Toglieteci tutto ma non il filesharing
Toglieteci tutto ma non il filesharing

Rete e giustizia. Sono giorni di protesta e il web non ne è immune. Il caso Megaupload, la censura e la vendetta di Anonymous. Possiamo solo sperare che ci resti almeno la libertà dei lunghi viaggi in rete.
La religione del file libero ha subito un brutto colpo. Gli innumerevoli adepti piangono per il destino di Megaupload e Megavideo. «FBI-Antipiracy warning» è tutto ciò che compare sulla pagina dedicata al sito da giovedì 19 gennaio. Perdete le speranze voi che accedete: la certezza di esaudire ogni desiderio cinefilo, e non, col videosharing è svanita con l'arresto di Kim Schmitz e il triste annuncio delle autorità sulla pagina del sito.
L'evento ha scosso tutto il web ma non fermerà gli internauti decisi a difendere la libera circolazione dei file.
Censura e diritti d'autore. La chiusura del sito di filesharing si verifica in un clima già teso. Diritto d'autore e libertà degli internauti sono due forze contrastanti che asgiscono in un unico campo: internet. Negli Stati Uniti si è aperto il dibattito sullo Stop Online Piracy Act, la discussione che potrebbe portare all'approvazione di leggi contro la prateria on line non è piaciuta ai colossi del web. Fra i primi a contestare c'è Wikipedia che annuncia su Twitter la serrata per mercoledì 18 gennaio e invita i cliccatissimi Google, Twitter e Facebook a prendere posizione, si teme l'approvazione del SOPA perchè potrebbe portare a grosse limitazioni, alla pari di paesi come Cina e Iran. Mercoledì una fascia nera in segno di lutto con la scritta «Stop Censorship» ha invaso i loghi di Google e Facebook. La discussione è rimandata a data da destinarsi ma le tensioni, per il momento, persistono.
Chiuso Megaupload. E adesso? Appena si è diffusa la notizia della chiusura di Megaupload i seguaci del filesharing hanno manifestato segni di disperazione e solidarietà per le tristi serate senza Megavideo. Nel giro di poche ore sono nate pagine fan in tutte le lingue, un esempio su tutti è quella intitolata «R.I.P. Megaupload» con migliaia e migliaia di sostenitori.
Ma non c'è da perdersi d'animo: morto un sito, se ne clicca un altro. Subito cominciano a circolare liste di aspiranti sostituti come Videoweed e Movshare. Ma non is può dire che l'evento non abbia avuto conseguenze. E se gli hacker di Anonymous in poche ore mettono a punto la vendetta contro siti istituzionali e commerciali statunitensi, Filesonic e Fileserve, siti di condivisione di file, fanno un passo indietro. Gli amministratori si autocensurano per evitare il destino di Kim Schmitz e dei suoi collaboratori, da qualche ora sul sito Filesonic non è più possibile condividere documenti ma soltanto conservarli e gestirli per un uso personale.
La guerra tra rete e giustizia è ancora aperta. Il volto sereno di Mr Schmitz che pure rischia 50 anni di carcere e il potere di Anonymous lasciano sperare che la rete continuerà ad essere l'unico spazio di libertà che ci rimane.