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Gli studenti e l'Unione. Come uscire dalla crisi

Gli studenti e l'Unione. Come uscire dalla crisi

di GIANMARCO MURRONI, ROSARIA D'ELIA (10 01 2012)
http://tinyurl.com/8y54dx5
 

La crisi, l'Europa e il futuro. Su questi temi abbiamo intervistato degli studenti universitari e tutti hanno idee chiare e qualche volta utopiche su questa unione.

 L’unione, che ha reso politicamente ed economicamente più simili e più vicini tra loro gli stati che ne fanno parte, sembra in questo periodo di difficoltà essere diventata un elemento di discordia e di contrasto per alcune nazioni. Quale Europa si nasconde dietro l’unità?

Proprio in riferimento alla situazione europea di questo periodo, abbiamo chiesto a degli studenti di Roma il loro parere sul concetto di Europa, e quali sono le loro attese nei confronti dell’Unione Europea. I giovani intervistati sembrano avere un concetto abbastanza chiaro della situazione, e ognuno di loro prova a ipotizzare un proprio modello ideale di unità.


Simone dice di avere «una visione abbastanza ottimista dell’Europa, capace di dare ancora delle opportunità, maggiori rispetto alla nostra Italia». Ma nonostante ciò auspica «un’Europa più coesa, che faccia veramente dell’euro una moneta unica, una moneta che aiuti a crescere i vari stati, anziché penalizzarli». Progetto che però lui stesso crede di difficile realizzazione: «Non credo che questo mio progetto si possa realizzare in un futuro prossimo. Credo che per realizzarlo ci debba essere maggior disponibilità tra gli stati, e un organo più competente nel creare le condizioni affinché tutto ciò possa accadere».

Per Francesco l’Europa «ad ora, è solo un insieme di stati membri, senza nessun tipo di unità, né ideologica né culturale. E nemmeno economica, nonostante la moneta unica. Mi piacerebbe un’Europa concreta, che possa prescindere dagli egoismi delle singole nazioni per coltivare un progetto a più ampio raggio». E prova a dare anche un suggerimento su come realizzare questa idea: «Un primo passo potrebbe essere la costituzione degli Eurobond che, senza dubbio, darebbero un’unione economica che possa andare oltre l’uso della stessa valuta. Anche un aumento degli scambi culturali potrebbe contribuire ad accrescere il senso di appartenenza a qualcosa che vada oltre la semplice nazione».

Diverso è il pensiero di Michele, secondo il quale «l’unione europea è uno strumento utilizzato dagli stati membri per accumulare ricchezza, e ciò va a discapito dei cittadini, che invece risultano penalizzati dalla situazione. Prima che venisse coniata la moneta unica i cittadini vivevano in uno stato di benessere maggiore». Alla domanda «Che Europa vorresti?» Michele risponde così: «Ciò che vorrei è un’unione europea a livello culturale, basata su una radice culturale comune, e non un unione basata sulla moneta. Ma mi rendo conto che il mio è un modello utopico, che difficilmente si potrà realizzare nelle condizioni attuali».

Anaïs, studentessa francese a Roma per il progetto Erasmus, afferma che «sarebbe necessario rinsaldare i legami fra i cittadini favorendo gli scambi non solo commerciali, ma anche culturali. Bisogna invogliare i giovani europei a incontrarsi, anche in vertici sui temi che più ci riguardano. D'altronde il futuro è nelle nostre mani». E aggiunge: «vorrei un'europa molto più unita, con un forte senso di comunità e di solidarietà. Le recenti crisi in Spagna e i vari movimenti di protesta degli indignati mi rendono consapevole della fragilità delle istituzioni europee. Sembra che l'unione stia andando in frantumi».

Alessandra fino a qualche tempo fa ha creduto che la sua idea di Europa potesse corrispondere alla realtà, ora è convinta che la sua Unione ideale è solo un'utopia. L'UE che desidera è «un grande paese diversificato e unito in cui le forze avrebbero dovuto convergere per assicurare e tutelare le culture, le tradizioni di gruppi minoritari, e non l'imposizione dell'energia alternativa in tutti gli stati membri. L'Europa è troppo indietro e non solo perché viviamo in un periodo nero».
Come realizzare un buon progetto? «Per questo dovrebbero esserci addetti ai lavori e tecnici», risponde Alessandra.

Georg è uno studente tedesco a Roma, ha idee precise sull'Europa: «considero l'Unione Europea l'organizzazione garante della stabilità politica in tutto il continente, funge da pacekeeper ed è il motore dell'integrazione e dello sviluppo», afferma. «Si ha, però, un'errata considerazione dell'UE, i leader dei principali stati membri e una grande fetta di popolazione vedono l'Europa come una concorrente delle singole nazioni e non considerano i vantaggi che se ne traggono». «Vorrei un'Europa che fornisse un'identità a tutti i suoi cittadini, in poche parole vorrei gli Stati Uniti d'Europa in cui si conservino le culture di tutti gli stati che ne fanno parte». Di un'altra cosa Georg è sicuro: i singoli stati non possono fare a meno dell'unione per stare al passo con i tempi e superare la crisi.

Marco dice invece di credere «nell’unione europea come libero mercato e libero traffico di beni e di persone, ma non credo nell’unione economica perché l’Europa è composta da stati con economie diverse, ed è impossibile immaginare che tutti questi paesi riescano a raggiungere un equilibrio tra di loro, soprattutto impiegando una moneta unica». E continua: «Si dovrebbe tornare a un’economia dove ogni stato conia la propria moneta, sfruttando un corrispettivo reale in metalli preziosi nelle casse dello stato. Si dovrebbe tornare a un’economia reale, basata sulle attività produttive e sui servizi, e abolire definitivamente le borse e tutto il mondo della finanza».

Le idee degli studenti sono valide ma al momento sembrano irrealizzabili. Vedremo se con l’andare del tempo e con l’auspicabile fine di questo periodo di crisi l’Europa mostrerà un altro volto che possa guadagnare la fiducia delle persone.