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Se la televisione italiana non inventa più

La scatola magica e quei contenuti obsoleti

Se la televisione italiana non inventa più

di GIORGIO VELARDI (01 10 2011)
http://www.flickr.com/photos/kruder396/146470589/

"Star Academy", il nuovo talent show condotto da Francesco Facchinetti, non è piaciuto granché ai telespettatori di Raidue. Di chi è la colpa? Di Santoro? Della concorrenza Mediaset? O di una mancanza di freschezza e di rinnovamento che sembra aver investito la televisione italiana?

Se letti con attenzione, i dati di della prima puntata di "Star Academy" fanno venire in mente una sola parola: flop. Sì, perché il nuovo programma condotto da Francesco Facchinetti, andato in onda su Raidue lo scorso giovedì, ha fatto registrare un poco rassicurante 6,41% di share, che tradotto in numeri reali significa 1.352.000 spettatori, dato al di sotto della media di rete.

Per capire i motivi della débâcle del nuovo talent show del secondo canale Rai si sono scomodati i più illustri critici televisivi italiani. Aldo Grasso ha scritto che «il clima complessivo dà un po’ l’impressione di un Sanremo anni Ottanta (Ron e Mietta!), i giudici votano con un telecomando che ricorda i primi esperimenti di interazione televisiva, i balletti sono kitsch al punto giusto, e senza le tutele di Magnolia, Francesco Facchinetti sembra aver perso gran parte del suo smalto». Alessandra Comazzi de La Stampa, invece, ha sottolineato come i giudici (Lorella Cuccarini, Roy Paci, Nicola Savino e Ornella Vanoni, ndr) non facciano squadra ma viaggino ognuno sulla propria auto, senza darsi un “passaggio”.

Tutto giusto, ma di fatto il motivo che ha portato all’insuccesso di "Star Academy" è puro e semplice: la televisione italiana non inventa più. E quando lo fa, lo fa male. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un fiorire di programmi-cloni. La Rai trasmette “Ti lascio una canzone”? Mediaset risponde con “Io canto”. C’è il “Grande Fratello” su Canale 5? Eh beh, allora anche la Rai deve trasmettere un reality show. Come lo chiamiamo? “L’Isola dei Famosi” (che poi di famoso hanno ben poco, visti i nomi dei naufraghi che si sono avvicendati nei paradisi perduti nelle varie edizioni). E che dire del duello fra “Amici” e “X-Factor”? E ancora, tanto per rimanere sulla stretta attualità, basta fare i nomi di “Ballando con le stelle” (Raiuno) e “Baila!” (Canale5), più tutti i vari quiz a premi in onda prima dei tiggì delle 20.00.

Altra discriminante piovuta sulle spalle del povero Facchinetti è la collocazione giornaliera e l’orario del nuovo talent. Pochi si sono dimenticati quale programma andava in onda su Raidue il giovedì, alla stessa ora, nella passata stagione. “Annozero”, condotto da Michele Santoro, collezionava un record di ascolti dopo l’altro – 8.389.000 telespettatori di media, share del 32,29% –. E poi c’è la concorrenza di “Io canto”, che su Mediaset sta ottenendo ottimi risultati, e il “fuoco amico” di "Don Matteo 8" (Raiuno). Ma, messi da parte questi due aspetti, resta da capire quale futuro attende il pubblico della televisione italiana. Perché se programmi come "Passepartout" di Philippe Daverio e "Parla con me" di Serena Dandini vengono improvvisamente a mancare, e al tempo stesso fioriscono prodotti triti e ritriti di cui i telespettatori riescono ad anticipare addirittura le mosse, allora (forse) siamo arrivati alla canna del gas. Chiamare un bravo gassista, prima che sia troppo tardi.