Watchdog, anzi iena
Watchdog, anzi iena

Dalla piazza virtuale dei social network alla strada battuta per una giustizia condivisa. Aggredita dalla sua datrice di lavoro, Sara denuncia il fatto alla polizia e ne parla a Le Iene. In meno di 48 ore sit in di protesta e gruppi di sostegno e solidarietà alla giovane. Condanna rabbiosa alla donna associata di un negozio di abbigliamento al centro commerciale Porta di Roma.
Le Iene colpiscono ancora! E anche questa volta la collaborazione di Facebook e dei suoi utenti è decisiva. Sono passate meno di 48 ore e già la notizia ha fatto il giro del web, si sono formati gruppi e si sono organizzati sit in di protesta. Dal web alla realtà la giustizia vince sull’ignoranza e la violenza di pochi incivili.
Il servizio è andato in onda durante la puntata de Le Iene di mercoledì 13 aprile. Una ragazza di nome Sara denuncia aggressioni verbali e fisiche da parte della sua datrice di lavoro, una certa Vera Emilio associata di un negozio di abbigliamento nel centro commerciale Porta di Roma, zona Bufalotta.
Il racconto inizia con la riscossione del primo stipendio. Sulla prima busta paga la ragazza si ritrova 76 ore pagate a fronte delle effettive 126 lavorate. Si reca da una delle sorelle della titolare chiedendo spiegazioni. La risposta è alquanto bizzarra. “Lo straordinario non viene retribuito. Anche se avessi lavorato 1000 ore la paga sarebbe stata sempre quella”. Ovvero 587 Euro. E: “Se non ti sta bene, puoi firmarmi la lettera di dimissioni anche adesso e andare via” .
Ma la ragazza non può permettersi di perdere il lavoro e di fronte alle minacce della donna, che vuole costringerla a firmare le dimissioni, lei non si arrende. Le aggressioni verbali si trasformano presto in violenze fisiche. La donna spinge la ragazza in un camerino, la malmena, le tira calci. Le dice: ”A me neanche i cani fanno compassione, mi chino solo davanti al duce”. La paura blocca la ragazza e mentre le sue colleghe osservano tutto, lei alla fine firma le dimissioni sotto la minaccia che "se non le avesse firmate sarebbe morta". Dopo 45 minuti di maltrattamenti Sara si dimette. Uscita dal negozio si reca in ospedale dove le danno 5 giorni di prognosi per “Trauma contusivo emicostato sinistro e ginocchio sinistro in seguito ad aggressione”.Ma il dolore alle costole non passa e l’Inail aumenta la prognosi per altri 10 giorni.In seguito all’accaduto la ragazza non dorme più, ha incubi e ansia. Nei giorni successivi un neurochirurgo documenterà la sua condizione come di paura generalizzata, tachicardia e attacchi di panico.
Sara decide quindi di denunciare il fatto alla polizia e contemporaneamente contatta la redazione de Le Iene. Si presenta di nuovo nei paraggi del centro commerciale dove si imbatte in due ex colleghe. Filma di nascosto gli incontri dai quali emerge come le ragazze ammettano di aver visto tutto, dimostrando una sorta di solidarietà nei confronti della ragazza e condividendo l’opinione secondo la quale la donna in questione è “anormale” ma in tutto ciò confidano che il giorno del processo non testimonieranno la verità. Dichiareranno falsa testimonianza per paura di perdere il loro posto di lavoro. In fondo non possono dire di aver visto bene quel che è successo. Cadono in contraddizione e apertamente una di loro respinge Sara quando la incontra una seconda volta più tardi.
Nel frattempo Le Iene controllano il profilo di Facebook della donna incriminata. È Vera Emilio. Sul suo profilo spunta una svastica e un’altra immagine alquanto eloquente: una bocca cucita e la dedica a tutto il personale di Porta di Roma.
Sui social network è il delirio.
In meno di 48 ore vengono creati gruppi contro la donna. Il passaparola corre lungo il filo rosso del web e in poco tempo si riconosce la simpatica signora. Risulta essere l’associata del negozio TeZenis di Porta di Roma, zona Bufalotta. La conferma si ha direttamente sulla pagina ufficiale di TeZenis su Facebook, che in breve tempo si riempie di decine di post di utenti che reclamano giustizia per Sara e seri provvedimenti contro Vera Emilio. In risposta alle tante richieste di adeguate azioni contro la donna e alle minacce di boicottaggio generalizzato del brand l’azienda scrive: “Carissimi Fans, come Voi anche noi siamo amareggiati e rammaricati da quanto emerso dal programma "Le Iene". Non ci riconosciamo assolutamente in questo genere di comportamenti. L'azienda ne ha preso atto, ne seguiranno le opportune azioni.”
Ma nel frattempo nascono diversi gruppi e si indice un evento. Il “Sit in presso TeZenis di Vera Emilio, Roma” è fissato per domani 16 aprile dalle 16.00 - 19.00.
Intanto il gruppo “Tutti uniti contro Vera Emilio, difendiamo Sara” alle 16.18 di oggi, 15 aprile, raccoglie la solidarietà di 649 persone. È la piazza virtuale dove centinaia di utenti gridano la loro rabbia e indignazione nei confronti di gesti inaccettabili e incivili come quelli raccontati dalla giovane Sara. Lei ha avuto il coraggio di denunciare quel che le è accaduto ma troppo spesso troppe persone vivono ingiustizie e violenze fisiche e psicologiche sul posto di lavoro senza pronunciarne parola.
Le Iene sono spesso i “cani da guardia” di situazioni come queste. Soprusi e angherie dovrebbero essere sempre fatte emergere. Senza paura. Ma purtroppo non è così e non è sempre facile.
Sono casi come quelli di Sara che evidenziano il fenomeno più bello e accattivante legato ai social network: la solidarietà, rapida, efficace e proponitrice. Centinaia di persone che vogliono un mondo giusto, un mondo in cui il rispetto e l’equità siano alla base delle dinamiche sociali e politiche. Un’onda di persone che chiedono una vita dignitosa e rispettabile. E mentre il video della puntata de Le iene di mercoledì fa il giro del web e dei social network, il numero degli iscritti al gruppo aumenta ancora. E tra le vie della società 2.0 “gira la voce” che la donna incriminata sia già stata sospesa dal suo posto di lavoro.
E il web ancora una volta dà voce a un’Italia disonorata, un’Italia giovane, un’Italia forte e solidale, un’Italia che si smuove dal torpore e si unisce nella richiesta collettiva di giustizia e civiltà.