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Comunicando

Se la privacy copre il giornalismo cortigiano

di MARIO MORCELLINI (22 05 2009)

Il caso Lario-Berlusconi e la "libera informazione"

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La vicenda di Veronica Lario entrerà nei manuali di diritto dell’informazione, come esempio dei vizi e delle virtù del giornalismo di fronte alla privacy e al potere.


A ondate, ma sempre sulla base di specifici interessi, c’è chi si alza in piedi a chiedere tutela e rispetto per i confini della vita privata. Parole emozionanti, se non avessimo in memoria il veleno e il prurito che, a parti rovesciate, testate del centrodestra hanno esibito poche stagioni fa sulla vicenda di Sircana. Era il portavoce di Prodi. Come non ricordare quella prima pagina del giornale di famiglia del premier che così gridava: “Abbiamo le foto, voi non potete vederle”, protestando contro la censura di non poter pubblicare “gli scatti che servivano a ricattare Sircana”.
Fin qui però la situazione è scontata: è difficile non ammettere che è aperta in Italia una questione di libertà e di stile dell’informazione. La novità sta nella presa d’atto che c’è meno pudore che in passato ad usare qualunque caso per schierarsi e rendere servigi: basti pensare al riserbo dei tg Mediaset per un tema su cui non avevano manifestato la stessa ipersensibilità, fino all’infamia di pubblicare le vecchie foto di nudi di Veronica, denunciata anche dal teologo Gianni Gennari. Serve un esame di coscienza: qualcuno crede davvero che sarebbe stato possibile gestire in privato un dissenso familiare con un uomo che, sempre e sfrontatamente, sceglie la dimensione pubblica? E farlo nel cortile italiano dei giornali, abituati ad aprire dibattiti sui limiti di fronte a cui fermarsi e intanto a sparare comunque titoli in prima pagina?