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Intrattenimenti

La libertà del giornalaio

di GIOVANNI PRATTICHIZZO (14 07 2008)

Funari e la comunicazione politica

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La libertà, celebre canzone di Gaber, dice “voglio essere libero, libero come un uomo”. Credo che sia il verso più adatto a raccontare la vita di Gianfranco Funari. E il suo modo di comunicare.

 
Ultimo testimone di libertà e intelligenza. Un “giornalaio”, come amava definirsi, mai accomodante con il Palazzo.
Funari ha nello stesso tempo partorito la tv della rissa e la politica della critica. Ha sempre conservato quella libertà di denunciare, reagire e raccontare i fatti solo come stanno, sapendo distinguere quest’ultimi dalle opinioni.

Con il suo stile dissacrante e canzonatorio è stato l"inventore, in qualche modo, della Tv urlata, gridata, quando i politici, spesso ospiti delle sue trasmissioni, davano il "meglio di sé"  sollecitati proprio dal conduttore.
In un tv, come quella di oggi, dove la politica è esclusivamente salotto, il merito di Funari è stato quello di aver combattuto sempre il politicamente corretto innovando il linguaggio televisivo.
Per far comprendere la politica alla gente, l’intuizione fu quella di portare il pubblico da coreografia immobile a protagonista delle narrazioni televisive. Anticipando quell’idea, oramai condivisa, della tv come grande arena pubblica. Una televisione che andava sostituendo i tradizionali luoghi della politica e della socializzazione.
Con le sue tribune, Funari ha compiuto un gesto che nessun giornalista tv aveva mai osato: costringere i politici a comunicare in modi comprensibili. Con piccole interruzioni del tipo «scusi, non capisco », «vuol ripetere per favore»,  Funari ha smascherato il politichese, un sottocodice che permetteva al politico di dire tutto e il contrario di tutto senza mai rischiare di andare incontro a responsabilità concrete.
Si era reso conto che per rendere la comunicazione politica credibile era necessario rivolgersi al basso, democratizzandola. Diceva sempre che “per essere eccezionali bisogna mascherarsi da normali, abbassarsi al gradino più basso, corteggiare senza pudore le casalinghe”. Una frase che rappresenta il cuore della televisione generalista come strumento che può produrre consenso attraverso la banalità che si ritrova sia nell’uso dei luoghi comuni che nel trasformare la politica nella più bassa di forma di spettacolo solo per ottenere conferme.
Quando vediamo in tv due o più politici che litigano e alzano la voce, o personaggi vari nell"Arena di Domenica in o in quella simile della Perego su Buona Domenica non si può non pensare alle sue imperdibili tribune quotidiane su Raidue e a quella tensione da bar sport che poteva sfociare in rissa da un momento all"altro.
Alcuni hanno paragonato questo modo di raccontare il palazzo e la vita parlamentare come un’antipolitica ante litteram.
 In realtà, il suo unico obiettivo è stato quello di combattere contro la mediocrità e l’omologazione. Sempre consapevole di non resistere a quell’idea di libertà.