Quella che si è appena conclusa è stata una settimana in cui lo
spread tra Btp e Bund tedeschi ha toccato i 412 punti, superando così la soglia psicologica dei 410. Non tutti sanno di cosa si tratti, perché non ha mai occupato per così tanto tempo le prime pagine dei giornali, ma riguarda tutti noi. Il nostro presente e, soprattutto, il nostro futuro.
Eppure Bruno Vespa, conduttore del principale programma televisivo di approfondimento in Italia, ha dedicato le prime tre puntate della nuova stagione di Porta a Porta ad un unico tema: la giustizia. Considerando che i problemi giudiziari del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dominano la scena al pari della crisi economica, non ci sarebbe nulla da eccepire sulla scelta del tema di approfondimento.
Entrando nel merito delle tre puntate, invece, si può notare come i casi trattati – inchieste su Berlusconi e sull’On. Milanese e la vicenda di Meredith Kercher – siano un classico esempio di processi mediatici, che molto spesso arrivano alle conclusioni prima del giudice incaricato e creano un legame con il pubblico, grazie a storie raccontate come fiction televisive.
Senza analizzare la rilevanza degli ospiti in studio e l’attenzione data alle relative parti in causa, l’aspetto che più colpisce sono i titoli delle puntate di Porta a Porta in questione.
“Berlusconi vittima o se l’è cercata?”
“Torneranno in libertà?”
“Milanese: adesso parlo io”
Analizzando le tre puntate, probabilmente, gli ospiti in studiosaranno stati equamente bilanciati. Ma soffermandoci sui titoli scelti, si può affermare che i temi abbiano subito un’impronta soggettiva.
La congiunzione “o” potrebbe avere valore disgiuntivo, nel caso in cui indicasseun rapporto di esclusione reciproca, e valore esplicativo, nel caso in cui volesse dare un’alternativa, una spiegazione al concetto precedente. Nel titolo della prima puntata, non ha nessuno dei due valori. “Se l’è cercata” non è l’opposto di vittima, né un’alternativa al primo termine. Appare evidente la difficoltà e l’imbarazzo nel sintetizzare l’inchiesta in un titolo che non disturbasse il Premier.
Nella seconda puntata, si affrontano le vicende legate al processo sull’omicidio di Meredith Kercher. Dal titolo scelto – “Torneranno in libertà?” - sembra si tratti di una fiction in cui ci si interroga sul finale e sul futuro dei due protagonisti, lasciando intendere di fare il tifo per il loro rilascio. Notti di lavoro di avvocati e pm trasformate in un una trama narrativa dal carattere mediatico.
Nell’ultimo caso, quello dell’On. Milanese - appena salvato dalla Camera dalla richiesta di arresto - con “adesso parlo io” c’è un’evidente presa di posizione nei confronti della giustizia, in risposta all’accusa che lo vede coinvolto. Avrebbe potuto farlo tranquillamente in un processo, senza nascondersi dietro il voto di Montecitorio e poi alzare la voce nel salotto di Rai uno, dove può dire la sua versione senza contraddittorio e con un titolo che sembra sottintendere un attacco alla magistratura.
L’oggettività è l’aspetto fondamentale per un’informazione inseparabile dalla sua verità, dall’esattezza e dalla realtà che trasmette o comunica.
Per stabilire un’interazione con il pubblico, la televisione, spesso, ricorre ai drammi e alla finzione, non limitandosi, dunque,ad informare sui fatti ma cercando di fare giustizia e pressione sulle istituzioni, in un processo di capovolgimento dei ruoli sociali. Con tutti gli strumenti a disposizione.