15 ottobre. In bianco e nero
15 ottobre. In bianco e nero
Roma, 15 ottobre. Un giorno di ordinaria follia. Anche ComunicLab era in piazza nel tentativo di documentare le ragioni della protesta e le voci di tanti giovani con un futuro precario e un presente quasi mai sotto i riflettori.
Stavolta i riflettori hanno illuminato protagonisti oscuri. Fin troppo oscuri. Neri.
Ecco il nostro racconto, da vedere e da leggere.
Sabato 15 ottobre, Roma. Arrivo a Piazza dei Cinquecento che sono le 14.30. Il corteo già sfila e raggiungere Piazza della Repubblica è quasi impossibile. Carri allestiti trasportano musica e musicanti, draghi gonfiabili e la rabbia di indignados al megafono.
Un fiume di persone.
Tanti indossano cappelli, maschere e costumi diversi, gridano slogan, suonano i fischietti e molti hanno la faccia di Guy Fawkes. Ci si muove lentamente e quando si arriva all'inizio di via Cavour si cominciano a sentire le prime voci su macchine e negozi distrutti, dicono siano stati i black bloc. Si continua a camminare, sembra essere tutto tranquillo, poi il corteo si ferma per evitare che la gente si accalchi.
Cammino ai lati, ed eccoli lì i “neri”, fermi come gli altri, sono incappucciati, indossano caschi e si guardano intorno. Impugno la telecamera per riprenderli, non faccio in tempo a spingere rec che si avvicina uno di loro: testa rasata, volto scoperto, grandi occhiali neri. Mi dice di non riprendere, chiedo il perché, lui mi risponde: «a tuo rischio e pericolo». Capisco che è inutile discutere, non vogliono farsi riconoscere. Chiudo lo sportello della telecamera e mi avvio più avanti.
Riparata da una ragazza li riprendo, saranno una cinquantina o poco più. Non sono quindicenni, si vede dalla loro mole. La manifestazione riprende la sua sfilata, si sente odore di bruciato e da lì a pochi metri gli scheletri delle macchine bruciate e una banca assediata con le vetrine rotte, A cerchiate e bombe di color rosso sull'insegna. Molti dei manifestanti si lamentano, rivendicano la voglia di fare un corteo pacifico, ma si continua. Dopo poco si sente un gran fragore, corro a vedere. Hanno spaccato le vetrine di un supermercato e lo hanno saccheggiato.
I manifestanti “pacifici” questa volta non ci stanno e affrontano i “neri”, li chiamano «fascisti», si spintonano, si insultano, ma tutto ritorna presto nella norma. Arrivo insieme al corteo a via dei Fori Imperiali, sulla destra verso Piazza Venezia c'è la polizia, una piccola carica ci fa capire che di lì non si passa, si va al Colosseo e poi via Labicana. E' successo qualcosa lì, il corteo è disperso, non capisco il perché.
Proseguo.
Intorno a me gente con i caschi, ma non sono black bloc, altri con il volto scoperto, altri ancora tossiscono e hanno le sciarpe sulla bocca, alzo gli occhi e una colonna di fumo denso si fa spazio alle spalle della polizia. La polizia? Stanno sbarrando la strada e i manifestanti non gradiscono, molti alzano le mani e avanzano lentamente. Un uomo sotto la qualifica di “Assistenza tecnica” ferma quelli con il casco: «se volete fare i fighi, fateli a volto scoperto!», i manifestanti “pacifici” lo appoggiano: «toglietevi quei cosi, tanto è inutile».
L'uomo è visibilmente arrabbiato: «non è così che si manifesta, siete andati addosso a questi poveracci», si riferisce alla polizia. Lascio la gente di via Labicana e proseguo. Ora capisco perché la polizia ha sbarrato la strada, un palazzo è in fiamme. Ci sono i pompieri che stanno tentando di spegnere il fuoco. Mi avvicino, è una sede distaccata del Ministero della difesa, un luogo istituzionale, un bersaglio da colpire e affondare senza se e senza ma.
Poco più avanti ancora la polizia, ma questa volta si sta scontrando con i black bloc all'angolo tra via Labicana e via Merulana. Provo a schivare sassi e lacrimogeni, apro lo sportello della telecamera e mi accingo a spingere rec, ma sono fermata un'altra volta. Un ragazzo, questa volta con il volto coperto mi minaccia con il casco in mano: «che cazzo riprendi con questa telecamera, così ci fa identificare, puttana!», mi agita il casco davanti la faccia, ma il tutto dura pochi secondi, non si ha tempo per litigare, i fumogeni della polizia hanno inondato di fumo tutta la via, non si respira, gli occhi bruciano e l'unica cosa da fare è scappare.
Raggiungo Piazza San Giovanni, sembra che la situazione sia più calma, ritrovo i camion e la gente che sfila in tranquillità. Al megafono gridano che siamo in tanti, dicono cifre che però non riesco a sentire, c'è un gran casino e non capisco. Alzo gli occhi e più giù nella piazza vedo fumo. Corro al centro della piazza, alle mie spalle la basilica con i “pacifisti” arroccati sulle scale e sul prato, più giù black bloc e non che si scontrano con la polizia. Sirene, grida e l'infrangersi dei sassi sulle macchine di stato, questi sono i rumori che accompagnano la scena di una vera e propria guerriglia urbana.
Mi addentro e finalmente posso registrare, con tutta quella confusione nessuno mi vieterà di farlo. Mi accorgo subito che non sono solo una cinquantina di persone i facinorosi, sono molti di più e non tutti hanno il casco, non tutti hanno il volto coperto, solo le sciarpe per ripararsi dal fumo. I blindati della polizia sparati a folle velocità, tentano di disperdere la folla usando i lacrimogeni e gli idranti, ma questa non si fa intimidire e attacca come può i blindati attraverso molotov, sassi, bottiglie e bombe carta.
Mi sposto su Piazza di Porta San Giovanni scontri anche lì, l'intera piazza è circondata e non ci sono vie di fuga. Qualche manifestante è stato preso e caricato sui cellulari. Mi rifugio in tutta fretta nel parco per respirare un po' e in una via laterale sento le grida di una signora: «lasciateli stare, lasciateli stare, sono i vostri figli!». Il parco è recintato e penso che forse non è il caso di rimanere lì, se la polizia entra non c'è possibilità di scappare.
Provo a tornare in piazza ma la situazione non sembra migliorare, nonostante la polizia stia avanzando sempre più. L'unico modo è passare per le vie più piccole. Sbuco in via Emanuele Filiberto alle spalle dei blindati, anche di lì non si passa, decido di tornare su via Merulana convinta che almeno lì gli scontri non ci sono, mi sbaglio. La polizia occupa metà della strada con camion ancora più grossi di quelli sulla piazza, dall'altra parte black bloc che grazie ai cassonetti e qualche rete metallica si riparano dal lancio dei lacrimogeni sparati ad altezza uomo.
Raggiungo i “neri”. Hanno incendiato i cassonetti e l'entrata di un vecchio palazzo crollante da anni, spaccano le telecamere e incendiano negozi, tengo la telecamera chiusa ma riprendo, con la speranza che nessuno se ne accorga. Così è. Passo tra i cassonetti e attraverso la strada e un rumore assordante invade la zona, faccio in tempo a girarmi e vedo i camion della polizia sgombrare tutto, altri lacrimogeni, fuggo insieme agli altri.
La polizia è riuscita a riprendersi tutto, a disperdere la gente e a mettere fine a questa caotica giornata. Mi avvio verso termini e sento ancora voci di altri scontri in altre parti della città, ormai sono le 19 e non farei in tempo a raggiungerli. Un sms mi avvisa di un assemblea degli indignados “pacifici” in Piazza Santa croce in Gerusalemme. Mi arrendo, ho riprese sufficienti, gli occhi mi bruciano, non ho mangiato tutto il giorno e sono stanca.
È ora di tornare a casa.