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È scoppiata la Twitter-Mania

Sull’onda del successo “new-mediatico” di #iilpiùgrandespettacolodopoilweekend

È scoppiata la Twitter-Mania

di STEFANO D`ALESSIO (05 12 2011)
http://www.flickr.com/photos/rosauraochoa

L’afflusso di celebrità dello star system italiano ed i continui riferimenti alla piattaforma durante la trasmissione di Fiorello sono gli episodi più eclatanti del boom che sta investendo, e ridefinendo, il social network site nel nostro paese.

I numeri. Ad Ottobre 2010, secondo le stime di http://vincos.it  (blog a cura dell’autorevole studioso di social media Vincenzo Cosenza), gli utenti italiani di Twitter erano pari a 1,3 milioni ma meno di un terzo era considerabile un utente attivo (aveva, cioè, postato almeno un messaggio nel mese precedente la rilevazione). Un anno dopo, lo stesso sito riporta che in dodici mesi tale numero è aumentato dell’85% (+14% solo nell’ultimo mese) arrivando a toccare quota 2,4 milioni di italiani che, nel mese di ottobre 2011, hanno effettuato almeno un accesso a Twitter.com.

Se, da una parte, tali cifre descrivono ancora un fenomeno di nicchia in confronto ai clamorosi numeri di Facebook in Italia (attualmente il rapporto è di circa 1 a 10), dall’altra, lasciano intuire perfettamente la crescita esponenziale di popolarità ed il considerevole afflusso di nuovi utenti che ha investito la piattaforma nelle ultime settimane.

Twit-star. Come già avvenuto in passato negli Stati Uniti, ad incrementare la curiosità degli italiani verso Twitter ha sicuramente contribuito il debutto sul sito di importanti stelle dello showbusiness. Su tutti Fiorello, che ha perfino avuto l’ardire di inserire l’hashtag (simbolo che su Twitter viene utilizzato per identificare un argomento di conversazione) nel titolo del suo ultimo spettacolo televisivo #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend. I continui ed espliciti richiami al social network durante la trasmissione televisiva ed i tweet (sia “promozionali” che “privati”) che la twit-star (@sarofiorello) pubblica prima e dopo il programma sono emblematici del corto-circuito nato tra i media broadcaster e l’ambiente di microblogging. L’ibridazione crescente tra la televisione (sempre più social) e Twitter (sempre più nazional-popolare) ha, infatti, contribuito a sdoganare il sito ma, contestualmente, ne ha ridefinito le pratiche d’uso.
Alcuni segnali evidenti. Una prima e intuitiva conseguenza è rintracciabile esaminando anche solo superficialmente l’evoluzione negli ultimi mesi della tematizzazione dei trending topic (gli argomenti di tendenza) sulla piattaforma. Mentre in tempi passati i temi di maggiore interesse erano legati quasi esclusivamente alle nuove tecnologie, ora si assiste ad una maggiore “popolarizzazione” delle tematiche affrontate, in virtù della natura più composita e variegata dell’universo di utenti che popola il social network.
Ma c’è di più. A conferma della vasta eco garantita dal mezzo televisivo, la tabella che segue indica il volume di ricerche del vocabolo “twitter” su Google nelle ultime settimane. Tra lunedì 21 e martedì 22 Novembre, il grafico indica un balzo significativo che, in assenza di una contemporanea copertura stampa particolarmente significativa, può essere collegato con tutta probabilità a una sorta di “Effetto Fiorello”, capace di spingere gli italiani a documentarsi sul sito citato entusiasticamente durante la trasmissione.

 La corsa a “saperne di più” non riguarda solo gli utenti comuni quanto, in misura probabilmente anche maggiore, i mezzi d’informazione più tradizionalisti (impegnati a cercare di capire, prima ancora di poter spiegare, le logiche che regolano la piattaforma) e i personaggi del mondo dello spettacolo (per i quali la presenza su Twitter sembra ormai diventato uno “status symbol”). Una moda che fa inevitabilmente storcere il naso agli utenti di vecchia data, restii ad accettare la trasformazione di comportamenti di nicchia in pratiche diffuse e contrari ad una più che probabile gestione unidirezionale (o, comunque, marcatamente asimmetrica) del flusso comunicativo attraverso i social media.
Stili di interazione. Trasferire logiche tipicamente “broadcasting” all’interno di Twitter è, non a caso, il meccanismo cardine di uno dei sei stili di interazione individuati da Romana Andò e Francesca Comunello (studiose di social media nonché docenti presso il nostro dipartimento) per descrivere il modo in cui star e media sono soliti approcciarsi alla piattaforma.
Il “Broadcasting Twitter”, a loro avviso, fa infatti riferimento «all’uso più televisivo e monodirezionale di Twitter». Secondo questo approccio, i social media vengono usati per amplificare la visibilità del prodotto televisivo, attraverso l’espediente dei lanci redazionali, gli inviti alla visione del programma ed i sondaggi. L’emblema di questa categoria sembra essere la trasmissione di Santoro “Servizio Pubblico”.
Il secondo stile, per il quale è stata coniata la definizione “(Twit)star + emotional connections”, è il già citato modello utilizzato da Fiorello prima, durante e dopo la sua trasmissione #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend.
Nel terzo stile individuato (“Twitter journalism”), più che la relazione ad assumere rilevanza è il contenuto. Spiegano le docenti: «in quest’ottica i tweet riguardano essenzialmente le informazioni giornalistiche, gli approfondimenti rispetto al programma e creano un interessante effetto di agenda setting 2.0 che si riverbera nel web nei giorni successivi». Un modello di “twitter journalism” è individuabile in Exit ed, oggi, è gestito da Piazza Pulita e Agorà.
Lo stileTwitter viral laughter sfrutta, invece, la viralità della satira nel web. In questo caso, le redazioni dei programmi tv (la Andò e la Comunello fanno esplicito riferimento al caso esemplare di Italialand) cavalcano il tormentone sul web postando le battute più belle in tempo reale e generando un’intensa attività di ReTweet (in gergo la pratica di riprendere e riportare testualmente un post altrui).
Il quinto stile (“Twitter engagement e interaction”) è quello adottato da trasmissioni come X-Factor. «La modalità game - sostengono - si presta alla valorizzazione della partecipazione dal basso, dai meccanismi di voto, alla gestione della “tifoseria”, attiva canali di interazione e favorisce l’engagement nei confronti del programma».
Le due docenti ritengono però che solo l’ultimo stile (“Twitter embedded”) rappresenti l’avanguardia delle applicazioni social ai contenuti tv, in quanto solo in questo caso «il prodotto ibrido è televisivo ma web-based allo stesso tempo: i social network sites sono il contenuto, i protagonisti e la piattaforma di condivisione con i pubblici connessi. Un esempio? SocialKing».
In definitiva, alla fatidica domanda se le star ed i media generalisti saranno in grado di adottare linguaggi e pratiche di Twitter senza imporre logiche broadcasting, sia Romana Andò che Francesca Comunello rispondono con un certo ottimismo, confidando sul fatto che le due logiche tenderanno in futuro a coesistere.