Cultura digitalizzata
Cultura digitalizzata

Con l'avvento dei new digital media, abbiamo assistito ad una vera e propria digitalizzazione della vita quotidiana, dei processi di apprendimento, delle relazioni, della scrittura e più in generale della cultura. Ma quali vantaggi e quali rischi comporta una "cultura digitalizzata" ?
I media non alfabetici del Novecento, come la radio, la fotografia, la televisione, il telefonino, avevano destinato la scrittura ad un vero e proprio declino, in quanto sono fortemente basati su suoni e immagini, sono privi di quella connotazione testuale dei precedenti media alfabetici come i libri e i giornali.
Sono molte le persone le quali ritengono che l'avvento dei media digitali abbia sottratto gli individui dall'abitudine di leggere e scrivere, ma in realtà questo è solo un luogo comune.
Se non ci limitiamo solamente alla superificie del fenomeno, possiamo notare in verità che è proprio grazie ai nuovi media che la scrittura è tornata la protagonista della comunicazione di massa.
Chiaramente considerando le caratteristiche del web 2.0, ossia dinamicità, interattività, ipertestualità, la scrittura diventa mezzo di partecipazione e condivisione liberandosi dei suoi aspetti più rigidi e formali e reimmergendosi in una dimensione molto più precaria e fugace.
Il problema è proprio questo: i nuovi mezzi rischiano di modificare per sempre il modo di leggere, studiare, della generazione digitale, viziata dalla cultura in tempo reale del hic et nunc della multimedialità e animata dall'irrefrenabile desiderio di immediatezza che Internet può realizzare.
C'è il rischio di fare ricerche in modo rapido, senza metabolizzare in modo critico le informazioni; il pericolo che possa col tempo venire meno l'attitudine alla lettura profonda, silenziosa, riflessiva, meditativa.
Se non vi è un uso consapevole del mezzo, si può rischiare di perdere la preziosa capacità di contemplare e immaginare.
Tra gli aspetti estremamente vantaggiosi e positivi invece, si può sicuramente citare lo straordinario potere democratizzante che la cultura digitalizzata offre: il facile accesso al mondo virtuale infatti, consente a chiunque di pubblicare online e ciò conferisce un maggiore potere all'utente, al quale si apre un ventaglio di offerte variegatissimo, nonchè la possibilità di divenire user generated content (generatore di contenuto) e trasformarsi così da semplice utente a protagonista indiscusso della navigazione.
Tutto ciò comporta dei rischi non trascurabili: il sapere in questo modo diventa totalmente privo di supervisione e controlli; la qualità e l'affidabilità dei contenuti non sono garantite e sono affidate esclusivamente alla capacità di giudizio e valutazione dei singoli utenti.
Di certo però, lo strumento ipertestuale, inteso come testo dilatato, consiste in un'enorme flessibilità che si ripercuote in modo positivo sulla creatività dell'utente il quale può riscrivere, cancellare, spostare, inserire immagini, suoni e video; può sostanzialmente concentrarsi di più sui contenuti e lo stile piuttosto che sull'aspetto formale.
Ma una questione resta centrale: come conservare e trasmettere una cultura digitalizzata, caratterizzata da così tanta precarietà e fugacità?
Nella spaventosa realà del hic et nunc e dell'immediatezza portata all'estremo, quanta della nostra cultura digitale verrà trasmessa ai nostri posteri?
Altra domanda
Un'altra domanda: cosa della nostra cultura digitale vale la pena di conservare?
Non voglio sottovalutare il problema della conservazione dei testi (una disciplina scientifica molto interessante) ma è un problema che l'umanità ha già affrontato e con meno mezzi e risorse di oggi. Possiamo ragionevolmente sperare di non aver perso molto nei secoli passati almeno piu di quanto perderemo nel futuro.
Se accettiamo l'idea che la scrittura, l'immagine e il suono siano diventati tutt'uno con la nostra vita dovremmo anche accettare l'idea che i contenuti appartengano ad unico streaming, streaming che possiamo essere perdere e dimenticare (e in certi casi è pure meglio).
Sicuramente. D'altronde
Sicuramente. D'altronde viviamo in un mondo ormai immerso nei media, perciò prima accettiamo questa idea e prima saremo pronti a cogliere i vantaggi e le opportunità che questi mezzi ci offrono. Il mio non voleva essere assolutamente un accanimento contro la cultura digitalizzata, anzi! Ho voluto solo esporre dei dubbi personali e delle domande, alle quali ora come ora non possiamo rispondere con esattezza, circa la conservazione dei testi e la trasmissione della conoscenza. Ormai non ha più senso chiedersi cosa i media ci fanno, ma cosa noi facciamo con i media. Per rispondere a questa domanda non è possibile assumere un atteggiamento negativo o apocalittico nei confronti di questi nuovi strumenti, ma soltanto critico.