"De anforgettebol fair, se chiama così"
"De anforgettebol fair, se chiama così"

Quattro canzoni per raccontare il nucleare e...
Tutti ar mare, tutti ar mare...co' li pesciii, in mezzo all'onne noi s'annaaamo a divertì”. Carlo, di ritorno dall'ufficio, oggi, pare più allegro del solito. É un venerdì qualunque ed ha pensato bene di fare una sorpresa alla moglie, Pamela. Negli ultimi periodi, la donna soffre di un malessere che colpisce, frequentemente, il sesso femminile, il nome tecnico-scientifico è nevrosis da sopraffaticamendum. Così, l'astuto marito torna a casa con due biglietti, direzione Otranto: cinque splendidi gioni in un resort da sogno.
A Pame' partiamo l'undici, sei contenta cì?”. Al suono di queste parole, Pame' non sembra reagire bene, e con la classe e l'eleganza che da sempre la connotano, replica così: “Dì un po', ma che te sei ammattito? Nun voi annà a vota'? E certo che ce frega a noi der nucleare, de l'acqua e der legittimo impedimento. Vie' qua Carlè, senti a Pamela tua.” La donna prende il malcapitato, delicatamente, per un braccio e trascinandolo verso il portatile continua: “Ascolta...la sai sì? Era il 26 aprile 1986, mo' ricordo come fosse ieri, facevamo du anni de fidanzamento. Che dici loro so' ricordano? Ancora oggi la gente s'ammala”.
Carlo resta in silenzio, i biglietti ancora in mano. Pamela, per aderire al cliché della moglie logorroica che non dà spazio a replica alcuna, incalza: “Ahhh, nun parli mo'? E certo annamosene a Otranto, annamosene, tanto al nostro futuro ce pensano l'artri vero? Bono Vox va pe' mostre e noi andiamo in vacanza. Me pare giusto. De anforgettebol fair, se chiama così. Giorni fa ho sentito pe' radio che è stata scritta dopo aver visto un'esposizione, a Chicago, dedicata agli orrori nucleari di Hiroshima e Nagasaki”
L'uomo è attonito, prova a prender parola, invano. Non sfrutta il nanosecondo di pausa concessogli dalla moglie. “Youtubbe se è bloccato, aspe', funziona. Pie-ran-ge-lo Ber-lo-li. Eccola, ascolta eh, ascolta Carle'. Annamo a Otranto noi, ve'? Ah bello, spiaggia, sole e lo trovamo là il vento che soffia.” Carlo gesticola, pare voler intervenire, è sofferente in viso, ma Pamela, ancora una volta, lo anticipa e aggiunge: “Ma quanto parli te, e statteee zitto. Tanto che ce frega, Noi non ci saremo. E perché mai votare. Er quorum se raggiunge, con o senza di noi. Dite tutti così, sempre la stessa storia, e quante volte l'ho sentita ma sai che te dico? Bla bla bla bla ”
Carlo sorride, rimanendo, però, in silenzio. Il responso del medico che diagnosticava la nevrosis da sopraffaticamendum della consorte era lacunoso. Nello spazio relativo a cura e istruzioni per l'uso mancava un paragrafo che, ora, risuonava come un dubbio amletico nella testa dell'uomo: “ E mo como jo'o dico che stavo a parlà de l'11 luglio?”.