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"Brutti, sporchi e cattivi"

La rappresentazione dell’altro nei media italiani

"Brutti, sporchi e cattivi"

di ELEONORA CODERONI, MARIA GABRIELLA LANZA (16 05 2011)
http://calabria.blogosfere.it/
 

Clandestino, delinquente, disperato, ecc. Gli immigrati come sono rappresentati dai media italiani? L’immigrato viene rappresentato come un pericolo da contrastare con ogni mezzo? Alcuni dati e l'intervista a Fabrizio Gatti tentano di dare una luce diversa alla questione più controversa degli ultimi tempi.

Mentre le cronache registrano quotidianamente la morte in mare di decine di “clandestini”, gran parte dei mezzi di comunicazione di massa alimenta senza sosta il panico sull’invasione del nostro paese da parte degli immigrati: “emergenza clandestini” è il monotono ritornello che risuona nelle prime pagine dei quotidiani italiani. 

Un impressionante coro di luoghi comuni, di dati orecchiati se non inventati, di pregiudizi spacciati per verità, caratterizza da sempre il discorso pubblico sull’immigrazione e “sull’altro”. L
’immigrato viene rappresentato come un pericolo da contrastare con ogni mezzo: dalla militarizzazione dei confini alla moltiplicazione di veri e propri campi di internamento, dall’espulsione generalizzata “all’assistenza economica” prestata ai regimi da cui i migranti cercano di scappare.

Quasi tutte le affermazioni dominanti sugli immigrati sono false. Non è vero che l’Italia è stata invasa dagli stranieri più degli altri paesi del Mediterraneo; non è vero che i migranti mostrano una particolare propensione a delinquere o che portano via i posti di lavoro ai giovani italiani. Ma perché si ha così tanta paura di questi che prima di essere degli immigrati, dei clandestini sono delle persone, persone che versano nelle casse dello Stato quasi 11 miliardi di contributi l'anno? E perché i media divulgano una rappresentazione dell’altro così lontana dalla realtà dei fatti?

Ha risposto ai nostri interrogativi lo scrittore e giornalista dell’Espresso Fabrizio Gatti. Le sue inchieste sul mondo dell’immigrazione rappresentano uno dei rari casi di vero giornalismo in Italia: sotto falsa identità, Fabrizio Gatti si è fatto rinchiudere nei centri di detenzione per stranieri di via Corelli a Milano e a Lampedusa; è stato arruolato tra gli schiavi sfruttati per la raccolta dei pomodori in Puglia e ha attraversato il Sahara sugli stessi camion che trasportano i migranti verso il Mediterraneo.

L'intervista a Fabrizio Gatti


Attraverso i meccanismi sociali di etichettamento e di esclusione adottati dai media, l’umanità viene divisa in persone e non persone, in cittadini dotati di diritti e garanzie formali e in stranieri a cui i diritti vengono negati. L’omicidio di Giovanna Reggiani da parte di un romeno nel novembre 2007 a Tor di Quinto, estrema periferia di Roma, è un esempio lampante di come i 
media possano alimentare, sull’onda dell’emotività, un clima di paura e diffidenza nei confronti dello straniero: dipingere l’altro senza umanità, come un mostro da cui bisogna difendersi è il primo passo per scivolare nel razzismo.

Non si tratta di una lettura specifica dei soli media ma di un più complesso atteggiamento di chiusura della società italiana verso gli stranieri, trasformati in nemici sociali. Bisognerebbe tenere presente che noi italiani 
siamo stati un popolo di emigranti, un popolo che ha conosciuto l’indifferenza, il razzismo, il dolore di non avere più un posto dove sentirsi a casa.

Il Novecento è stato il nostro secolo, trenta milioni di italiani sono partiti verso il nuovo continente spostando il peso del mondo: ieri eravamo noi, oggi sono loro. A noi italiani è stata data l’opportunità di costruire il nostro futuro, di cambiare il nostro presente, abbiamo avuto un’altra chance. A loro, ai nuovi migranti, noi abbiamo offerto un carcere sovraffollato, un biglietto per il ritorno.

Le guerre nell’area del Maghreb, che sono scoppiate in questi ultimi mesi, hanno portato migliaia di disperati a scappare da una situazione disumana. Rischiare la propria vita per la fievole speranza di un futuro che sia degno di essere chiamato tale merita rispetto. Ma lasciare più di 20.000 persone ammassati su un’isola nell’incertezza e nell’abbandono più totale non può certo essere chiamato rispetto.

Li abbiamo visti i loro volti, l’abbiamo vista la loro pelle bruciata dal sole e dall’acqua salata, ammassati l’uno sull’altro: sono loro, gli immigrati, i clandestini, la nuova carne da macello dell’Occidente. Alcuni hanno avuto il mare per tomba, abbandonati come un pacco senza destinatario, altri sono stati i protagonisti di una crudele partita a ping pong tra noi, Malta, la Francia, la Germania, i paesi democratici del terzo millennio.

La morte in mare di questi uomini, donne, bambini nell’indifferenza generale è un fallimento dell’intera società, della nostra società: dal 1988 a oggi, sono almeno 23.000 i morti in mare lungo le rotte che dalle coste settentrionali dell’Africa vanno verso l’Europa. Questo significa che ogni giorno muoiono 2,7 persone. Sono cifre inaccettabili e purtroppo approssimate per difetto.

Al di là di tutte le polemiche, al di là di tute le paure ingiustificate e al di là di quel timore così triste e bieco che ci fa nascondere la borsa sotto il braccio quando accanto a noi passa uno straniero, resta solo il fatto che in fin dei conti siamo tutti delle persone. Persone che nascono, soffrono, ridono allo stesso modo, persone che hanno un valore.

È un valore George, laureato in farmacia, costretto a lavorare notte e giorno come muratore, macellaio, venditore ambulante pur di mantenere i suoi 4 figli in Nigeria e permettere loro di studiare; sono un valore inestimabile i bambini annegati nella notte tra il 5 e il 6 aprile 2011 mentre il mondo dormiva tranquillo; è un valore Ioana, badante ventenne di Fabio, 81 anni.Infondo non è poi così difficile guardare oltre il luogo di nascita di una persona per scoprire il suo valore: basta considerarsi cittadini del mondo e non perdere la nostra umanità. Restare umani nonostante tutto, come diceva Vittorio Arrigoni. 

Sul tema 'media e

Sul tema 'media e immigrazione' vi segnaliamo un recente numero di Pluraliweb, rivista online di Cesvot-Centro Servizi Volotnariato Toscana, consultabile all'indirizzo www.pluraliweb.cesvot.it/usr_view.php?id_pubblicazione=2179