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Immigrant song(s)

Note migranti

Immigrant song(s)

di GIUSEPPINA CASCIARO (16 05 2011)
http://www.flickr.com/photos/andreacasarino/3612725215/
 

 Il fenomeno dell’immigrazione e l’immagine dello straniero raccontati da alcuni capolavori musicali.

                                                "Avanziamo contro vento,il nostro obbiettivo è la costa occidentale" 

“La gente è strana quando sei straniero” recitano i famosissimi versi di una canzone dei Doors, il buon Morrison riesce a raccontare in poche parole la diffidenza  nei confronti del diverso, che sia immigrato o pazzo.
L’aggettivo strano deriva dal latino extraneus, di un altro Paese, ossia straniero. La questione etimologica diventa un alibi perfetto per aderire, senza indugi, agli stereotipi che connotano questo mondo extra. Mondo strano.
Di fronte all’immagine del diverso veicolata dai media legata quasi sempre a fatti di cronaca, la musica ha contribuito a scardinare, in parte, vecchie credenze. Dal rock alla canzone d’autore, passando per il folk, melodie che hanno fatto e continuano a fare la loro parte. Raccontano il fenomeno dell’immigrazione e l’immagine dello straniero…
 
…nelle poesie in note di Fabrizio de André che in numerosi capolavori prova a dipingere la meraviglia di popoli a noi, culturalmente, lontanissimi. Il popolo rom, tra tutti, narrato in canzoni come khorakhanè. Rom musulmani originari, per la gran parte, del Kosovo, arrivati in Italia nei primi anni ’90 con l’aggravarsi della situazione nella ex Jugoslavia. Immagini e versi cantati dall'artista ligure che prende l’ascoltatore per mano e lo conduce a guardare da vicino l’incanto di un popolo, colpevole di essere diverso. Come tutti i grandi autori, è sua premura presentare, degnamente, il significato delle canzoni. E così, quando il pentagramma musicale ti conferisce una pausa, parole come queste riempiono i silenzi durante i concerti:
 
“Questi Rom, questo popolo libero è affetto da dromomania, cioè desiderio continuo di spostarsi. Non credo abbiano mai fatto del male a qualcuno, malgrado le strane dicerie; è vero che rubano (…)però non ho mai sentito dire che abbiano rubato tramite banca. Inoltre non ho mai visto una donna Rom battere un marciapiede. Girano senza portare armi; quindi se si dovesse dare un Nobel per la pace ad un popolo, quello Rom sarebbe il più indicato.”
                              Presentazione del brano durante il concerto al Teatro Valli di Reggio Emilia (6/12/1997)
 
Un dj d’eccezione seleziona i nostri dischi, è lui l’anima della serata e la gente in barca sembra rianimarsi, ora dopo ora. Dal cantautorato italiano passiamo alla musica d’oltreoceano. È il turno della sacerdotessa del rock, Patti Smith. La cantante americana prova a raccontare la migrazione, un atto estremo fatto per motivi, per lo più, politici, sociali ed economici. Citizen ship, barcone di cittadini. Il protagonista della canzone, tra assoli di chitarra e voce, racconta di aver lasciato un Paese in guerra. La disperazione di chi decide di affidarsi a queste navi, il più delle volte illegali, diventa musica. Uomini senza identità perché privi di documenti, uomini senza Patria, uomini in cerca di speranza. Il connubio di chitarra e batteria suggella l’urlo finale “Un nome, qual è il tuo nome figliolo? Nulla, non ho nulla”.

Ora remi in mano, si naviga in direzione Est. Approdiamo sul Bel Paese. Francesco De Gregori canta Nero, una musica scanzonata, un po’ datata che ricalca perfettamente le cronache attuali. “Dalla periferia del mondo a quella di una città” , parole e note accompagnate dalle vignette di Vauro per l’occasione.

Brindisi. E un sorriso sui visi dei miei compagni. “Veloci a scendere, il barcone è troppo pieno e le prime luci dell’alba ci dicono che bisogna fare presto, non c’è più tempo per musica e canzoni, la forza di singolari  uomini in uniforme rovina la festa, dobbiamo salire su una barca in direzione del porto di Genova” ci urla il dj, ormai stanco e provato. Ma perché? Stavolta il senso ci sfugge. Iniziano a chiamarci a gran voce, siamo solo numeri. Ci abbandoniamo allo stupore e li seguiamo, di fronte a tutto ciò, un pensiero ci porta a dar ragione al vecchio e caro Morrison, fischiettando in testa una melodia che fa: “People are strange when you’re stranger, lalalala lalala lalala”.