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La Cina al centro del mondo nel bene e nel male

La Cina al centro del mondo nel bene e nel male

di ANNALISA IACONANTONIO (09 09 2011)
 

 

Un’ascesa incredibile, quella che il colosso asiatico ha compiuto negli ultimi anni. Ma dietro al progresso e all’apparente benessere ci sono storie di torture, abusi e violazioni dei diritti umani. La comunità internazionale tace, in un mondo ormai governato dall’economia e dalla finanza.

 

 

Nel 2021 la Cina sorpasserà gli Stati Uniti e salirà sul podio delle economie mondiali. Più che di una notizia si tratta di un evento epocale, che pone fine ad una supremazia – quella americana – che in pochi avrebbero pensato potesse essere arrestata. Ma in tempi in cui è la finanza a farla da padrona, nulla è impossibile. Insomma, voi avreste mai minimamente immaginato che gli Usa sarebbero stati sul punto di fallire, soltanto otto o nove anni fa? Ci sono stati segnali e abbiamo assistito ad una serie di sottovalutazioni suicide, da parte di quelle stesse agenzie di rating che oggi hanno in mano lo scettro del business mondiale. Ma un evento di simile portata era francamente difficile da prevedere.

 

 

IL PIANO QUINQUENNALE – In questo scenario in continuo mutamento si inserisce, appunto, la Cina. E lo fa entrando dalla porta principale, non dal retrobottega. Perché il Paese di mezzo ha assunto, negli ultimi lustri, una notevole importanza strategica nello scacchiere mondiale. Come?Rimodulando non solo le frequenze degli altri paesi, ma anche le proprie. Meno esportazioni, maggiori possibilità per i cinesi stessi di contribuire a ridurre un tasso di disoccupazione elevato (più del 9%), e infine un aumento dei salari. Sono questi i punti cardine del Piano Quinquennale 2011-2015, che Pechino ha varato nel marzo scorso. Solo il tempo ci dirà se il progetto messo nero su bianco dalla casa base sarà fattibile o meno, perché le incognite sono molte e scossoni pronti a minare questo coraggioso cambiamento ce ne sono di continuo. Una delle variabili principali è l’inflazione, che, salita a livelli importanti negli ultimi tempi (6,5% nel mese di luglio, record degli ultimi tre anni), ha rallentato ad agosto, attestandosi al 6,2%, in linea con le previsioni degli economisti. 

 

IL RAPPORTO CON GLI USA– Quella fra il colosso asiatico e Washington è un relazione decennale, non priva di tensioni e attriti (due esempi: l’incontro fra Obama e il Dalai Lama nel febbraio dello scorso anno, che fece infuriare Pechino, e i rapporti che intercorrono fra Cina e Iran, che fanno irritare gli Usa). Negli ultimi mesi, però, si è toccato l’apice: quando Standard&Poor’s ha declassato il rating americano – passato dalla tripla A ad AA+ – Pechino ha alzato la voce. «La Cina, il più grande creditore dell'unica superpotenza mondiale, ha tutto il diritto di chiedere oggi agli Stati Uniti la soluzione dei problemi di debito strutturali e garantire la sicurezza degli asset cinesi denominati in dollari», si leggeva il 6 agosto in un durissimo commento diffuso dall'agenzia Nuova Cina. Si attesta infatti attorno ai 1.160 miliardi di dollari in bond del Tesoro statunitense l’investimento fatto dalla Cina: si tratta del primo creditore straniero degli americani. Come fare per evitare che un eventuale tracollo degli States porti con sé anche Pechino? Stando a quanto affermato da alcuni illustri economisti, la Cina potrebbe acquistare titoli in altre valute (euro, sterline e yen), dovrebbe importare ed acquistare tecnologia dalle aziende più quotate a livello mondiale, e infine farebbe bene a garantire il continuo elevamento della capacità di consumo della popolazione. Su quest’ultimo punto, lo abbiamo visto, interverrà il Piano Quinquennale.

 

ROVESCIO DELLA MEDAGLIA–L’altra faccia di un paese salito negli ultimi anni ai vertici dell’economia mondiale è però ben diversa. Secondo i rapporti annuali di Amnesty International e Human Rights Watch in Cina vigono una serie di violazioni di diritti umani su cui, purtroppo, la comunità internazionale si esprime a singhiozzo. Libertà religiosa e di parola, diritto all’informazione, condizioni dei detenuti nei penitenziari: tutti precetti schiacciati da una censura pervasivi e soffocante. La pena di morte è solo uno dei punti caldi della questione. Malgrado sia classificata come “segreto di stato”, nel 2007 Amnesty International ha raccolto notizie su 470 esecuzioni, ma ne stima un totale di almeno 6.000 nell'arco dell'anno. La buona notizia è che il governo ha approvato una moratoria per i prossimi due anni: la speranza è quella che sia l’inizio di un progresso tanto necessario quanto giusto. Ci sono poi le torture nelle carceri laogai (letteralmente: riforma attraverso il lavoro). Strutture in cui i detenuti vengono picchiati fino alla morte, come riportato anche in alcuni scritti da Harry Wu, dissidente cinese che ha passato diversi anni in strutture di questo tipo. Ma anche sotto il profilo informativo le cose non tanto vanno meglio: oltre al blocco dei social network (Facebook, Twitter, You Tube etc…), il governo ha deciso poche settimane fa di vietare l’utilizzo delle reti Wi-fi nei locali pubblici. I gestori di bar e ristoranti che volessero continuare a far connettere i propri clienti mentre questi ultimi sorseggiano un caffè o mangiano qualcosa seduti al tavolo, devono acquistare un software che costa circa 2.200€. Il motivo? Evitare che gli echi della “Primaveraaraba” arrivino anche in Cina, provocando un “terremoto” di enormi proporzioni. E che dire della religione? La Repubblica Popolare è ufficialmente atea, anche se la maggior parte della popolazione è fedele all’associazione fra Buddismo e Taoismo. Cristianesimo ed Islam sono religioni minoritarie, e per questo spesso soggette a persecuzioni.