La metamorfosi dei Tg
La metamorfosi dei Tg
I nostri Tg dedicano sempre maggiore spazio alla trattazione della cronaca nera e delle soft news, il mondo dell’ informazione è stato investito da grandi trasformazioni, che hanno rivoluzionato le scalette dei Tg.

Nel primo semestre del 2010 il Tg1 ha dedicato ai fatti criminali circa l'11% delle notizie presentate nell'edizione di prima serata, uno spazio maggiore rispetto a quello riservato allo stesso tipo di notizie dagli altri principali notiziari dei Tg pubblici: l’ '8% dell’inglese Bbc, il 4% della spagnola TVE, il 4% della francese France2 e il 2% della tedesca ARD.
Questi sono solo alcuni dei risultati emersi dalle analisi condotte nell’ambito dell’Osservatorio Europeo sulla Sicurezza con Demos & P.
Gli episodi di criminalità esistono in tutta Europa ed entrano di diritto nell'agenda dei notiziari, ma i nostri organi di informazione tv primeggiano nell’inscenare il dolore umano, dedicando così agli accadimenti di cronaca nera sempre più spazio.
Il significato di fondo degli eventi sta diventando secondario rispetto all’esigenza di puntare sull’effetto emotivo, i servizi sono confezionati per coinvolgere lo spettatore più che per informarlo, le news diventano sempre più simili a dei racconti, dove il dolore umano viene declinato in infiniti modi e messo sotto la lente di ingrandimento.
Tutto questo sembra un ulteriore conferma delle grandi trasformazioni che hanno investito il mondo dell’informazione, come il prevalere delle logiche dell’infoteinement (parola americana nata dall'unione di information e entertainment: informazione ed intrattenimento) il rimescolamento dei generi, la drammatizzazione e la spettacolarizzazione delle notizie, da qui comincia a prendere piede il giornalismo-spettacolo, all’inseguimento dell’audience e delle notizie sensazionali, che deve informare ma pure svagare.
Recentemente il delitto della giovane Sarah Scazzi, per come è stato scoperto e comunicato, ha esasperato tutte queste tendenze, il caso è stato sceneggiato come una fiction, colpevoli e vittime sono diventati star di una serie popolarissima, da inscenare anche in salotti tv e contenitori domenicali.
Abbiamo assistito a infinite ricostruzioni della scena del crimine, a formulazioni di ipotesi, ad opinionisti sul pulpito, la ricerca del colpevole è diventa centrale, quasi che si volesse offrire al pubblico un giallo a puntate, un po’ come era accaduto per la strage di Erba o il delitto di Cogne, ma la serie che vanta il maggio numero di episodi si lega al delitto di Perugia: i Tg Rai e Mediaset nelle edizioni serali ne hanno parlato ben 941 volte, al secondo posto troviamo il delitto di Garlasco, a quota 759 (fonte Osservatorio di Pavia, per Osservatorio Europeo sulla Sicurezza).
La messa in onda di questo tipo di servizi, che rappresentano in maniera quasi petulante il dolore umano, si è spesso posta in contrasto con le norme etiche e deontologiche, le invasioni alla sfera della privacy, le lesioni all’onore e alla riservatezza sono cresciute; l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni è dovuta intervenire sempre più frequentemente per tutelare i diritti fondamentali delle persone.
Ma non è ancora tutto, i nostri organi di informazione primeggiano pure per lo spazio dedicato alle soft-news, quelle notizie leggere che intrattengono e distraggono senza impegnare troppo: gossip, pettegolezzi, cucina, moda, vip.
Un buon esempio di questa tendenza è Studio Aperto, dove quasi una notizia su 5 riguarda la cronaca soft, segue a ruota il Tg4.
Tutto questo è andato a scapito dello spazio dedicato ad altri temi importanti per la vita delle persone, e con risvolti concreti: mafie, frodi, disoccupazione, sanità, ambiente.
Una riflessione è d’obbligo, e dovrebbe partire probabilmente proprio dal ceto giornalistico.