L'uomo dell'anno
L'uomo dell'anno

“Una e indivisibile”, il libro del Presidente della Repubblica è stato presentato alla Sapienza il primo dicembre. Una presentazione di circa un'ora che ha visto intervenire personaggi come Giuliano Amato, Paolo Mieli e il neo-ministro Andrea Riccardi. E Napolitano? Il Presidente è rimasto in religioso silenzio, nessun intervento.
Ad aprire le danze è stato il Magnifico Rettore Luigi Frati, che forte dell'occasione ha ricordato la grave crisi dei valori vissuta dal Paese: come quello della ricerca scientifica, una ricchezza in termini sia economici che spirituali, e quello delle pari opportunità, un obiettivo primario per la Sapienza. Valori da ricondurre al disastroso fenomeno della disoccupazione giovanile. Una gioventù che compone questo Paese tanto quanto gli adulti, ma che ha pochi mezzi per contribuire concretamente. Un richiamo quello di Frati, che è sembrato essere diretto al Presidente, alla sua attenzione che spesso si è tradotta in azioni incisive.
Paolo Mieli, editore dell'opera, ha ritenuto importante sottolineare la nascita di “Una e indivisibile” a Quarto, la località da cui partì la spedizione dei Mille guidata da Garibaldi e che rese l'Italia unita. Un libro contenente l'analisi storica di un Paese che ha ben accolto le celebrazioni dei 150 anni, con un senso di unione che ha scavalcato gli scetticismi diffusi.
Un popolo che si trova però a celebrare un'unione fatta di sacrificio del lavoro e di ingiustizie, secondo Amato, ma che trova profonda coesione nella figura del Presidente Napolitano.
Il capo dello Stato come un'icona che richiama un senso d'identità storica, che si ridefinisce sotto i venti della globalizzazione, ha dichiarato il Ministro della Cooperazione Andrea Riccardi. La stessa rivista Wired, nell'edizione italiana, lo ha scelto come “uomo dell'anno” per aver dimostrato «una sorprendente velocità nel rimanere collegato alla realtà». Un lavoro difficile dovuto anche alla crisi politica. «Oggi si protesta, si urla, ma si può considerare questa lotta alla stregua di quella del Risorgimento?» Sembra proprio di sì, perchè la storia e lo slancio verso il futuro stanno insieme. Un esempio è il tema della cittadinanza italiana ai figli degli immigrati, un tema caro a Napolitano, che più volte ha esortato la classe dirigente a regolarizzare. L'Italia un paese di migranti, di cervelli in fuga che ora comincia a fare i conti con un'estensione dei diritti verso una generazione figlia dei mutamenti che oltrepassano i confini territoriali.
Dal libro Una e indivisibile. Riflessioni sui 150 anni della nostra Italia, p.149
| “Oramai da settimane, da quando l’Italia e il suo debito pubblico sono stati investiti da una dura crisi di fiducia e da pesanti scosse e rischi sui mercati finanziari, siamo immersi in un angoscioso presente, nell’ansia del giorno dopo, in un’obbligata e concitata ricerca di risposte urgenti. A simili condizionamenti, e al dovere di decisioni immediate, non si può naturalmente sfuggire. Ma non troveremo vie d’uscita soddisfacenti e durevoli senza rivolgere la mente al passato e lo sguardo al futuro”. Rimini, Auditorium della Fiera, 21 agosto 2011 |
Il Presidente della Repubblica è sembrato essere più al centro del suo stesso libro, forse anche per questo ci si aspettava un intervento finale. Invece no, Napolitano, finita la presentazione si è alzato per imboccare l'uscita, ha concesso solo qualche dichiarazione ai giornalisti, ai ragazzi del Dipartimento di comunicazione e ricerca sociale e poi è andato via. Forse un altro impegno, forse una scelta voluta. L'attenzione mediatica sul capo dello Stato è altissima negli ultimi tempi tanto che il New York Time, per mano di Rachel Donadio, lo chiama Re Giorgio (l'articolo è stato tradotto su Internazionale).
La giornalista sottolinea come 'grazie alla sua popolarità il Presidente è riuscito a ritagliarsi un ruolo più ampio di quello previsto dalla Costituzione, ha coronato la sua carriera politica orchestrando uno dei più complessi passaggi di potere nella storia italiana del dopoguerra. E in questi tempi difficili rimane uno dei pochi garanti della stabilità italiana. Il suo tasso di popolarità è pari all'80%, contro il 20% di Berlusconi nelle ultime settimane di governo'.
Probabile sia stata la schiettezza e la sobrietà del Presidente ad averlo guidato a non intervenire sul suo libro, la consapevolezza e la necessità di ristabilire un clima di serenità, di rispetto reciproco e non protagonismo, di cui l'Italia ha estremo bisogno.