La grafica 3D.
La grafica 3D.

La computer graphic 3D è uno dei rami della computer graphic, il suo fine è creare immagini statiche, dinamiche e modelli tridimensionali. Le sue applicazioni sono molte: cinema, televisione, virtual reality, videogiochi, rendering. Tuttavia resta ancora un po’ di perplessità sull’argomento, urge chiarire alcuni punti, a partire dallo statuto dell’opera 3D.
La grafica 3D è una delle branche della Computer Graphic (CG è l’ acronimo che viene spesso utilizzato come sinonimo di grafica 3D), la cui finalità è la creazione di immagini di sintesi, statiche o dinamiche che siano.
La modellazione 3D consente la creazione di enti in un uno spazio simulato che implica la profondità, con gli enormi vantaggi del caso, ma pure con le tante problematiche connesse.
Tra le più classiche applicazioni del 3D ci sono i film, come quelli della “Pixar”, (una delle case di produzione di maggior successo di tutti i tempi), o ancora le stampe di rendering, in cui il 3D coesiste con il bidimensionale, i videogames, ma pure le virtual reality che simulano la realtà come costruzione nelle tre dimensioni, di cui celeberrimo esempio è “Second Life”.
La grafica 3D come tutti i nuovi mondi porta con sé il piacere della scoperta ma pure il disorientamento di un territorio non ancora del tutto esplorato.
Per fare un po’ più di chiarezza sull’argomento abbiamo parlato con Rosario Giacomazza, che da molti anni si occupa di computer graphic:
«Tanto per cominciare un aspetto che trovo ingiustamente depresso nel discorso generale sull'argomento, è che la CG, più è meglio di qualunque altro tentativo di creazione dal nulla, semina dubbi fra gli estremi di realtà e quelli di impostura: per quanto follemente dettagliato possa essere un modello tridimensionale e per quanto realistica possa essere la sua resa finale, ci troveremo sempre e comunque di fronte ad una approssimazione, nata da un concetto e trasposta attraverso una sua costruzione numerica, il 3D infatti, anche quando usato in maniera artistica, è interamente basato su un sostrato matematico.
Dunque, se una simulazione può essere travisata come realtà, o se pure è in grado di indurre il tentennamento "non è vero, ma e come se lo fosse", allora forse siamo in presenza di un argomento che vezzeggia la fragranza della realtà raccontata, soprattutto in assenza di elementi di contesto che possano instradare la percezione, ma sempre allude ad un sospetto relativismo delle prospettive.
Il secondo argomento è legato a filo doppio con il primo e riguarda la nozione di creazione, che nel 3D, a mio modo di vedere, finisce con l'avvicinarsi ad una valenza letterale. Dalla concezione dell'opera finita in forma di immagine mentale al momento in cui mi costringerò a dichiarala ultimata (quasi sempre per contingenze, la revisione del lavoro è un qualcosa che può protrarsi indistintamente), passo attraverso un processo più o meno lungo di creazione a partire dallo spazio vuoto. Sopratutto nei primi anni 2000 a volte ho sentito riferirsi al modellatore 3D come ad un "creatore di mondi". Un po', capisco la genesi dell'appellativo. A voler sintetizzare ciò a cui ambisco nell’ uso del 3D, parlerei di un tentativo di trasporre un concetto, attraverso la sua sintesi, in un contesto che simula il nostro naturale modo di percepire: in altre parole, creare un mondo coerente nelle sue parti ed offrirlo ai sensi come tale, dove il livello della fruizione estetica si identifica con quello della creazione.
Terzo aspetto è quello del sincretismo dei codici. Senza dilungarmi, il processo di creazione di un'opera che coinvolge in maniera più o meno radicale la CG spesso mette insieme competenze variegate e trasversali, ascrivibili negli ambiti della pittura, della scultura, della fotografia, dell'architettura, del design, del montaggio: l'ibridazione dei codici è sempre dietro l'angolo, e porta con se un vasto campionario di possibilità inespresse.
Bollare il tutto come “cosmesi” o, magari, spauracchio per distogliere l'attenzione dall'assenza di contenuti può essere un giudizio forse valido solo per taluni contesti. Più probabilmente, forse dovremmo rivalutare radicalmente il significato di ciò che chiamiamo cosmesi»
La domanda urgente, che sorge alla fine di questa chiacchierata è: “Ma allora i pixel sono nobili tanto quanto la tela, oppure no?”.