forza nel festival di Sanremo dando vita alla struttura Palarock (una costruzione a forma di nave, su una collina di Sanremo, dove cantano gli ospiti) dove arrivano grandi nomi come Bob Geldof, creatore di "Live Aid", e gli Europe che hanno conquistato il pubblico con la loro “The final countdown”. Nonostante tutto ciò a Sanremo ’87 trionfa l’italianità con la vittoria del trio Morandi- Tozzi – Ruggeri. Si narra che il testo “Si può dare di più” sia nato nel corso di una festa natalizia nella Villa di Caterina Caselli, diventata poi una delle più importanti produttrici discografiche. La canzone fu scritta da Raf, Marco Masini e Bigazzi. La Mannoia si conferma grande interprete, portando un bellissimo pezzo di Enrico Ruggeri, "Quello che le donne non dicono".
Alle ore 23.10 di sabato 7 febbraio, nel corso della serata finale del festival, il presentatore Baudo, annuncia in diretta dal Teatro Ariston, la scomparsa prematura di Claudio Villa all"età di 61 anni.Villa "muore" al Festival, posto dove è "nato", facendo notizia ancora una volta.
Il festival conferma il suo essere tradizione con la vittoria nell’88 di Massimo Ranieri e il suo “Perdere l’amore”. A presentare l’evento troviamo Gabriella Carlucci e Miguel Bosè. E" trionfo tutto italiano anche durante gli Oscar del cinema con "L"ultimo imperatore " di Bertolucci. Ritornano i comici come Beppe Grillo. Questi, bandito dalla Rai per aver dato dei ladri ai socialisti, sventaglia l"assegno datogli per partecipare a questa edizione di Sanremo, dice che per un offesa ai socialisti gli si da una penale di tremila lire, poiché i politici contano poco… poi in conferenza stampa, dice che non vuole avere limiti ma non offenderà Maffucci (il direttore della Rai) poiché più lo offende e più lui sale di grado. Alla fine il comico genovese è trainato da una fune.
Gli anni 80 si stanno spegnendo, all’orizzonte si intravede la caduta del muro di Berlino e l’ingresso dell’Armata Rossa in Ungheria e Repubblica tedesca. I paninari, i figli di papà e i dark rock sembrano nascondersi dietro le potenze vocali di Leali e Oxa e del loro “Ti lascerò”. Ma vera vincitrice morale del festival è Mia Martini che canta sai la gente è strana prima si odia e poi si ama... Mimì è tornata. Nel 1989 il festival ha un nuovo organizzatore Adriano Aragozzini e, nonostante la partecipazione di star di prima grandezza del firmamento musicale italiano come Ornella Vanoni, Gino Paoli, Enzo Jannacci, Piero Carosone e Fred Bongusto, non decolla.
Molte le polemiche legate agli sketch di argomento religioso proposti dal trio comico Marchesini – Lopez – Solenghi (L’Osservatore Romano scriverà “la comicità del trio è stata becera, stupida e triviale). Quasi 17 milioni seguono la prima serata della manifestazione.
Gli anni novanta si aprono con il ritorno dell’orchestra e l’abbinamento tra cantanti italiani e stranieri. Prime polemiche relative ai costi del festival (pare ammontino a undici miliardi). Vincono i Pooh, annunciati trionfatori. Alle loro spalle il solito Cutugno. Vanno fortissimo Mietta e Amedeo Minghi con una “Vattene amore” che rimarrà nella storia soprattutto per il verso è “”trottolino amoroso du-du-da-da-da”…Nel frattempo il PCI diventa PDS, la Germania vince Italia ’90 anche se Totò Schillaci e Roby Baggio fanno sognare gli azzurri…
A seguire la finale del festival non ci sono “uomini soli” ma 14 milioni di spettatori con uno share del 76,26%... Rimarrà nella storia come l’edizione del festival più seguita…