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Noir oggi: la narrativizzazione del crimine, tra spettacolo e serialità

Franca Leosini ci racconta le sue “Storie maledette”

Noir oggi: la narrativizzazione del crimine, tra spettacolo e serialità

di ALESSIA SVEZIA (17 05 2011)

Si dice che il delitto è il grande romanzo della nostra vita. Lo specchio della società; una finestra sull’orizzonte psicosociale dell’umanità, sui disagi. Ma c’è un nuovo genere informativo che si sta facendo strada nel panorama dei contenuti mediali attuali: il criminality show. Dal contributo di Franca Leosini, lo spunto per una riflessione sugli scenari del giornalismo e dell’infotainment della televisione contemporanea, tra serialità delle storie criminali e spettacolarizzazione del noir.

Negli ultimi anni l’infotainment sta prendendo sempre più spazio nei palinsesti delle reti televisive italiane. Spettacolarizzazione degli eventi, storie appassionanti ripetute all’infinito, rievocate nei più disparati programmi televisivi. Storie di crimini efferati, sviscerati in macabri dettagli. Apporti ininfluenti alla conoscenza degli utenti, ripetizione ed enfatizzazione dell’aspetto patemico. Più che lavoro di mediazione razionale per una conoscenza condivisa della società e della cosa pubblica, assistiamo ad un crescente focus su storie accattivanti che mirano alla pancia dei telespettatori. Dalla rincorsa allo share, la logica del commercio invade le vie dell’informazione; prodotti giornalistici trasformati in luoghi di intrattenimento in cui la leggerezza degli argomenti è ciò che sembra il pubblico voglia. Ma la strategia attuale sembra traballare in una visione lungimirante.

Il noir. Da genere a metagenere. Fino a qualche tempo fa si usava il termine noir per indicare un genere ben preciso: i romanzi noir erano le storie delittuose raccontate dal punto di vista criminale. C’era un’ effettiva linea di confine tra noir e giallo, tra romanzo nero e romanzo gotico. Il finale dei racconti noir solitamente non è un happyending come avviene per i gialli. Spesso non vi è conclusione, non vi è una risoluzione del fatto, dell’avvenimento.
I cancelli dell’interpretazione rimangono aperti a riflessioni individuali e collettive. L’intenzione è quella di prendere atto della necessità di una riflessione sulla società e sui suoi meccanismi, a volte nascosti e bui. L’antieroe diventa il protagonista e il punto di vista in cui è raccontato il romanzo noir non è dalla parte del “buono”. Si entra nelle anime degli attori di omicidi, si cerca di comprendere i meccanismi remoti e profondi che hanno portato l’individuo a commettere l’omicidio.

La parola noir oggi viene invece utilizzata come indicatore di un metagenere; sotto la sua ala accoglie i romanzi gialli, le news dramas dei telegiornali che poi diventano tematica di discussione nei talk show televisivi dell’infotainment, le fiction a puntate, i film, con i più variegati gadget e i molteplici eventi culturali a loro collegati. Fra intrattenimento e consumismo, la cultura del male prende vita sottoforma di storie da raccontare a più riprese.

Il lavoro di Franca Leosini. L’opera che svolge quotidianamente Franca Leosini, ormai da più di 20 anni, nell’ambito dei suoi programmi televisivi sui crimini è proprio quella di cercare di comprendere la mente e i moti dell’anima di chi ha commesso gli omicidi; da uno studio approfondito dei casi, degli atti processuali e grazie ad interviste ai protagonisti, la conduttrice di RaiTre, durante le sue trasmissioni, ci guida in un viaggio verso l’ignoto, il non conosciuto. La competenza e la delicatezza della conduttrice di “Storie Maledette”, in onda su RaiTre dal 1994, di cui è anche autrice, stridono evidentemente con l’inadeguatezza dei personaggi televisivi che prendono parte ai talk show su argomenti di informazione giornalistica nelle fasce pomeridiane delle varie reti televisive.

“Black Out. Il racconto del male nella serialità televisiva”, lezione-incontro all’interno dei “Giovedi di giornalismo” organizzato dalla cattedra di “Formati e stili del giornalismo radiotelevisivo” ha accolto il contributo della signora del crimine Franca Leosini che, insieme a Giovanni Bianconi del Corriere della Sera, ha riflettuto sul rapporto tra informazione e intrattenimento, su come i processi mediali possano in alcuni casi influire sui processi giudiziari, sul limite tra diritto/dovere di informare e riservatezza. In poche parole sulla nuova informazione e sulla crisi del giornalismo tradizionale.

L’infotainment tra cenni storici, critiche e riattualizzazioni. Negli ultimi anni l’infotainment sta prendendo sempre più spazio nei palinsesti delle reti televisive italiane.
È un fenomeno insito nel concetto di informazione, la tendenza dell’opera giornalistica a narrare storie popolari e accattivanti. Come un carattere genetico può tornare alla ribalta. Dopo essersi manifestato già ai tempi delle cronache e delle ballate del Quattrocento ed essere stato “ufficializzato” con l’avvento della Penny Press e dello Yellow Journalism, espressioni di una democratizzazione dell’informazione, l’infotainment ha ceduto il posto ad una regolamentazione condivisa del giornalismo moderno stilata alla fine del XIX secolo. Successivamente gli standard del giornalismo americano hanno rappresentato quella tipologia di informazione riconosciuta a livello globale come la buona informazione, l’informazione di qualità. Obiettività e imparzialità dei giornalisti, narrazione degli eventi effettivamente rilevanti per il pubblico e indipendenza da logiche di mercato. Oggi tutto questo è stato totalmente messo in crisi. La rincorsa allo share ha ormai gettato le basi per un giornalismo che enfatizza gli eventi più accattivanti, spettacolarizza i fatti e scade nella personalizzazione più prepotente in cui i classici limiti tra notizia e merce, tra pubblico e privato, tra informazione e intrattenimento vengono inesorabilmente infranti. Viene così a mancare il patto comunicativo stipulato con il pubblico, cittadini che hanno il diritto e il dovere di informarsi, di conoscere gli accadimenti importanti e di poterli interpretare per prendere parte alla cosa pubblica in maniere attiva e consapevole. La figura del giornalista come mediatore della realtà si disperde; ma ancora prima crolla la sua delega come selettore di informazioni che, organizzate gerarchicamente per un’utenza generalista, oggi cedono il posto alla frammentazione culturale e, grazie ai nuovi media, alla possibilità di personalizzazione delle diete mediali e delle notizie.

La crisi del settore dell’informazione tocca oggi molteplici aspetti della professionalità e dell’attività giornalistica; la rilevanza dell’argomento si dispiega nella grande capacità dei media di giocare un ruolo fondamentale nella costruzione della rappresentazione sociale della realtà da parte degli individui. In una contemporaneità in cui la tv invece di attenersi a rappresentare la realtà, la crea e la ricostruisce, enfatizzandone, a suo uso e consumo, alcuni aspetti piuttosto che altri, è lecito chiedersi quanto le lunghe narrazioni che sanno di noir possano ancora offrirci una lettura veritiera della nostra società e delle sue particolarità. Ciò che è messa inoltre in discussione è la mancanza della dovuta competenza degli opinionisti nei programmi di infotainment. Ad argomenti delicati e di spessore come i crimini dovrebbero corrispondere persone specializzate e professionali.

In questo senso le trasmissioni di Franca Leosini, tradizionali e piacevolmente moderate, possono offrire ancora oggi un valido punto di riferimento. Anzi, a maggior ragione dovrebbero esserlo.