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Con la china in testa

Uno sguardo sull’Islam tra cinema e fumetto

di CRISTINA GRECO (17 06 2009)

Uno sguardo sull’Islam tra cinema e fumetto.
 

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Viv@voceweb -2007

 
Uno sguardo sull’Islam tra cinema e fumetto.

L’altro Islam

La creatività come spazio di dialogo tra Islam e Occidente.

 

In questi ultimi anni, come immediata e costante reazione all’11 settembre, l’Islam e il terrorismo sono stati vincolati l’un l’altro in maniera imprescindibile e adottati come temi strategici all’interno dell’agenda dei media. Di pari passo l’attenzione si è concentrata sull’impatto che l’idea dell’Islam, come culla del terrorismo, ha avuto e continua a mantenere sui paesi occidentali. È mancata però una pur se piccola considerazione della controparte, la stessa società araba e delle conseguenze che il terrorismo ha avuto su questa. Tuttavia, in questi anni, piccole e medie voci hanno portato alla luce il tema degli attentati, delle relazioni tra Oriente e Occidente e cosa ancor più importante, un altro Islam, con l’obiettivo di aprire porte di dialogo sulle quali possano incontrarsi, a ridosso della soglia, culture apparentemente differenti, per mezzo della forza espressiva di musica, cinema, fumetto  e altre forme d'arte. Sono queste le chiavi di lettura in grado di consolidare, o quantomeno avviare, un processo di scambio e confronto che si muove verso l'orizzonte interculturale. Tutto tramite l’opera di autori lungimiranti, in grado di guardare al di là del cosiddetto “conflitto tra civilità”. Il “Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina” di Milano, iniziativa esemplare in tal senso, ha lo scopo di facilitare processi di conoscenza reciprova tra diverse culture, dando voce direttamente agli individui che a queste appartengono. Nel 2007, infatti, nell’ambito della rassegna “Musalsalat e terrorismo sugli schermi arabi”, il Festival ha dato spazio a produzioni, non solo cinematografiche, ma anche televisive provenienti dall’Egitto, dalla Siria e dalla Tunisia, i cui autori, mediorientali e nordafricani, hanno inserito nei loro soggetti il tema del confronto tra l’Islam e l’Occidente, toccando le tematiche del terrorismo e dei suoi effetti sulle società arabe. Le fiction televisive (Musalsalat) hanno portato sulle tv satellitari dei paesi del Medio Oriente e del Golfo, problematiche scottanti ritenute tabù per alcuni e strumentalizzate da altri. Come “Dam el Ghazal” del regista egiziano Mohamed Yassin, volto a cercare di comprendere le motivazioni personali e sociali che spingono gli individui ad accostarsi all’integralismo islamico.

Giunto, invece, nelle sale cinematografiche italiane, è “Silenzio tra due pensieri” del giovane iraniano Babak Payami. Dopo aver aggirato l’ostacolo imposto dalla confisca dei negativi in pellicola da parte delle autorità iraniane, il film, presentato a Venezia nel 2003, ha raggiunto le sale cinematografiche italiane nel 2005, grazie all’aiuto dell’Istituto Luce. Anche se di nicchia, il film ha messo in scena i problemi di un Islam fondamentalista e i pericoli dell’integralismo, ma non soltanto questo. Lo sforzo dell’autore ha portato alla visione di un Islam diverso, osservato da un altro punto di vista, mosso dall’amore verso le tradizioni e verso il popolo cui appartiene.
Dello stesso avviso è la fumettista iraniana Marjane Satrapi. Il suo Persepolis ha raggiunto tutto il mondo fino ad avvalorare la sua esistenza anche tra le proiezioni di Cannes, nel 2007. Il film di animazione autobiografico, uscito nelle sale Italiane a febbraio 2008, nasce dal fumetto che porta in sé un messaggio, quello di non stigmatizzare il "musulmano" per non renderlo un concetto vacuo, meglio soggetto agli attacchi. Primo fumetto iraniano mai realizzato, si è imposto, sin dall’inizio,  come un successo di ampio respiro, quando nel 2000 fu pubblicato per la prima volta in Francia. Il racconto dell’infanzia e dell’adolescenza dell’autrice si accompagna alla critica, prima infantile anche se pungente, poi matura e decisa, di un Islam che soffoca e nega i diritti umani. Tuttavia, emerge l’altra faccia, quella di chi crede, nonostante le tensioni del luogo, nelle libertà individuali. Marjane Satrapi ci invita a guardare al di sotto dell’Islam, chiedendo al lettore occidentale di fare una riflessione distaccata dalle convenzioni imposte circa l’argomento. La Satrapi segue il filone di autori come Joe Sacco, Zograf, Art Spiegelman e altri che hanno deciso di cedere la propria arte al servizio della verità e dell’espressione di voci altrimenti inascoltate. Art Spiegelman, fumettista americano figlio di ebrei polacchi sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti, ad esempio, nel suo “L’ombra delle Torri”, in cui parla della crisi post-11 settembre, sottolinea la paura e la diffidenza dell’occidente nei confronti del mondo islamico, ma lo fa attraverso i modi del discorso ironico, suggerendo di andare oltre la visione stereotipata suggerita dai media.
Un altro Islam quindi si affaccia cauto, ma non silenzioso, riflessivo ma deciso a comunicare la sua vera entità. Il cinema arabo, come tutto il repertorio artistico al quale ci riferiamo, guarda ai propri problemi con occhio sensibile e chiede che sia fatto altrettanto da parte dell’Occidente. Purtroppo non tutta la produzione artistica arriva sul nostro mercato, solo un numero esiguo riesce a giungervi. Eppure, questo ristretto numero è spunto essenziale di crescita verso una comunicazione interculturale.
L’impiego della creatività non è soltanto la via della libertà di espressione su questioni che altri media tendono a filtrare, ma è anche il modo più trasparente per consentire di ascoltare cosa ha da dire chi è al centro del mirino.

 

Cristina Greco