“Eh caro! Chi è il pazzo di noi due? Eh lo so: io dico tu!
E tu col dito indichi me.Va là che, a tu per tu, ci conosciamo bene noi due.”
Luigi Pirandello
“Tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesci ad esprimerlo con le parole” cantava il buon Faber, un omaggio a chi è etichettato come pazzo dalla restante maggioranza. Quella routinaria, noiosa e grigia. L'incapacità di farsi ascoltare e la voglia di urlare ad un mondo sordo. È il caso dei ragazzi di Greenpeace, che con la loro campagna per dire no al nucleare, si son sentiti, più volte e da più fronti, connotati come tali.
Ed è proprio da qui che parte l'ottima eco-comunicazione orchestrata, ancora una volta, dall'associazione. I pazzi siete voi è il nome della protesta. Alessandra, Pierpaolo, Luca, Giorgio, Silvio, Alice e Marco sono i sette ragazzi che da qualche settimana sono rinchiusi in un bunker. Hanno deciso di resterci fino al 12 giugno, giorno del referendum. Il gruppo segue le regole del protocollo di radioprotezione previsto in caso di incidente nucleare con rilascio di radiazione: niente cibi freschi e finestre sigillate. Unica eccezione: internet. Vogliono comunicare all'esterno le difficoltà di chi, ogni giorno, si trova ad affrontare simili realtà. Non un atto estremo, né eroico, la loro azione ha uno scopo preciso, come spiegano nel video-manifesto: sottolineare che i veri pazzi sono là fuori, ancora liberi di affermare che il nucleare sia la soluzione ottimale per risolvere il problema energetico del nostro Paese. Molti artisti hanno deciso di sostenere la campagna dei ragazzi, con una canzone scritta per l'occasione.
In questi giorni, camminando per Piazza del Popolo, è capitato di trovarsi davanti ad un maestoso bidone nucleare collocato sul Pincio. “Attenzione, contiene attivisti” è il monito dell'ennesima azione messa, abilmente, in scena. Anche qui, si resterà dentro fino al giorno del referendum, vivendo con tutte le difficoltà che isolamento e spazi ristretti comportano.
Ma non è finita. Informare è stata, e continua ad essere, la parola d'ordine dell'intera campagna. Guerrilla actions, la regola numero uno per chi, oggi, vuole lasciare il segno e attirare l'attenzione di media e social media. E il 9 maggio, in Piazza Venezia succedeva questo. L'azione ha fatto il giro delle testate nazionali più famose, twitter, youtube e facebook hanno contribuito a renderla viral. Pazzi o no, hanno certamente raggiunto il loro obiettivo: informare la restante maggioranza, quella routinaria, noiosa e grigia, sul tema clou del Referendum, cogliendo l'invito di esperti della comunicazione e sommi letterati “Bene o male, purché se ne parli”.