Terremoto, il grande bluff
Terremoto, il grande bluff

A due anni dal terremoto del capoluogo abruzzese, ho incontrato Davide, un responsabile del comitato “3e32” dell’Aquila. L’associazione, nata a poche ore dalle ultime scosse di quella tragica notte, ha proposto una legge dal nome “Firma per l’Aquila, firma per l’Italia” per esprimere la loro idea di come dovrebbe essere gestita la situazione post-emergenza. Dopo aver firmato la petizione, ho pensato che cercare di comprendere come si prospetta realmente la rinascita della città a due anni di distanza dalla tragedia sarebbe stato interessante. Così gli ho sottoposto alcune domande.
Che cos’è il comitato “3e32”? Qual è il vostro principale obiettivo?
Il comitato “3e32”, che prende il nome dall’orario in cui sono iniziate le scosse quella notte, è stato fondato pochi giorni dopo il terremoto e con il passare del tempo ha raccolto moltissimi iscritti. Il movimento è nato nelle tendopoli (il primo nome era “tenda sei”) mentre oggi ha sede nel complesso di Collemaggio, precisamente presso l’ex ospedale psichiatrico dell’Aquila. La principale azione del comitato è cercare di rompere la cappa mediatica che si è creata intorno alla città dell’Aquila. Chi si è informato sul terremoto attraverso i media tradizionali ha avuto un’immagine distorta della realtà.
Gli abitanti dell’Aquila che si sono trovati senza casa, ora in che situazione si trovano?
Gli abitanti delle case più danneggiate si sono trasferiti nei progetti "c.a.s.e.”, costruzioni nuove che hanno occupato diciannove zone intorno all’Aquila. La metà delle persone terremotate si trova in sistemazioni autonome, ognuno si è arrangiato come poteva, chi in affitto, chi da amici, chi in camper, c’è chi addirittura è rientrato in casa anche se non è consentito dalla legge, ma non avendo alternative, che può fare?
Tu abitavi nel centro storico della città?
Io abitavo appena al di fuori delle mura e la mia casa è stata classificata “E” (con gravi danni) e teoricamente per legge non posso entrare in casa mia, dovrei chiedere autorizzazione ai vigili del fuoco e munirmi anticipatamente di ampie misure di sicurezza. Il centro storico invece è stato definito zona rossa, è transennato, e non si può passeggiare neanche per le strade. Ci sono numerose camionette di militari armati di mitra a delimitare i confini del centro che impediscono di entrare a tutti tranne che a ladri e sciacalli, i quali hanno saccheggiato indisturbati le case e hanno rubato pietre e capitelli nelle chiese. Nel periodo delle tendopoli addirittura la protezione civile faceva girare delle circolari con delle ordinanze, che tra l’altro non sono state più ritrovate, le quali impedivano di manifestare, di fare volantinaggio, di organizzare assemblee pubbliche e addirittura vietavano caffè e bibite alla cola perché eccitanti.
La protezione civile poteva fare questo?
Purtroppo la gestione post-emergenziale è stata affidata esclusivamente alla protezione civile, che è arrivata sul posto immediatamente dopo la dichiarazione di stato d’emergenza. Grazie alla logica dello “stato di emergenza”, collegata direttamente a quella di “grande evento”, l’organo ha il potere su tutto (come è successo anche a Terzigno durante l’emergenza rifiuti). La protezione civile era nata solo come organo di coordinamento di tutte le varie forze (esercito, volontari ecc…) subito dopo il terremoto dell’Irpinia. La nuova normativa che la riguarda, invece, la rende superiore a qualsiasi istituzione, in questi casi, e rende conto delle sue azioni soltanto al Presidente del consiglio, l’unica persona che può influenzarla in qualche modo. Dato però che tutta la ricostruzione dell’Aquila è stata basata sullo show e sull’apparizione mediatica è normale che non ci sia assolutamente controllo. Nella loro mente la protezione civile esiste solamente per sfruttare qualsiasi situazione, anche catastrofica, per trarne profitto.
Le tante manifestazioni che avete fatto sono servite a qualcosa?
La prima manifestazione c’è stata a luglio 2009 e da quel giorno ne sono susseguite tante, ma fondamentalmente abbiamo ottenuto poco. Il motivo della manifestazione era la richiesta di sospensione delle tasse, infatti, oltre alla ricostruzione edilizia nessuno parla di quella economica del territorio che è completamente in ginocchio. In questa situazione, in cui non c’è nessun aiuto per le famiglie e per le imprese, si parlava di creare una zona franca di cui non c’è nessuna traccia. Nonostante tutto lo Stato ha pensato bene di non trattarci come gli altri terremotati e dobbiamo iniziare a pagare le tasse dopo due anni soltanto dal terremoto.
A tuo avviso come si sono comportate le istituzioni provinciali e regionali abruzzesi?
Il sindaco, anche se sulla carta non ha nessun potere (nonostante sia stato nominato vicecommissario alla ricostruzione) doveva, a mio giudizio, fare qualcosa in più per la città e avere la coerenza di condividere la posizione dei suoi cittadini. Inizialmente si pensava che il suo comportamento fosse solo frutto di tatticismi che potessero aiutare la ricostruzione, ma ora abbiamo capito che non ha voluto esporsi solo per la paura di perdere il suo potere politico. Il comando vero è nelle mani della protezione civile e del commissario Chiodi, il presidente della regione che si è rilevato un "burattino" nelle mani del governo.
Cosa ne pensi delle dichiarazioni di Borghezio che ha definito l’Aquila “un peso morto per il Paese"?
Molta gente si è indignata dopo questa dichiarazione giustamente, soprattutto perché sentirselo dire da Borghezio fa venire la pelle d’oca. Se si riferiva agli aquilani che rappresentano la classe dirigente e gli imprenditori però, ammetto che non ha tutti i torti, forse non è stato fatto da parte di chi poteva tutto il possibile per velocizzare i tempi di recupero.
Un’ultima domanda, secondo te la ricostruzione è stata organizzata in modo ottimale?
Assolutamente no. Hanno devastato il territorio, non hanno rispettato le leggi ambientali e quindi hanno distrutto spazi naturali, stupendi e magnifici panorami abruzzesi. E’ stato fatto tanto ma il modo è discutibile. Non concepiamo la necessità di spendere 2.700 euro al metro quadro per ogni appartamento; in questo modo è stato ottimizzato il processo di ricostruzione, non a favore dei cittadini aquilani, ma delle imprese che hanno vinto gli appalti per la ricostruzione dell’Aquila. Oggi sono disponibili delle tecnologie che avrebbero permesso di spendere un terzo dei soldi che sono stati utilizzati. Basta pensare che, soprattutto nei paesi nordici, interi quartieri universitari sono dei container moderni, che non hanno niente da invidiare alle case che sono state date in “prestito” ai terremotati.
Mi congratulo con gli autori
Mi congratulo con gli autori di entrambi gli articoli sulla situazione Aquilana per aver riportato alla cronaca una notizia che dovrebbe considerarsi di attualità nonostante il tempo passato dalla catastorfe. Ma avrei una domanda da porvi: avendo già sentito parlare(e ovviamente essendomi documentato abbastanza) tempo fà della proposta di legge realizzata dal comitato cittadino sulla ricostruzione,sbaglio a sostenere che questa AHIMé è scaduta già da un pò di tempo?? mi pare si trattasse come termine ultimo di fine febbraio. Inoltre ricordo che questa proposta fù firmata dal gruppo dei Radicali che avrebbero dovuto avere l'appoggio del Partito Democratico come promesso davanti a numerosi cittadini Aquilani in occasione di una delle tante manifestazioni-assemble post-terremoto.Purtroppo su questo non ho nessuna conferma riscontro ufficiale, perciò vi chiedo se maggiormente informati di fare chiarezza su questo punto. Vi ringrazio e vi auguro un buon lavoro.