Facebook scende in piazza
Facebook scende in piazza

Da Le Iene a Facebook alla piazza. Il sistema di controllo di oggi passa dal giornalismo d’inchiesta al popolo dei social network. Una protesta pacifica ed efficace organizzata on line prende forma tra le vie di un centro commerciale di Roma. La condivisione è la richiesta collettiva e rabbiosa di diritti, di giustizia e di solidarietà. Compatti contro ogni forma di violenza.
È partito tutto da una puntata de Le Iene. Un servizio andato in onda mercoledì scorso riportava la storia di Sara una giovane donna che ha avuto il coraggio di alzare la testa di fronte alle violenze subite da parte della sua datrice di lavoro. Vera Emilio, associata del negozio TeZenis del centro commerciale Porta di Roma, l’ha picchiata costringendola a firmare le dimissioni dopo 45 minuti di tortura. Mani sul collo, calci e inneggi al duce. Sul profilo della donna svastiche e bocche cucite. Non è la prima volta che questo succede nella famiglia della donna. Già 4 anni fa il fratello di lei, anche lui commerciante, aveva picchiato una delle sue dipendenti. Il processo è in atto ancora oggi. La sentenza ancora non è stata emessa.
Da Le Iene ai social media. In meno di 48 ore nascono gruppi su Facebook e si indice un evento: il “Sit in presso TeZenis di Vera Emilio, Roma” è fissato sabato pomeriggio alle 16.00. I partecipanti che aderiscono virtualmente all’iniziativa sono 338, 173 utenti in forse contro i 3582 in attesa di risposta. Il sit in viene organizzato da un ragazzo di Roma con l’aiuto di una ragazza piemontese, la creatrice del gruppo “Tutti uniti contro Vera Emilio, difendiamo Sara“, sul quale poco prima delle 16.00 sono diversi i post che invitano alla calma, alla prudenza ma soprattutto alla protesta pacifica. “Perché noi non siamo come lei”. C’è chi dal web propone di postare di fronte al negozio con due cerotti sulla bocca, chi di entrare in massa e creare l’impossibilità alla vendita. Ma realmente nessuno sa come ci si deve comportare. Alle 15.30 nel centro commerciale tutto sembra calmo. Si incontrano sguardi furtivi, sospettosi. Si osservano le persone sedute, supponendo alcune siano lì per l’iniziativa e invece dopo un po’ si alzano e ricominciano a vagare tra i negozi.
Nel punto vendita TeZenis le colleghe di Sara lavorano. Si sente tensione, si sente che qualcosa sta per succedere. Ci sono 3 agenti della sicurezza. Una donna che sembra Vera Emilio cammina tranquillamente per il negozio. Osserva le vetrine per vedere se è tutto pronto. I capelli in ordine e curata nel vestito, parla con gli agenti. Sembra che si aspetti lo scoccare delle 16.00 per l’inizio del gran ballo. Solo più tardi si viene a conoscenza che lei è la sorella della donna incriminata.
L’atmosfera che si respira è l’adrenalina per la sensazione di prender parte a qualcosa di importante ma anche il timore tipico dell’appuntamento al buio. Chi darà inizio a tutto? Quale sarà il segno per entrare in azione? E soprattutto chi effettivamente ha preso parte a questa iniziativa? Serpeggia ancora il dubbio che l’evento non riesca a realizzarsi per mancanza di partecipazione. E invece alle 16.00 qualcosa cambia. Un gruppo più composito di persone si avvicina al punto di ritrovo. Si vocifera. Ci si conosce. Si scambiano parole, idee ma ancora sottovoce. Che cosa fare? Forse si potevano stampare dei volantini per informare le persone. Forse si dovrebbe entrare nel negozio. Ed ora? Ma basta poco che il gruppo di persone cresce e di fronte alla massa disposta intorno al punto vendita, la prima serranda viene abbassata. Ed è il putiferio. Iniziano i cori: “Vergogna, vergogna!”. L’emozione cresce. Il gruppo virtuale si riconosce. La protesta prende forma dalle vie del 2.0 alla piazza del centro commerciale di Roma. Facebook non più solamente come mezzo di aggregazione surrogata della realtà ma strumento per una consapevolezza collettiva, un veicolo di idee ed emozioni, uno strumento di lotta, un amplificatore di voci che gridano all’unisono: “Vergogna! Adesso picchiace a tutti!”. La solidarietà prende vita, prende forma; l’intelligenza collettiva si rivitalizza, si dimena per uscire fuori.
Sono tante le testimonianze di donne costrette a lavori alienanti e orari massacranti per conquistare la conferma del posto di lavoro, sudore non pagato per vedere poi sfumare il rinnovo del contratto. Altre donne urlano rabbiose sulle serrande abbassate del negozio. Vogliono giustizia per Sara e per tutte quelle persone che subiscono soprusi e violenze fisiche e psicologiche sul posto di lavoro. Ci sono giovani e anziani che si chiedono perché i giornalisti non ci siano in un momento importante come quello. “Invece di riprendere le Ruby e le donne che si prostituiscono e fanno un sacco di soldi, perché non vengono qui a documentare e difendere le persone che lavorano davvero!” urla con forza una signora. C’è tanta rabbia, tanta amarezza, tanta voglia di fare. C’è disillusione.
Sul gruppo compaiono post contro lo stato e io suoi meccanismi laboriosi, lunghi e inutili, contro i soldi sprecati in processi costosi e inconcludenti. “Thyssenkrupp: sentenza di "Omicidio volontario.". Tezenis porta di Roma: sit in organizzato in 12 ore su facebook.... Quando è il popolo a giudicare non esiste processo breve o prescrizione. Quando siamo noi a decidere, a metterci la faccia allora sì che si chiama rivoluzione!”. E ancora: “Tempo per le indagini e trovare il colpevole... : stato 15 / 20 anni... popolo di facebook: 1 giorno per aprire la pagina, 1 giorno e mezzo per organizzare il sit in... 3 giorni dopo... l'operazione è riuscita: morale, funzioniamo + noi ke le forze di polizia p.s. ovviamente questa è collaborazione totale. 1413 persone in meno di una settimana! siamo noi la legge!”
Il gruppo si sente unito. Si sente forte. Si sente felice di essere lì, utile. Tante le persone adulte. Non solo giovani. I volantini ci sono. C'è molta collaborazione. Si informano i passanti ignari di quello che sta succedendo. La maggior parte di loro ha visto il servizio de Le Iene. E nel frattempo le vetrine rimangono abbassate per tutto il pomeriggio. La responsabile di Calzedonia, stessa azienda di TeZenis, tiene una sorta di “conferenza stampa” sulle porte del negozio. Assicura che la donna incriminata è stata sospesa dal servizio ma che bisogna attendere il risultato delle indagini per poter fare di più. Il danno all’immagine è ormai assicurato. Ma con esso anche il danno economico non è da meno: un sabato pomeriggio a porte chiuse.
E nel frattempo da tutta Italia gli utenti di Facebook chiedono a coloro che sono presenti al sit in una cronaca in diretta di quello che sta succedendo. Si chiedono foto, video che illustrino gli eventi, la grande partecipazione. Si vuole percepire l’emozione di essere lì anche solo attraverso un’ esperienza mediata e mediale. Non è abbastanza ma è qualcosa. Ed è un qualcosa richiesto con forza. E’ on line che si incoraggiano i presenti e si condivide la soddisfazione per il successo. In prima fila di fronte alle serrande abbassate, decine di persone con fotocamere digitali e IPhone filmano la realtà. Amatorialmente. Poco più tardi i video su youtube saranno il documento di quel che è accaduto. E gireranno incessantemente da un profilo all’altro.
E così Le Iene sono ancora al servizio della giustizia. Un giornalismo d’inchiesta che fa audience ma soprattutto proseliti. Nelle piazze si vuole una giustizia vera, veloce. Svincolata dalle corruzioni e dalle passerelle mediatiche. Ci si vuole riappropriare di una vita dignitosa. Si chiede rispetto, si chiede meritocrazia. E mentre la sfiducia nei confronti delle istituzioni tradizionali cresce, l’uso dei social media aumenta. E dalle piazze virtuali ci si organizza per smuovere qualcosa, per gridare ai propri diritti di cittadini, di lavoratori per celebrare la vitalità del web e la possibilità che il 2.0 dà di essere presenti, di farsi sentire.
Ma si chiede maggiore visibilità, una vera copertura mediatica. Perché il web da solo non riesce a dare una giusta rilevanza a fatti come quelli del 16 aprile 2011. E allora si cerca di contattare la redazione de Le Iene, in molti scrivono alle testate giornalistiche e televisive più importanti.
L’intervista agli organizzatori della manifestazione, Francesco Castaldo e Omar Rashwan, ci racconta questo. Sfiducia e collaborazione, rimediazione e rivitalizzazione, solidarietà e visibilità. Come dire, da Wikileaks al New York Times, da Le Iene a TeZenis con fermata FB.
Ad oggi, 18 aprile 2011 alle ore 17.18 gli iscritti al gruppo “Tutti uniti contro Vera Emilio, difendiamo Sara” sono 4013. E mentre si organizza un nuovo sit in per il prossimo sabato, la speranza e l’entusiasmo intasano le pagine di Facebook.
Qualcuno scrive:
“Non avrei sperato che così tanta gente sposasse la causa di Sara. Invece si!!!! W quell'Italia che non abbassa la testa e non si fa i fatti suoi! W l'Italia di Sara e di tutti noi! Lo vedete che possiamo farcela? Lo vedete che possiamo farcela? Non siamo un intero paese di egoisti!”.