Intercettazioni si, no, forse. Ma dov’è finita l’etica?
Intercettazioni si, no, forse. Ma dov’è finita l’etica?

La legge sulle intercettazioni telefoniche è solo l'involucro di un problema molto più grande: quello che riguarda l'etica pubblica, di cui il nostro paese ha perso completamente la cognizione. Dalla politica alla sanità, dalla scuola all'economia passando per il giornalismo. Un viaggio da cui, dopo l'andata, si auspica anche un ritorno.
“Al Senato l’abbiamo approvata almeno un anno fa. Quella sulle intercettazioni è una legge importante e riteniamo che si debba fare, quello dell’uso abnorme delle intercettazioni è un problema serio. Auspichiamo che la Camera possa presto pronunciarsi". Parole e musica di Maurizio Gasparri, ultimo – in ordine di tempo – a parlare di uno dei temi caldi degli ultimi mesi della politica di casa nostra: le intercettazioni telefoniche.
Argomento "caro" a giornalisti e magistrati, che vedono minato (a ragione) buona parte del loro lavoro, quello sulle intercettazioni é solo il guscio di un problema molto più grande e difficile da risolvere, legato a quell’etica pubblica che l’Italia sembra aver lasciato per strada nel corso dei suoi 150 anni di storia. Non serve scomodare Socrate e Platone, basta leggere i giornali per capire quanto la nostra classe dirigente (e non solo) abbia perso il senso della misura. Non si può non cominciare dalla politica, visto che l'intera questione parte da lì, e in particolare da una dichiarazione fatta dal Presidente del Consiglio: "Gli italiani vogliono questa legge per parlare liberamente al telefono senza avere paura di essere intercettati". Bisognerebbe domandare al Premier di quali italiani parla, visto che la stragrande maggioranza chiama al massimo la mamma o il proprio partner. Certo è che per discutere di quanto deputati e senatori siano eticamente degni di rappresentare il nostro paese non basterebbe un'enciclopedia. Se fosse ancora in vita bisognerebbe chiedere a Max Weber cosa pensa di Berlusconi, di D'Alema, di Fini e compagnia cantante, ma purtroppo non è possibile farlo. Ci basta ricordare quanto da lui auspicato: la politica non deve essere il punto di arrivo per individui opportunisti, ma la stessa deve essere affidata nelle mani di persone che hanno una certà professionalità (urgono segnalazioni a riguardo!).
Uscendo dal "pantano" della politica, la situazione certo non migliora. Anche nel settore della sanità se ne vedono delle belle: l'ultima notizia, in ordine di tempo, è quella che riguarda un funzionario di una Asl romana, arrestato mentre intascava una tangente da 2.500 euro per agevolare un rimborso spese di oltre 7.000 euro alla famiglia di un paziente sottoposto a Bologna ad un trapianto di cuore. E la scuola? Peggio che andar di notte. La "parentopoli dell'Università" (ancor più nota alle cronache dopo il suicidio dello studente palermitano Norman Zarcone) fa registrare segnali inquietanti. Prendiamo la facoltà di Economia di Bari: 42 docenti su 176 sono uniti da legami di parentela (tradotto in termini percentuali rappresentano il 25%), un dato che fa segnare il record assoluto in Italia. Non aprimo poi il capitolo dei test d'ingresso pilotati, perchè ne usciremmo difficilmente e con lo stomaco sottosopra.
Neanche l'economia è esente da questa discussione. Va ricordato, in questo contesto, il pensiero di Don Luigi Sturzo, secondo il quale un'economia senza etica è da considerarsi una diseconomia. E allora domando: non è quanto avvenuto con la crisi economica degli ultimi anni, dove grandi strateghi della finanza hanno ridotto sul lastrico milioni di risparmiatori grazie alle loro scellerate (ed eticamente nulle) teorie dello sviluppo? (per la cronaca, sono stati mandati a casa con liquidazioni a sei zeri, perché é "eticamente" corretto). Infine, e non poteva mancare, il giornalismo. Tanti incontri e numerosi dibattiti hanno trattato questo tema, senza trovare una soluzione. Fatto sta che l'informazione italiana è condizionata a tal punto da occupare la 49a posizione nella classifica mondiale per libertà di stampa, insieme alla Corea del Nord e al Turkmenistan.
Come notato quello che abbiamo fatto è un viaggio dal quale il nostro paese spera di poter tornare presto indietro. Sarà difficile, ma non è impossibile. La speranza è che, chiunque "guidi", sia (eticamente) sobrio.