Registrati | Login

Nazi-leaks: Anonymous colpisce ancora

La lista dei neonazisti

Nazi-leaks: Anonymous colpisce ancora

di MARIANNA FALSO (15 01 2012)
http://www.flickr.com/photos/thinkanonymous/5276873402/sizes/m/in/photostream/
 

Nuovo attacco di pirateria informatica. Dopo Paypal, Siria e il governo italiano, Anonymous dichiara guerra ai neonazisti tedeschi.

Gli hacker più famosi al mondo hanno sorpreso tutti con informazioni dettagliate su presunti tedeschi neonazisti. Una lista dettagliata, con nomi, cognomi, indirizzi, numeri di telefono e siti web, è stata pubblicata nei giorni scorsi sul portale Nazi-leaks, appositamente creato per mettere alla gogna i simpatizzanti del NPD (il Partito Nazional-democratico tedesco).

La Blacklist. La lista fa parte di una missione più grande, si chiama “Operazione Blitzkrieg”, ovvero guerra lampo, ed è il nuovo attacco pirata di Anonymous. Le vittime? Questa volta sono gli esponenti dell’estrema destra tedesca.

Nell’elenco pubblicato figurano 45 mila nomi, tra cui finanziatori dell’NPD, il partito estremista più volte sospettato di essere in stretto contatto con la Nationalsozialistischer Untergrund (NSU), vera cellula terrorista neonazista.

Atri nominativi appartengono invece ai clienti del negozio online del marchio Thor Steinar, specializzato nella vendita di abbigliamento nazista. Qualche tempo fa, il noto brand era stato messo al bando dall’ università di Greifswald, per aver lanciato capi di vestiario ispirati alle uniformi naziste degli anni ’30, un simbolo di riconoscimento tra i sostenitori del partito.

Nella Blacklist anche alcune firme del quotidiano Junge Freiheit, rivista ufficiosa del movimento della destra estrema, nonché fucina di intellettuali di destra. Diverse volte era stato aspramente criticato come organo di informazione proprio per le sue posizioni razziste e fanatiche, come ad esempio la costante condanna  all’islamizzazione dell’Europa. Stando ai movimenti rintracciati da Anonymous, il giornale avrebbe infatti ricevuto finanziamenti da parte dei gruppi estremisti.

Gli ultimi nomi pubblicati identificano persone legate al sito internet  “Blood&honour”, uno dei portali neonazisti più visitati al mondo.

Una guerra dichiarata. «Neonazisti, le vostre azioni incomprensibili e la vostra riluttanza ad accettare i diritti alla libertà e all’uguaglianza di ogni essere umano hanno come risultato la nascita di odio e razzismo in tutto il mondo»,  con queste parole gli Anonymous tedeschi annunciavano l’ offensiva informatica contro siti legati  all’NPD.

Diffusa lo scorso maggio su YouTube, il videomessaggio dalla voce distorta prometteva una vera caccia ai neo nazisti: «Per molto tempo abbiamo osservato le nostre preziose reti internet usate come piattaforma per ideologie stupide e dannose (…) Vi siete macchiati di diversi crimini contro l'umanità. Minacciate le persone che marciano in strada per i loro ideali, e attaccate i vostri oppositori politici calpestando diritti fondamentali come quello del libero pensiero. Questi comportamenti non possono più essere tollerati»

Strategia. I pirati di Anonymous hanno messo fuori uso una serie di piattaforme web dell' NPD, oscurate grazie alle solite strategie di tipo DDoS.

Il gruppo autodefinitosi No Name Crew (ciurma senza nome) è riuscito mettere offline oltre 25 server locali del partito Nazional-democratico tedesco, rubando le identità digitali e personali di migliaia di simpatizzanti.

Critiche. Azione illegale? Secondo gli hacktivisti rivelare i nomi dei militanti neonazisti non è affatto violazione della privacy,  ma un  atto di giustizia.

Stando a quanto pubblicato dalla Deutsche Welle, la sezione di Amburgo del collettivo Anonymous avrebbe preso le distanze dall’iniziativa, in una mail al giornale tedesco avrebbero giudicato la lista dei nomi dei neonazisti “una cattiva idea”.

Ovviamente l’estrema destra ha reagito duramente alle provocazioni degli Anonymous, minacciando azioni legali contro gli attivisti on line.
Anche il quotidiano Junge Freiheit ha dichiarato di non digerire le accuse di razzismo.

Alle minacce gli hacker hanno risposto con una risata: «non è possibile querelare un anonimo».