Tv e satira: odio o amore
Tv e satira: odio o amore
La satira è una forma libera e assoluta del teatro, un genere della letteratura e di altre arti caratterizzato dall'attenzione critica alla politica e alla società, di cui mostra le contraddizioni pur promuovendone il cambiamento. Genere della letteratura latina, prima teatrale poi solo poetico, mette in ridicolo personaggi, ambienti o costumi con toni comici o sarcastici e intenti moralistici.
Come dichiarato dal Premio Nobel Dario Fo, la satira è “nata per mettere il re in mutande” e per questo “il linguaggio della satira non può che essere virulento, sfacciato, insultante”. La satira deride, sbeffeggia, colloca il personaggio pubblico in una dimensione grottesca e pertanto necessita di un linguaggio che “non può essere elegante”. “Il teatro di satira è sempre morale (…) Basti pensare al timore, al panico che hanno avuto sempre i potenti davanti ai problemi della satira. Perché la satira in molti casi ha determinato la presa di coscienza della gente, soprattutto delle classi inferiori.
Ha fatto capire di avere il potere di ribaltare le situazioni, di avere il coraggio. Quindi, temuta”. Secondo l’attore, scrittore e comico Daniele Luttazzi, inoltre, la satira è anche un “indicatore del grado di democrazia di un paese e dà fastidio ai potenti perché ricorda i fatti e nel commentarli in modo divertente consente allo spettatore di metterli in prospettiva e quindi di comprenderli”. Egli sostiene anche che “di fronte alla mole di notizie, un autore di satira deve saper cogliere quelle rilevanti e separarle da quelle irrilevanti, che è proprio quello che non viene fatto in televisione, perché non si vuole che la gente prenda coscienza di quello che sta capitando”. Non è un caso che uno dei primi esempi del genere (inteso in senso moderno) si deve al rinomato Charlie Chaplin, che già nel 1940 diresse, produsse e interpretò il film “Il grande dittatore” (The Great Dictator), rappresentazione fortemente satirica del nazismo. A quest’opera si deve la celebre scena in cui Adolf Hitler gioca letteralmente con il mondo, prendendo a calci all’interno del suo studio un mappamondo gonfiabile, che resta la metafora più potente ed espressiva della Seconda Guerra Mondiale.
Per quanto riguarda lo stivale, sia per la capacità tutta italiana di saper ‘ridere dei propri mali’ e non prendersi troppo sul serio, sia per la condivisa origine latina con il genere, la satira ha storicamente suscitato grande interesse e appeal nei confronti del pubblico, a partire dai tradizionali show del sabato sera de “Il Bagaglino”, in cui Leo Gullotta, maestro del travestimento e del trasformismo, esclamava nei panni della timorata signora Leonida: "cchi omu!, che uomo!" dinanzi al finto Craxi e poi al finto De Mita e ancora al finto Prodi e ovviamente al finto Berlusconi, ma soprattutto al finto Andreotti, che fu il principe e il cerimoniere del Bagaglino pre-berlusconiano (tutti interpretati dal celebre Oreste Lionello, venuto a mancare lo scorso 2009). Proveniente dall’ambiente teatrale romanesco del Salone Margherita e passato poi alle grandi platee del varietà televisivo (inizialmente in Rai e successivamente su Mediaset), negli anni Ottanta “Il Bagaglino” iniziò regolarmente ad allestire spettacoli satirici basati principalmente su imitazioni e prese in giro di personaggi noti, ottenendo grandi successi di pubblico e, al tempo stesso, regolari accuse di volgarità e acquiescenza verso il potere politico. Nel corso degli anni la compagnia ha raccontato e interpretato le storie dell'attualità, della politica, dello spettacolo; tutti gli avvenimenti degni di nota, in Italia come all'estero, sono passati sotto la sua satira e i suoi accurati travestimenti: da Craxi e Tangentopoli all'ascesa di Berlusconi, dal processo Andreotti ai litigi fra Clinton e Saddam Hussein. Da allora la satira ha sempre riscosso un gran consenso tra gli spettatori, dalle performance autoriali e pungenti del trio Dandini-Guzzanti-Guzzanti (in cui i consanguinei Corrado e Sabina hanno parodiato i più noti personaggi della politica italiana, da Massimo D'Alema detto “D'Alemone” a Silvio Berlusconi, passando per Rocco Buttiglione e Romano Prodi; nonché i “Politikamon” Carlo Azeglio Ciampi, Walter Veltroni, Francesco Rutelli, Piero Fassino, Umberto Bossi, Clemente Mastella, Antonio Di Pietro, Gianfranco Fini, Fausto Bertinotti, Francesco Storace, e Francesco Cossiga in ”L’ottavo Nano”) alle più recenti esibizioni degli apprezzatissimi Roberto Benigni, ospite occasionale di varie trasmissioni (come gli eventi “Rockpolitik” di Adriano Celentano, “Vieni Via Con Me” di Fazio e Saviano e “Il più grande spettacolo dopo il weekend”, grande ritorno di Fiorello) che hanno raggiunto inediti picchi di audience in concomitanza con i suoi interventi (rispettivamente 15 milioni 625 mila con il 60,67% di share, 9 milioni 321 mila persone con il 32,02% di share e 16 milioni e 60 mila con il 61,55% di share) e Maurizio Crozza, inizialmente presente nella copertina di “Ballarò” e successivamente approdato su La7 con lo spettacolo “Italialand”, che ha realizzato nel 2011 tra il 9% e l’11,88% di share, risultato notevole per una rete che mediamente detiene il 3,71% di share. Purtroppo le emittenti televisive non sembrano valutare correttamente questi dati, poichè, soprattutto all’interno dello scenario televisivo generalista, prevalgono logiche di censura derivanti dalle influenze esercitate dalle forze politiche che, più o meno indirettamente, condizionano l’andamento dell’audience e di conseguenza la produttività delle aziende televisive. Questo vale in particolar modo per la Rai, azienda pubblica che, in quanto tale, deve la maggioranza dei suoi introiti agli investimenti pubblicitari, e, pertanto, al valore attribuito in termini di pubblici e consumatori raggiungibili attraverso determinati spazi televisivi e in relazione al successo di un determinato programma o contenuto. Pertanto, in un’ottica prettamente economica (seppur non siano da sottovalutare gli aspetti riguardanti la libertà informativa, l’etica e la trasparenza, principi cardine della democrazia di cui la satira, con relativa censura, è un forte indicatore) le più moderne teorie manageriali suggeriscono di far prevalere un orientamento al cliente piuttosto che assecondare le radicate logiche di equilibrio interno di poteri volto al mero soddisfacimento di interessi indipendenti dal rendimento aziendale o dalla produttività dei suoi programmi. Ciò vuol dire superare le logiche burocratiche e l’autoreferenzialità a favore dei criteri di trasparenza, innovazione continua e ascolto dei propri pubblici e delle opinioni che dimostrano apprezzando o meno i vari contenuti. Caso di particolare rilevanza è quello del documentario realizzato nel 2005 da Sabina Guzzanti “Viva Zapatero!”, che ricostruisce le vicissitudini successive alla messa in onda del programma satirico “Raiot - Armi di distrazione di massa”, chiuso dalla Rai dopo la prima puntata. Nel film la Guzzanti allarga il caso denunciando una situazione di censura dell'informazione in Italia coinvolgendo, tra gli altri, non solo politici di destra e di sinistra, ma anche giornalisti (quali Marco Travaglio ed Enzo Biagi) ed attori come Dario Fo e Daniele Luttazzi. Il titolo è un forte richiamo all'azione del leader socialista spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero, che è riuscito dopo la vittoria alle elezioni, come promesso, a fare una prima riforma TV slegando l'ente pubblico RTVE dalla partitocrazia e ad aprire il mercato ad altri soggetti (scatenando le violente ire dei rappresentanti Mediaset in Spagna, che hanno addirittura gridato al golpe per favorire gli editori vicini al PSOE). Tale situazione viene confrontata con quella italiana, dove i membri del consiglio di amministrazione Rai, ovvero l'organo che decide ciò che può essere trasmesso o meno, sono scelti dal governo, rendendo la televisione pubblica italiana strettamente controllata dal potere politico. Derivano infatti da questa ingerenza tutte le varie censure denunciate dalla Guzzanti con questo film, come la libertà di espressione. Nonostante il programma venga visto da 1.834.000 telespettatori (che equivale al 18,37% di share) e arrivi a raggiungere il 25% nel suo momento culminante (più di due milioni di telespettatori), il direttore di Rai 3 Paolo Ruffini decise la sospensione «in totale autonomia» ma con l'assenso del presidente Lucia Annunziata, in quanto i vertici Rai convennero che quel particolare momento che l'Italia stava vivendo (il lutto nazionale per l'attentato a Nassiriya, dove morirono 19 soldati italiani) non fosse adatto alla messa in onda di un programma di satira politica. Successivamente Mediaset, fortemente attaccata nel programma, reclamò 20 milioni di euro di danni dalla Rai, della produttrice del programma, Sabina Guzzanti e il resto degli autori, adducendo che lo show non fosse satira, ma «cronaca falsa al fine di screditare» Berlusconi e l'azienda. La procura di Milano rifiutò la richiesta di Mediaset per mancanza di fondamento e giudicò “Raiot” non diffamatorio in quanto programma satirico e dai contenuti autentici, ma a quel punto la censura era già scattata.
Oltre ciò, sembra riemergere da parte del pubblico una volontà di rimpadronirsi del proprio potere (in termini di leva strategica sulla compilazione del palinsesto televisivo), il quale, seppur tendenzialmente pigro o perlomeno sopito e generalmente affezionato ad una specifica rete (di cui segue fedelmente i contenuti), inizia a far sentire la propria voce, anche grazie alle nuove tecnologie digitali che semplificano la diffusione di informazioni su larga scala e facilitano la mobilitazione opinionista. Ne è un esempio significativo il recente “caso Dandini”, in cui gli spettatori hanno espresso il loro apprezzamento al programma “Parla con me” in concomitanza con la diffusione della notizia che la Rai non avrebbe rinnovato il contratto alla conduttrice e lo hanno difeso manifestando un ampio dissenso e minacciando una protesta che sarebbe sfociata in un calo di ascolti della rete e, perciò, in una perdita di share, tanto cara all’azienda. Nel momento in cui gli spettatori mostrano un interesse particolare per un determinato genere o singolo personaggio, l’azienda televisiva dovrebbe rilevare questo atteggiamento e sfruttarlo come leva strategica per il proprio successo e per la competitività, che nell’ambito specifico si traduce in attrattività e valore per gli insertori pubblicitari. Non è un caso che proprio la neo-rinnovata rete La7 abbia puntato molto su questo genere, anche in termini di ‘controinformazione’ rispetto alle limitazioni imposte ai canali Rai e Mediaset dalle influenze di cui si è parlato precedentemente, a causa delle quali determinati personaggi sono stati nel corso degli anni ‘ghettizzati’, messi a tacere. E il suo crescente successo dimostra chiaramente la necessità di puntare sul genere (piuttosto che ostacolarlo), sottovalutato o represso in particolar modo negli ultimi 20 anni a causa delle influenze politiche esercitate sulla tv generalista, durante i quali è stato imposto un controllo molto più diretto e manipolativo dei contenuti televisivi, intesi come mezzo propagandistico o perlomeno come influencer dell’opinione pubblica nella costruzione del senso comune.
Un tempo si diceva “non esiste buona o cattiva pubblicità”, intendendo con ciò che in termini di visibilità “non è importante come se ne parli, purché se ne parli”. In tal senso la satira dovrebbe essere rivalutata come risorsa per il successo televisivo. Nelle logiche di budget l’importante è lo share e poiché i dati Auditel (commissionata dalle aziende proprio a questo fine) dimostrano che la satira ha un buon seguito, anche a costo di abbandonare la propria rete di riferimento a favore di un’altra (vedasi il caso La7), la dirigenza di settore (Rai, in particolare) dovrebbe distaccarsi dalle influenze politiche che ne bloccano il potenziale in quanto servizio di pubblica utilità e azienda produttrice bisognosa di un ritorno economico per perpetuare la propria attività, e puntare sul genere per incrementare (o semplicemente mantenere, nel caso specifico) il proprio pubblico ed aggiungere così valore al palinsesto, anche in termini di competitività.
Consanguinei (Guzzanti)
Consanguinei (Guzzanti) Corrado e Serena??? Questo articolo lo ha scritto una persona che di satira ne mastica ben poca, temo.
serena satira
o forse un più banale lapsus: Serena al posto di Sabina. Girano così tanti Guzzanti...
Tra l'altro non riesco a
Tra l'altro non riesco a capire come si possa parlare di satira nei confronti del bagaglino. Satira e sfottò sono due mondi ben distinti: ce ne vuole per passare da Luttazzi a Striscia la Notizia, da Dario Fo al Bagaglino. Non a caso alcuni pezzi sono presi direttamente da Wikipedia xD
"Prima regola della satira:
"Prima regola della satira: nessuna regola". Citazione di una grande persona che si ritrova però ad essere contrastata dal celebre drammaturgo "Tauro" che asserisce : "Tra l'altro non riesco a capire come si possa parlare di satira nei confronti del bagaglino. Satira e sfottò sono due mondi ben distinti: ce ne vuole per passare da Luttazzi a Striscia la Notizia, da Dario Fo al Bagaglino. Non a caso alcuni pezzi sono presi direttamente da Wikipedia xD". Dubitando che il termine "sfottò"(evoluzione di una più rozza e popolare "burla" che rievoca alla mente l'immagine di una striscione da stadio piuttosto che quella di un Leo Gullotta) possa definirsi ancestrale tanto quanto il termine "satira" che si aggrappa agli albori del mondo latino,mi chiedo come si possa avere la presunzione di catalogare trasmissioni o comici pur non avendo nessun riconoscimento a livello nazionale.Indi per cui, caro commentatore tanto affezionato a wikipedia a tal punto da dover verificare i pezzi riportati su di un articolo creato da una studentessa,per compiacerla le riporto la definizione del programma Striscia la notizia(da lei citato)secondo il sito:"La trasmissione è definita, essendo nata come parodia di un telegiornale, un telegiornale SATIRICO, a metà strada tra varietà e giornalismo." Il mondo alla rovescia,il carnevale come lo si intendeva secoli fa,la satira rappresentano solo un molteplice aspetto di quello che è il mettere in ridicolo personaggi ,istituzioni e via dicendo. In riferimento al "lapsus" vorrei riportarne uno tra i più celebri"Signora,lei mi è caduta sull'uccello!" del pur sempre grande Mike Bongiorno. Cordiali saluti.
Non sono un celebre
Non sono un celebre drammaturgo e non ho riconoscimenti a livello nazionale, esattamente come chi ha scritto questo articolo, quindi la mia critica vale tanto quanto l'articolo in sè (sono stato magnanimo).
La satira non ha regole, perfetto. Quindi tutto è satira? Tutto può essere inserito nel calderone della satira? Io direi di no. Luttazzi dice esplicitamente che Striscia non fa satira. Dario Fo dice che se il tuo ridere è vuoto e la tua arte non svolge una funzione morale, la tua non è satira e le battute del Gabibbo e del Bagaglino sinceramente non mi sembrano toccare chissà quali corde morali. Entrambi gli autori satirici parlano a più riprese della NETTA differenza che vi è tra i due generi. In realtà lo sfottò non è neanche un genere, è un sottogenere derivante dalla comicità, gettato spesso in televisione per dare una parvenza di satira e sembrare più raffinato.
Quindi, cortesemente, la prossima volta cerchiamo almeno di conoscerli veramente e personalmente questi programmi, prima di esprimere un giudizio soggettivo (quale che sia questo giudizio, almeno sarà sincero) anzi di copiare/incollare da Wikipedia, rischiando di riportare per verità divina il parere del primo che passa.
Penso possa bastare per scoraggiare ulteriori difese inutili.
DO NOT FEED THE TROLL!!!!
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