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Radio e tv, occhio a MisterMedia

A giugno i primi dati sulla presenza mediale delle minoranze

Radio e tv, occhio a MisterMedia

di LUCA MATTEI (16 05 2011)
http://www.griswald.net/archives/archive_2008-m09.php
 

Quali rappresentazioni sociali offrono i principali mezzi di comunicazione a proposito delle minoranze? Quanto pesa la voce di soggetti minoritari all'interno dei loro palinsesti? A queste domande, già dal prossimo mese, cerca di rispondere il progetto MInorities STEReotypes on MEDIA.

Le minoranze di ogni genere rischiano di essere schiacciate ancor di più dai media, con la particolare rappresentazione che questi forniscono, di esse, alla pubblica opinione. Per evitare questo pericolo bisognerebbe analizzare come i principali mezzi comunicano l’immagine di eventi e soggetti non maggioritari.


È questo il principale obiettivo di MisterMedia, acronimo che sta per Minorities Stereotypes on Media. Il progetto nasce dalla collaborazione tra il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale e il Centro d’Ascolto dell’Informazione Radiotelevisiva, l’ente che fin dagli anni ’80 scheda e archivia notiziari e trasmissioni radiotelevisive, monitora il rispetto della legge sulla par condicio e verifica il rispetto delle quote europee nella programmazione di fiction.
 

L’analisi degli stereotipi sulle minoranze utilizzati dai media consiste in un monitoraggio continuo, per 365 giorni l’anno, dell’offerta di radio e televisione, i due principali mezzi attraverso cui si veicola la formazione dell’opinione dei cittadini.
In particolare si tratta di 1200 edizioni di telegiornali trasmessi al mese sulle reti nazionali terrestri, Rai, Mediaset e La7; 6400 edizioni di giornali radio in onda sulle frequenze Rai, Radio24 e le altre 15 emittenti che coprono l’intero territorio. Quotidianamente, quindi, si andrà ad analizzare la programmazione (tg/gr più trasmissioni) di 168 ore di tv e 580 di radio. Questi dati verranno poi confrontati con l’offerta complessiva dei due media in modo da avere una visione più ampia del peso dato alle minoranze.

Uno studio parallelo prenderà in esame le principali emittenti di tre regioni, una del Nord, una del Centro, una del Sud, per verificare cosa avviene nell’emittenza locale. È noto, infatti, che in alcune regioni la principale emittente locale supera in termini d’ascolti l’emittente nazionale.

In uno step successivo alla fase iniziale, vera novità di questo progetto, saranno prese in considerazione le fiction televisive, quel particolare format che forse, ancor più dei notiziari, crea facilmente falsi luoghi comuni.

Vero scopo della ricerca, infatti, è considerare le costruzioni simboliche di tali temi, cioè come telespettatori e ascoltatori percepiscono, e all’interno di quali cornici, determinate vicende e protagonisti. Per questo motivo, contemporaneamente alla rilevazione di dati quantitativi, verranno utilizzati strumenti qualitativi come i focus group.

L’intenzione è quella di sensibilizzare l’opinione pubblica e sottolineare l’esistenza di un’alternativa a ciò che solitamente viene offerto. I risultati di queste ricerche saranno poi sottoposti all’esame di scuole di giornalismo e redazioni giornalistiche affinché anche i produttori d’informazione siano consapevoli di come trattare determinate tematiche.
 
L’ampio concetto di minoranza viene preso in considerazione attraverso quei fenomeni che trovano spazio nei media: l'immigrazione (non solo in senso generale ma anche quando ad essa viene legata la criminalità), la xenofobia, il razzismo, la violenza, la delinquenza.
I primi risultati verranno resi noti a giugno 2011, quando sarà possibile confrontare i dati con quelli raccolti nello stesso mese dell’anno precedente. In quel periodo, in un contesto completamente diverso rispetto a quello odierno, nel 40,4% dei casi in cui radio e tv trattavano di minoranze si riferivano in particolare a fenomeni di immigrazione; nel 30,6% si parlava invece di orientamento sessuale; a seguire poi si evidenzia il 12,3% di temi legati all’orientamento religioso e l’8,9% dedicato particolarmente al mondo rom e sinti.
 
Al di là del sito Internet, i risultati del monitoraggio troveranno spazio anche su Facebook e altri social network, strumenti attraverso i quali si vuole raggiungere anche tutte quelle associazioni che, a vario titolo, si occupano di minoranze.

In questa intervista (realizzata da Luca Mattei e Giorgio Velardi, video montato da Eleonora Coderoni) abbiamo rivolto alcune domande a Gianni Betto, direttore del Centro d'Ascolto dell'Informazione Radiotelevisiva.


 
La questione in campo rappresenta un’importante prova per la democrazia e la civiltà di una società. Numerosi studi testimoniano quanto sia fondamentale il ruolo dei media nella trasmissione di idee, valori e costruzioni della realtà. Si tratta allora di fare in modo che anche le minoranze siano in grado di esprimersi all’interno dell’arena pubblica. Questi soggetti minoritari devono scontrarsi con un sistema mediale che è sempre più maggioritario, voce consolidata della maggioranza, che poco spazio lascia ad un pubblico esiguo. Il progetto MisterMedia non vuole essere soltanto la “solita” ricerca accademica che si limita ad evidenziare problemi ma si pone lo scopo ulteriore di modificare direttamente lo status quo e far sì che davvero tutti coloro che partecipano alla vita democratica di un Paese riescano a fornire una piena espressione di sé.