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Creativi culturali e responsabili

Impegno civico e consumo

Creativi culturali e responsabili

di ROBERTA DELLA ROCCA (29 09 2011)
flickr.com/photos/whistlepunch/5176916399

Nell’ambito del convegno dal titolo “Comunicazione e civic engagement. Istituzioni,cittadini e spazi pubblici nella post modernità” che si è tenuto il 22 e 23 settembre nel Centro Congressi di via Salaria 113, un tema di particolare rilevanza è stato quello attorno alla partecipazione attiva dei cittadini nella costruzione di una società più attenta alle esigenze della collettività.

Nella costruzione di un capitale sociale più sensibile al bene comune, un ruolo essenziale lo svolgono sicuramente tutte quelle persone che si dedicano concretamente, in un modo o nell’altro, alla creazione di un mondo più vivibile. Stiamo parlando dei cosiddetti “creativi culturali” ovvero i “creatori attivi di una nuova cultura”, che partecipano alla vita del pianeta in cui viviamo attraverso pratiche di consumo responsabile e azioni sensibili, in direzione di uno stile di vita più sano e consapevole. L’attenzione per i creativi culturale nasce nell’ambito del progetto di ricerca sulla cultura emergente, condotto dal 1986 al 2008 negli Stati Uniti. Durante la metà degli anni ‘80 il sociologo Paul H.

Ray e la psicologa Sherry R. Anderson si cimentarono in alcune ricerche nazionali volte ad individuare le caratteristiche socioculturali ed economiche di quella parte di popolazione adulta maggiormente attenta al processo di discussione critica della cultura dominante e di ricerca di nuovi valori e visioni del mondo. I risultati delle numerose indagini effettuale vennero pubblicati nel libro The Cultural Creatives e in alcune riviste scientifiche, dimostrando come il fenomeno interessasse, nel 1999, un quarto della popolazione adulta statunitense, ovvero 50 milioni di persone. Molti anni dopo, sulle orme delle ricerche effettuate negli Stati Uniti, Nitamo Montecucco, Enrico Cheli ed Ervin Laszlo decisero di realizzare anche in Italia e in altri Paesi europei, delle ricerche sociologiche sui creativi culturali analoghe a quelle americane, allo scopo di verificare in quale misura e con quali differenze tali soggetti fossero presenti anche nel vecchio continente. Venne creato così un gruppo di ricerca internazionale che nel giro di pochi anni, attraverso numerose analisi, riuscì a riscontrare risultati tanto interessanti quanto quelli rilevati negli Stati Uniti, dimostrando come il fenomeno dei creativi culturali si possa ritrovare nell'intera civiltà occidentale ed anche in nazioni dell'estremo oriente. Ma chi sono veramente i creativi culturali? E quale ruolo svolgono nello sviluppo di una società più attenta alle esigenze della collettività? Lo abbiamo chiesto al Professor Enrico Cheli, docente all’Università di Siena e autore del libro I Creativi Culturali. Persone nuove e nuove idee per un mondo nuovo. Ascoltiamo insieme cosa ci ha risposto.

Cittadini attenti e particolarmente sensibili ai problemi del mondo che ci circonda, alle tematiche ambientali, la pace, la crescita sociale, l’equità, l’ecosistema, la pari dignità, cittadini che investono forze ed energie per cambiare e migliorare la società in cui viviamo. L’impegno civico che svolgono costantemente i creativi culturali deve essere supportato però anche da una buona comunicazione, che svolge un ruolo fondamentale nella creazione di modelli sociali. Secondo il Professor Cheli infatti, alcuni mass media, come la televisione e la radio, determinano un’illusione di comunicazione in quanto creatori di un rapporto unidirezionale, a senso unico, dove il pubblico ricevente viene raggiunto da messaggi ai quali però non può rispondere. Proprio per questo la comunicazione migliore sembra essere quella bidirezionale, che permette quindi ai cittadini di partecipare, confrontarsi e scambiarsi opinioni cercando di collaborare nella realizzazione di un progetto comune. “La comunicazione vera produce capitale sociale, crea una rete di relazioni attorno a valori condivisi ed è il prerequisito per poi innescare una partecipazione democratica e attiva”. La comunicazione pubblica, nella sua eccezione sociologica più ampia, potrebbe rivelarsi un ottimo strumento sociale di coesione e di confronto tra attori sociali diversi. E i media, tradizionali e digitali, potrebbero contribuire in questa direzione dimostrando maggiore attenzione ai temi di pubblico interesse, quali strumenti di relazione diretta tra cittadini e istituzioni. Davanti ad un tema così delicato e in continua evoluzione possiamo domandarci quali sono gli scenari futuri possibili che il tema del civic engagement potrebbe richiamare negli anni a venire. Sentiamo cosa ne pensa il Professor Cheli:

Nell’era della cultura digitale e della società dell’immagine pertanto è fondamentale ritrovare il senso della collettività, quell’appartenenza civica che ci rende partecipi di una società complessa e in continua evoluzione, una partecipazione che permette di ritrovare quella coscienza critica che nutre lo spirito democratico in direzione di un impegno più concreto verso il progetto comune nel quale siamo chiamati a vivere.