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Li chiamavano tesserati

Vendola 2.0: intervista a Dino Amenduni, esperto di social media

Li chiamavano tesserati

di GIUSEPPINA CASCIARO (13 04 2011)
http://www.baroncelli.eu/politici_italiani/
I dati aggiorrnati al 12/04/2011

 La comunicazione politica sta cambiando. La rete e i social media dettano nuove regole. Ai politici non resta che sfruttare al massimo gli strumenti che il nuovo marketing elettorale offre. A noi, invece, il compito di svelarvi, senza pretesa alcuna, i retroscena. E allora, su il sipario.

 Malgrado nei Palazzi del potere non ci sia posto, Nichi Vendola a scettro e poltrone proprio non vuole rinunciare. È lui, infatti, il re dei social media. Il Governatore sbaraglia gli altri candidati e lascia gli esperti di settore a bocca aperta. Una campagna elettorale, la sua, orchestrata a dovere. Una comunicazione integrata, omogenea e coerente. E se un tempo si parlava di tesserati, oggi la battaglia si combatte a suon di iscritti, followers e fan.

 

Dino Amenduni, ventisettenne, è un esperto di social media e consulente presso Proforma, agenzia che ha curato anche l’ultimo successo comunicativo del Governatore della Regione Puglia. Lo abbiamo intervistato, per analizzare da vicino un fenomeno che, forse, detterà le regole del ‘gioco politico’ nei prossimi anni.
 
Oggi si parla tanto di politica 2.0, in base alla vostra  esperienza quali sono i vantaggi e quali i limiti di questo fenomeno?
 
I vantaggi coincidono con i limiti: dipende da come si usa, o non si usa, la piattaforma. I social media sono un’opportunità per migliorare la comunicazione dal punto di vista qualitativo: interazione in tempo reale, ascolto dei cittadini e degli elettori, feedback sulle azioni di comunicazione, possibilità di interagire direttamente, senza filtri o interpretazioni “libere” dei media.
In un mondo ideale che in Italia appare lontanissimo, i nuovi media, e il web in generale, potrebbero favorire meccanismi di democrazia deliberativa, di co-costruzione politica e proposte di legge. Ma, questo può essere anche un boomerang: usare questi mezzi pubblicando contenuti uguali a quelli distribuiti altrove è un errore. Bisogna utilizzare Facebook con lo stesso linguaggio e le stesse modalità adottate dagli utenti, no alle censure e ai limiti. Occorre comunicare e condividere anche ciò che non è bello da leggere. Esserci male è anche peggio che non esserci. L’assenza, però, in questo momento storico in cui i nuovi media sono utilizzati con sempre maggiore perizia dai politici e dai loro staff, è un limite competitivo.
 
Qual è stata la piattaforma che ha prodotto maggiori risultati? E quale, invece, ha deluso?
 
Su Facebook siamo primi in Europa ed è quello il cuore del nostro successo, ma su Twitter, in Italia, abbiamo lo stesso livello percentuale di presenza. Non siamo delusi dagli strumenti, ma siamo noi che potremmo fare molto di più, questo sì. Il nostro potenziale è espresso al 20%, forse anche meno. Sono da solo e sono un volontario: se ci fosse una redazione che facesse questo di mestiere saremmo molto, molto più avanti.
 
Oggi, ormai, si può parlare di campagna elettorale perenne, quanto lavoro c’è dietro?
 
Si lavora tutti i giorni, in tutte le stagioni. Vendola non può rimanere in silenzio per più di ventiquattro ore (solitamente aggiorniamo la pagina ogni due), questo vuol dire che io devo essere sempre potenzialmente connesso, dal mare o in vacanza. La vita, inevitabilmente, ti cambia. Ma i risultati ripagano ampiamente. E questo è solo il punto d’arrivo di un lavoro di squadra di tanti ragazzi delle Fabbriche, tutti volontari, che si organizzano come possono per incontrarsi, discutere, fare passi in avanti.
 
Vi aspettavate tutta questa risonanza?
 
Sì, altrimenti non ci avremmo neanche provato. Siamo convinti che il metodo scientifico paghi sempre e in questo settore ancora di più, perché è raro vedere politici preparati scientificamente sulla comunicazione, Berlusconi a parte. Inoltre l’Italia utilizza la rete soprattutto come strumento per reperire informazioni. Questo perché il sistema mediatico classico è chiaramente orientato, poco libero e scarsamente meritocratico. Una sorta di ancora di salvezza. Lo è stato anche per noi: se non avessimo avuto Facebook, forse Nichi avrebbe avuto meno spazio sui mezzi tradizionali.
 
Competitors e benchmarks 2.0: chi tenete d’occhio e a chi, invece,  vi ispirate nel panorama nazionale e/o internazionale.
 
Obama era e resta il benchmark per eccellenza. La campagna elettorale del 2012 sarà un’occasione irripetibile per studiare e cogliere nuovi stimoli, soprattutto per ciò che concerne i nuovi media, il vero punto di forza di Barack Obama nel 2008. In Italia, personalmente, guardo con grande interesse Matteo Renzi e Michele Emiliano. Entrambi, a differenza nostra, aggiornano Facebook in prima persona. Vorrei che Nichi, qualche volta in più, offrisse il suo irripetibile guizzo al mio lavoro che, invece, si deve attenere alle dichiarazioni ufficiali restando così un linguaggio più tecnico-politico che squisitamente comunicativo.
 
Tre aggettivi che un politico deve avere per approdare al web 2.0, senza il rischio di naufragi.
 
Sincero, costante e coraggioso.
 
 
E per chi volesse conoscere di più questo fenomeno, è stato, di recente, pubblicato il Manuale di comunicazione di politica in rete, scritto da Stefano Epifani, Alessio Jacona, Roberto Lippi e Magda Paolillo. Il testo fornisce strumenti concreti, necessari per stare al passo con il cambiamento in atto.