Perugia. Dal 13 al 17 aprile va in scena il Festival del giornalismo. Una festa per i tanti che sono riusciti a diventare professionisti dell’informazione. Sfilano.
Roma. Il 9 aprile scendono in Piazza moltissime associazioni di giornalisti precari, un’occasione per chi ancora insegue questo sogno. Sfilano anche loro.
Sono 24.000 i giornalisti precari. Attualmente lavorano senza tutela e alcun contratto. Inchieste, reportages, approfondimenti scritti con la passione di un adolescente, la stessa passione che porta i più a non mollare e perseguire tenacemente l’obiettivo, malgrado “gli sfruttamenti, i pochi compensi, nessuna garanzia, niente ferie, né malattia” ci racconta Valeria, membro dell’associazione Errori di Stampa, gruppo di giovani giornalisti precari romani. I ragazzi dell’associazione lavorano tutti in agenzie, testate giornalistiche e radio-tv della Capitale. Nel novembre scorso, decidono di costituirsi in un coordinamento territoriale per dar voce alle loro richieste perché, ci dicono “non veniamo ascoltati dai sindacati, da Cdr e tanto meno dalle istituzioni. Il giornalista precario è diventato una vera e propria anomalia nel sistema italiano, un errore da eliminare per le testate e i loro editori”.
Così incuriositi, chiediamo quali obiettivi si pone il gruppo. Valeria ci dice che è stato costituito affinché i loro rappresentanti potessero intervenire nei Cdr durante le vertenze. Per richiedere paghe degne, rispetto dei tariffari, garanzie su ferie e salute. “Vogliamo che venga istituito un bacino dei precari dal quale le redazioni possano attingere per nuove assunzioni e sostituzioni” e poi un ultimo desiderio “il rispetto della meritocrazia, perché a volte chi sta prima di te non ha più capacità, ma solo più conoscenze.”
“Bisogna ripensare le modalità di accesso a questo mestiere. La crisi che vive il giornalismo oggi risale, forse, ai primi anni ‘80. Il nostro Paese soffre la mancanza di editori puri, portando nel tempo, a scelte strategiche e investimenti non legati al profitto e alla creazione di utili, ma a dinamiche politiche e clientelari dei grossi gruppi finanziari. Nell’ultimo decennio, l’ascesa di Internet ha contribuito a fare del mercato un vero e proprio far west: tutti possono scrivere ed essere giornalisti per un giorno. Sicuramente è un bene per la democrazia ma non giova alla professionalità, necessaria per chi vuol fare comunicazione. La troppa offerta, spesso non qualificata, è corresponsabile di quello che il precario vive nelle redazioni. Gli editori possono scegliere tra decine di candidati pronti a tutto pur di vedere il proprio nome sotto un articolo. Per questo, è stato difficile organizzarci. E per lo stesso motivo, è d’obbligo ripensare le modalità di accesso al mestiere. Pian piano il nostro gruppo cresce, grazie anche ai mezzi usati per la promozione: facebook, twitter, blog e a breve una conferenza stampa per avvicinarci ai colleghi che ancora non ci conoscono”.
Ascoltiamo le parole di Valeria. Non le nascondiamo paura e sconforto, perché forse troppo giovani, perché forse ancora in tempo per rinunciare a un sogno. Forse. Sorridendo ci dice che ne vale la pena, ci esorta a continuare. “Mentirei, non è tutto rosa e fiori. La situazione è drammatica, queste lotte sono per tutti quelli che, come noi e come voi, volevano diventare cronisti sin da bambini. Perché, in fondo, sognavamo il mestiere più bello del mondo”.