I risultati della ricerca. «Pensa all’ultima volta in cui ti sei trovato in un aeroporto affollato o ad una fermata dell’autobus lontano da casa. Hai mai pensato che la persona al tuo fianco probabilmente conosceva un amico di un tuo amico?» Inizia così l’annuncio dei risultati della ricerca realizzata recentemente da Facebook insieme al Laboratory of Web Algorithmics dell’Università Statale di Milano, secondo la quale pare ormai definitivamente superata la teoria formulata da Stanley Milgram sui “6 gradi di separazione”: i dati forniti indicano infatti che, oggi, ogni utente del social network si trova a soli 4.74 gradi di distanza da qualsiasi altro utente sulla faccia della terra. Nel 2008 tale numero era, invece, pari a 5,28 e ciò indica che la distanza tra le persone diminuisce progressivamente al crescere del numero di utenti (ad oggi siamo a circa 721 milioni di utenti attivi sul social network creato da Zuckerberg). I gradi di separazione, inoltre, si riducono a 3 se si prende in considerazione non l’intero pianeta, bensì un singolo paese, come ad esempio gli Stati Uniti.
L’esperimento di Milgram. L’idea dei “6 gradi di separazione” fu proposta, per la prima volta nel 1929, in un breve scritto dell’autore ungherese Frigyes Karinthy ed è divenuta celebre nel 1993 grazie al film omonimo realizzato da Fred Schepisi.
Il primo studioso che provò a verificare effettivamente tale teoria fu, nel 1967, il sociologo Stanley Milgram, che realizzò l’esperimento denominato “mondo piccolo”. Tale test coinvolse 296 volontari abitanti del Midwest, ai quali fu chiesto di mandare un pacco postale verso una specifica persona residente a Boston, nel Massachusetts. Ai soggetti fu detto di spedire il pacco non direttamente al suddetto destinatario (a meno che non lo conoscessero personalmente), bensì alla persona loro amica che ritenevano potesse conoscere con maggiore probabilità il cittadino di Boston. In questo modo, Milgram scoprì che due generiche persone, scelte assolutamente in modo casuale tra la popolazione mondiale, erano separate da 6 gradi di conoscenze intermedie. Non solo, l’esperimento mostrò che gli individui potevano facilmente percorrere tali connessioni, pur non avendo all’epoca ancora piena consapevolezza dell’intero network di cui erano parte integrante.
Oltre i risultati. Una differenza che balza subito agli occhi tra l’esperimento di Milgram e la ricerca pubblicata da Facebook è rappresentata, per l’appunto, dalla diversa consapevolezza che gli individui hanno del vastissimo network di relazioni che li coinvolge. Oggi, attraverso i social network, si ha una rappresentazione molto evidente della rete di relazioni globale di cui facciamo parte, tanto che la ricerca di Facebook pare atta piuttosto ad individuare il percorso più corto che unisce due persone tra loro sconosciute.
Bisogna inoltre intendersi sul tipo di connessioni favorite dai social network. Nella relazione pubblicata da Facebook, il team di ricerca dell’azienda sostiene: «Abbiamo dimostrato che, dal momento che il nostro sito è cresciuto negli anni coinvolgendo una fetta sempre più larga della popolazione globale, il mondo è diventato sempre più connesso». E’ sicuramente vero che il social network di Zuckerberg ha rimpicciolito il mondo, aumentando il numero di persone che ciascun individuo è in grado potenzialmente di conoscere; è pur vero, però, che la loro ricerca non prende in esame quante persone un utente effettivamente conosca tra tutte quelle presenti nella sua “lista amici”, lasciando aperto il rilevante dubbio che un numero significativo di tali conoscenze sia solo superficiale o, addirittura, inesistente. Uno studio del 2009 realizzato dalla Sophos (azienda che si occupa di sicurezza informatica) ha evidenziato come una percentuale vicina al 50% degli utenti accetta richieste di amicizia completamente “al buio”, senza cioè conoscere in alcun modo la persona che accolgono nella loro lista di amici virtuali.
Un altro studio del 2010, realizzato dalla Oxford University, dimostra che il cervello di una qualsiasi persona può, in media, gestire un massimo di 150 relazioni amicali significative; tutto questo a prescindere dal numero di amici che uno possiede su Facebook (nella ricerca in collaborazione con l’Università di Milano, si sostiene che il numero di amicizie di un utente medio del social network è di 190 persone). La ricerca dell’università britannica, infatti, prende in analisi i moderni social network giungendo alla conclusione che un individuo può avere anche 2500 amici virtuali ma manterrà comunque relazioni significative con un massimo di 150 persone.
Nonostante i punti critici appena sollevati, bisogna riconoscere che la ricerca condotta dalla Statale di Milano ha il merito di mettere nuovamente alla prova una teoria che già ai tempi di Milgram appariva come frutto di un esperimento non troppo rigoroso. Come sostengono dallo stesso Dipartimento di Scienze dell’Informazione di Milano, l’esperimento da loro condotto «è il più grande di questo tipo mai eseguito per ordine di grandezza: si pensi che Milgram aveva utilizzato un centinaio di coppie possibili e i ricercatori 65 miliardi, ovvero il numero corrente di rapporti di amicizia su Facebook».