Le classiche famiglie di una volta, che si riunivano davanti al teleschermo la sera, sono state sostituite da altre iper-impegnate e iper-accessoriate: la madre cucina la ricetta vista in tv, il marito guarda distrattamente il Tg sistemando la sua ventiquattro ore, il figlio scarica musica e carica video su Yuotube mentre la sorella guarda in streaming la serie televisiva preferita commentandola in tempo reale con l’amica su facebook. Gli addetti ai lavori nelle varie reti televisive hanno provato e provano di tutto per riuscire ad unificare quel pubblico che una volta gli permetteva più facilmente di raggiungere ascolti televisivi di tutto rispetto; eppure se guardiamo bene le programmazione non sembra che si sforzino cosi tanto.
Format simili tra loro, serie televisive che durano anni o ancor più decenni ( esempio su tutti Beatiful) , stessi conduttori con le solite trasmissioni che si ripetano per anni e anni; uno scenario quasi deprimente ma mirato a non perder quel pubblico fisso che tutt’ora persiste in certe fasce orarie, quelle destinate a un target di età più avanzata, nonché il pubblico degli anziani che vedono nel mezzo televisivo un fedele supporto di compagnia. Sempre meno trasmissioni toccano livelli di share alto, molto raramente giungono ai 10 milioni di telespettatori, traguardo che circa una decina di anni fa non era cosi difficile da raggiungere. A salvare questo scenario disastroso ognitanto ci pensano i grandi eventi prodotti dalle più grandi reti televisive che tentano in tutti i modi di rialzare l’ascolto medio della rete; ad esempio uno di questi grandi eventi è il Festival di Sanremo, appuntamento fisso annuale che seppur con forti rincali negli ascolti, permette ancora alla rete di superare i 10 milioni di telespettatori. Altri grandi eventi invece possiamo considerare i varietà che la Rai affida a grandi artisti del mondo dello spettacolo poco presenti in tv: Adriano Celentano su tutti è un esempio straordinario e totalmente atipico nel mondo della televisione. Alcuni dei suoi successi in tv sono “Svalutation” “ Io francamente me ne infischio” o “Rockpolitik” con cui ha ottenuto uno share medio del 46% nelle quattro puntate, con tantissimi ospiti di alto livello come Roberto Benigni, Michele Santoro, Gérard Depardieu, Franco Battiato, Riccardo Cocciante, Patti Smith, Luciano Ligabue e Carlos Santana. Non andando troppo indietro con gli anni la trasmissione di Fiorello “#ilpiùgrandespettacolodopoilweekend” è un esempio abbastanza concreto di evento televisivo; eran passati circa 6 anni dal suo ultimo grande varietà e si era creato un ottimo suspence intorno al suo ritorno sul palcoscenico. I risultati non hanno smentito la campagna pubblicitaria fatta alla trasmissione: per la prima puntata 9 milioni 796 mila spettatori con uno share del 39.18, ancor meglio la seconda puntata con 12 milioni 157 mila spettatori e share del 42,6% e la terza puntata con 11 milioni 736mila e share del 43,18%. Ascolti che hanno lasciato tutti a bocca aperta, considerando che ha del tutto spiazziato fuori campo la trasmissione della grande rete rivale, Canale 5, che riproponeva il primo reality sbarcato nella tv italiana il “Grande fratello”. Considerando lo show di Fiorello un vero e proprio succeso, la Rai incassa circa un 1,5 milioni di euro a puntata d’introiti pubblicitari secondo la Sipra, concessionaria pubblicitaria della Rai, da valutare anche la spesa per la produzione di ciascun puntata che tocca cifre molto elevate considerando i grandi ospiti presenti: Coldplay, Negramaro, Elisa, Giorgia, Beppe Fiorello, Laura Chiatti e nell’ultima puntata Jovanotti e il grande Roberto Benigni. Lo show di Fiorello durerà solo 4 puntate, dopodichè scomparirà per un altro paio di anni, tutti ricorderemo il suo successo e si formerà la solita attesa intorno al suo ritorno che porterà ulteriori ascolti e successi per le sue trasmissioni televisive; vien da chiederci: il successo di una trasmissione deriva solo dal suspence creato attorno ad essa? L’attesa gioca un forte ruolo nel gonfiare lo share di un programma? I grandi artisti puntano su tale sistema per centrare il bersaglio del successo? Se tutti questi quesiti avessero un’unica risposta affermativa bisognerebbe cominciare a chiedersi cosa guardiamo tutte le altre sere e cosa ci spinge a guardare ancora la tv sapendo di non trovare nulla di nuovo e nulla di sorprendente sul teleschermo.
Ogni giorno gli addetti ai lavori di ciascun rete studiano il posizionamento del pubblico per capire esattamente su quale fascia oraria sistemare meglio il palinsesto e su quale invece cavalcare l’onda del successo per massimizzare gli ascolti e gli incassi. Sappiamo bene che al palinsesto televisivo sia affiancato quello, considerato in termini economici più importante, della pubblicità; qualsiasi programma si trova in una determinata fascia oraria perché è mirato a un determinato genere di pubblico ( donne, casalinghe, anziani, bambini ecc ecc) e quindi anche i messaggi pubblicitari sono diretti a loro. Bisogna quindi ben capire a quale genere di programma puntare su una determinata fascia oraria rispetto ad un'altra. Il palinsesto è formato da diverse tipologie di programma, al tempo del palinsesto rigido erano distinti all’interno della programmazione; oggi, di fronte ad una dinamica “di flusso” , tendono a convergere, facendo di ogni canale una sorta di contenitore unico. Tra essi possiamo distinguere i programmi d’informazione, che sono forse i più significativi per identificare la qualità della rete e quindi di fondamentale importanza per le reti di servizio pubblico che hanno come compito principale quello di informare; ma ci sono anche programmi d’intrattenimento, come i diversi varietà, i quiz televisivi, i reality show e tanti altri che occupano maggior spazio rispetto a un altro genere di programma che è quello della cultura: documentari, trasmissioni di approffondimento ecc. Decidere se produrre un reality show piuttosto che una serie televisiva porta alla rete riflettere su quanto conviene economicamente produrre uno o l’altro, innazittutto analizzare il pubblico, le mode e le tendenze più in voga del periodo; si pensi al periodo Grande Fratello, tutte le reti nessuna esclusa producevano reality show che avevano costi di produzione molto più bassi e ascolti molto più soddisfacenti. Una volta scelto il programma da produrre è indispensabile aver deciso la fascia oraria in cui collocarlo e quindi dove inserirlo nel palinsesto; la collocazione dei programmi nel palinsesto e’ in coerenza con il consumo degli spettatori ma anche con la programmazione concorrente e la tempistica di altri generi (film d’acquisto) che viene decisa molti mesi prima. Fatte queste scelte di fondamentale importanza si passa alla scelta degli autori, del produttore e soprattutto del conduttore, il quale ha un ruolo importante per la fidelizzazione del pubblico; seppur la maggior parte del lavoro viene fatto dagli autori e i vari tecnici, il conduttore ha un compito molto importante in una nuova trasmissione, quella di stabilire un rapporto con il pubblico, parlare al telespettatore, entrare a casa di milioni di persone senza dimostrarsi invadente ed essergli amico. Stabilita una certa empatia con il pubblico, il conduttore ha ottime possibilità di raggiungere il successo e mantenere uno share alto per tutta la durata della trasmissione; non dimentichiamo che i grandi successi di cui abbiamo parlato prima certamente sono stati influenzati dai conduttori, vedi Fiorello o Celentano, il quale durante una delle sue trasmissioni invitò il suo pubblico a spegnere il televisore e il suo suggerimento fu seguito da più di 8 milioni di persone. Oltre al conduttore, al successo di un programma contribuisce anche l’impostazione del linguaggio e del taglio tematico del prodotto, il fatto che debba interpretare e cavalcare trend socioculturali in atto e promuovere stili, modi e atteggiamenti culturali del momento; ampliare il più possibile il mercato e coltivare una certa sensibilità per poi introdurre una novità.
Una volta mandata in onda la trasmissione saranno gli ascolti a decretare il successo o meno del prodotto; l’indomani mattina dalle 10 si potranno avere ed analizzare i dati Auditel e capire in ogni singolo minuto della trasmissione quanti telespettatori stavano assistendo al programma, quali siano stati i momenti di picco e quanta dispersione di share ci sia stata tra un break pubblicitario e l’altro. Dall’analisi dei dati d’ascolto gli autori possono risistemare il programma, rafforzare i momenti considerati un po’ lenti, rivedere qualche scelta e modificare un po’ l’assetto generale del programma; se proprio non funziona in quella rete si può decidere di collocarlo in un'altra fascia oraria, magari più congeniale oppure addirittura cambiarlo di rete. Raramente un programma che non funziona viene cancellato, si perderebbero troppe risorse economiche investite per la sua produzione, costi sotto la linea in primis e poi anche i meno elastici, cioè quelli sopra la linea. Grandi eventi o meno, tutte le trasmissione devo fare i conti con la controprogrammazione delle reti avversarie, l’obiettivo comune è quello di raccogliere più contatti possibili e quindi massimizzare al massimo il loro profitto, per far ciò devono mirare ad un target medio, una fascia di pubblico che non si colloca tra quello troppo colto ma che non si limiti a quello contestualizzato troppo basso, si mira al centro per cercare è il pubblico più vasto e si può ambire di raccogliere anche qualche telespettatore dalle fascie contigenti. Quando la lotta tra due trasmissioni diventa spietata e angusta allora si deve tentare qualsiasi cosa per rubare un solo punto di share alla rete rivale; qualche anno fa nella lotta tra i programmi del sabato sera Gianni Morandi si mise in mutande su Rai1 per dimostrare quanto spietata fosse la lotta tra i programmi per avere qualche ascolto in più, precisando che egli non aveva intenzione di usare tali mezzi per non perdere la propria dignità. Fatto dimostra che il gesto di Morandi porta alla trasmissione milioni di telespettatori e la vittoria dello share di quel sabato sera, contro la trasmissione di Maria De Filippi “C’è posta per te” su Canale5; giustificò di averlo fatto ad inizio trasmissione per non influenzare il dato d’ascolto medio delle trasmissione e che la vittoria dipendeva da tutt’altro, ma ogni volta che Morandi minacciava di togliersi pure le mutande durante la trasmissione si registravano picchi d’ascolto.
Ogni programma sfodera le sue armi vincenti: chi punta sugli ospiti prestigiosi, chi su storie strappalacrime, chi su delitti di ragazzine prestandosi da detective, tutto pur di non chiudere il programma, tutto pur di guadagnare e far guadagnare agli inserzionisti pubblicitari. A noi telespettatori non ci spetta che decidere cosa guardare o meno, o forse anche questa scelta non è del tutto arbitraria, la tv italiana ci offre questo, ogni rete ha il suo palinsesto e siamo noi a pigiare il tasto del telecomando che più riteniamo consono ai nostri gusti televisivi, sapendo che si ha sempre la possibilità di pigiare il tasto “Off” e uscire a fare una passeggiata.
(Articolo scritto per il corso di “Economia dell’audiovisivo e del multimediale”)