Nel racconto del terremoto si avvicina il punto di svolta. La vertenza dei primi giorni consisteva anzitutto nella capacità e forza di rappresentazione, ma è il momento di contestualizzare gli eventi e di spiegare quella parte del disastro che dipende dagli uomini
e dalle loro contraddizioni.
Nell’imprevedibilità dei terremoti, c’è una serie di criticità che già comincia a dar corpo ad
un’inedita capacità di inchiesta del nostro giornalismo. Ed è attraverso la rete che la domanda per un giornalismo di qualità si fa più forte e visibile. Un’informazione che rischiava di rigonfiarsi di gossip e soft news si è brillantemente messa alla prova, non
solo nel racconto del dolore ma anche nella critica alle passate classi dirigenti e all’etica degli affari nei decenni del boom delle costruzioni e dei furbetti dell’edilizia. È l’indizio convincente che la cultura dell’inchiesta non era smarrita, ma seriamente messa a
rischio da un clima culturale di ripiegamento e di compiacenti silenzi. È un passaggio importante del nostro sistema di informazione:nei momenti di crisi e diansia collettiva, nulla è più deleterio di un giornalismo trionfalistico ed edulcorato. Ma la storia recente evidenzia che c’è un momento in cui il racconto giornalistico del disastro entra in crisi:quando si spengono i riflettori e l’ansia di ricostruire non conquista più le prime pagine. Dobbiamo
lavorare perché questo limite,umanamente e professionalmente comprensibile, sia elaborato per tempo: meglio qualche racconto in meno oggi, se invece ci si prepara a raccontare il difficile ritorno alla normalità.
Solo così l’informazione potrà vincere davvero la campagna d’Ab r u z z o.
Pubblicazione articolo
Professor Morcellini, questo articolo è stato pubblicato altrove prima che su questo blog?
Si, mi capita di scrivere
Si, mi capita di scrivere per diverse testate. In questo caso, se non ricordo male, deve essere uscito prima su D News
il perchè della mia domanda
grazie per la precisazione professore.
La mia domanda nasce dal fatto che non sia pratica comunemente ben vista il copincollare contenuti pubblicati su altri canali in un blog. Per una questione di trasparenza i contenuti già pubblicati (interamente o parzialmente) qualora si volessero ripubblicare andrebbero contrassegnati con chiari riferimenti al fatto che non siano originali.
Copiare incollare se stessi?
Personalmente credo che un autore sia legittimato a proporre sul proprio blog un suo intervento già edito in altri spazi, soprattutto se questi sono cartacei e dunque privi della possibilità di botta e risposta con i lettori. L’autorialità se libera e senza committenti consente di riproporre il proprio pensiero e non intacca la trasparenza e l’originalità. Viceversa contrassegnare ogni post “con chiari riferimenti” alle pubblicazioni precedenti può rappresentare un'autocelebrazione. Yes, we blog http://www.comuniclab.it/41517/we-blog a non prendetela male se preferiamo la sostanza alla "pratica ben vista".
Giusto, ma...
Sì Stefania, è vero, ognuno utilizza il medium a proprio piacimento avendo l'autorizzazione a disporre come meglio crede dei contenuti che vuole proporre.
Non viene intaccata l'originalità del messaggio, viene però male interpretato lo specifico del mezzo e il valore aggiunto che potrebbe offrire. Mi rendo conto che una valutazione del genere possa essere ritenuta soggettiva, ma è un rischio implicito nel fatto che non esista un'autorità che certifichi usi corretti/scorretti o peggio leggittimi/illeggittimi del mezzo. (e meno male aggiungerei : ) Allo stesso modo ciò non ci impedisce di attribuire giudizi sulle pratiche.
Frequentando assiduamente i blog si percepiscono regole non scritte, prassi condivise, condizioni tacite orientate a un utilizzo trasparente del mezzo. Nel caso non ci intendessimo sul concetto di trasparenza provo ad associargli altri tag: chiarezza, tracciabilità, onestà.
Su un blog non riporto ciò che scrivo per una testata giornalistica senza chiarire la provenienza del testo perché immagino un rapporto diverso col lettore rispetto alla pubblicazione su un sito statico o un repository documentale. Perchè? Perchè altrimenti tanto varrebbe aprire un sito di quel tipo. Trascurare quelle che potrebbero sembrare regole opinabili significa non prendersi i vantaggi di un medium che è in questi "dettagli" che trova la sua massima espressione di valore e segna una forte discontinuità dai modelli di comunicazione mediata dal computer ormai sorpassati.
Se su un blog non immaginiamo di parlare alla pari con i nostri lettori cosa vogliamo farci? Rendere sempre chiaro ciò che sto dicendo non è forse una buona pratica per un buon comunicatore anche a prescindere dal mezzo volendo? Ecco, sui blog funziona così, sono tanto più interessanti quanto più permettono un confronto il più possibile chiaro e trasparente.
Riportare materiali scritti altrove e per un'altra audience senza esplicitarlo mi informa del fatto che l'emittente ha scarso interesse a dialogare con me.
Beninteso, ognuno in casa propria fa quello che vuole. Sull'interesse di quello spazio e dell'interazione che vorrebbe attivare (ammesso che voglia farlo) poi possiamo discuterne, la mia considerazione verte su questo.
una precisazione
Mi era sfuggita la frase: "contrassegnare ogni post “con chiari riferimenti” alle pubblicazioni precedenti può rappresentare un'autocelebrazione."
il rischio è legato imho a una scarsa conoscenza dell'ambiente, mi pare anzi stiamo parlando di una peculiarità distintiva, quasi costituente la "grammatica" dei social media. Stiamo parlando di messaggi copincollati eh, non di rimediazioni. In relazione a quest'ultimo caso* stiamo tra l'altro assistendo al proliferare di sistemi di "quoting" efficaci ( http://clipmarks.com per dirne uno), non si tratta di celebrazione ; )
* che non è portatore della stessa logica (di replica) ma aiuta a chiarire uno specifico culturale che in qualche modo interviene in queste interazioni.