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L'Aquila, due anni dopo

I media tornano in Abruzzo

L'Aquila, due anni dopo

di CHIARA PISELLI (06 04 2011)
Claudio Lattanzio / ANSA
 Casa senza parete nella frazione di Castelnuovo, a San Pio delle Camere (L'Aquila), 2 aprile 2011. 

In occasione del secondo anniversario dalla catastrofe abruzzese, i media tornano ad accendere i riflettori sulla scena aquilana. Osserviamo quanto e come ne parlano.




Tutti ricordiamo il catastrofico sciame sismico che ha interessato l’Abruzzo nel 2009. In particolare, tutti abbiamo vissuto, anche chi non fosse presente fisicamente, quelle che sono state le conseguenze della memorabile Grande Scossa delle 3:32 del 6 aprile di due anni fa. Ventuno infiniti secondi che hanno stravolto la vita di centinaia di persone.


I mezzi di comunicazione di massa hanno dedicato ampio spazio al disastro ambientale che ha interessato L’Aquila e provincia, specie nei primi venti giorni post terremoto. Radio, Internet, giornali, social network, telegiornali, trasmissioni di approfondimento e di attualità: nelle case degli italiani si sono prepotentemente fatti spazio le pietre sgretolate del centro storico, le ferite fisiche e morali dei superstiti, le tendopoli e i primi giorni di vita dopo il Ground Zero abruzzese. Poi, inevitabilmente, pian piano è calato il sipario e le luci, prima costantemente puntate sulla scena aquilana, si sono spente.
A due anni dalla violenta catastrofe naturale i mezzi di comunicazione di ogni specie tornano ad occuparsi della tragedia che ha colpito l’Abruzzo.

L'INFORMAZIONE ON-LINE
Per cominciare, ogni sito d’informazione on line, da qualche giorno a questa parte, dedica grande spazio al terremoto scatenatosi sugli aquilani nel 2009. Chi in modo più approfondito, con inchieste e reportage, chi in modo più superficiale, con brevi lanci commemorativi: nessuna testata manca di ricordarsi di quanto successo e di fare il punto della situazione sullo stato di cose attuale. Anche sui social network la questione torna a vivere improvvisamente in modo forte: richieste di adesione a gruppi a tema, appuntamenti commemorativi e commenti a bizzeffe sulle pagine dedicate alla catastrofe, si susseguono senza sosta in questi giorni. Dunque, la rete Internet, fortemente intessuta di relazioni sociali virtuali e decisamente tempestiva sì da permettere una ricca e svariata produzione di una serie di contenuti informativi e commemorativi, non si fa mancare proprio nulla per far rivivere il ricordo della catastrofe.

Repubblica.it, ad esempio, realizza un interessante reportage dal titolo simbolico: “L'Aquila anno zero. Così ci hanno rubato la città". L’articolo fa il punto sullo stato di cose attuale partendo dal racconto della storia di “uno dei tanti”, Mario Ianni, 75 anni, 37 dei quali vissuti in via Pastorelli. Sulle scale e sui letti della sua abitazione, ancora i mattoni rotti, come il 6 aprile 2009. Vengono poi riportati i risultati rilevati dall'indagine Microdis  che fotografano una realtà odierna drammatica che i media, tranne qualche rara eccezione, hanno dimenticato di raccontare e veicolare. “[…] Con quindicimila contatti, si è scoperto che per il 71% degli aquilani "la comunità è morta assieme al terremoto", che il 68% vorrebbe lasciare la propria abitazione attuale, e che il 43% della popolazioni soffre di stress, una percentuale che arriva al 66% per le donne. Il 73% denuncia "una totale mancanza di posti di ritrovo per la comunità", il 50% l'assenza di servizi essenziali […]”. Per la lettura completa del reportage, questo il link alla pagina: http://www.repubblica.it/cronaca/2011/04/01/news/aquila_meletti-14348772/index.html?ref=search

Molti siti giocano sull’asse temporale ieri - oggi, mostrando, nella maggior parte di casi, il mancato miglioramento della città e dei paesi circostanti colpiti. Numerosissime le gallerie fotografiche che curano questo tipo di confronto 2009-2011.

L’Aquila ieri e oggi, Ilsole24ore.com 

L'INFORMAZIONE RADIOFONICA
Passando al mezzo radiofonico, se vi fosse capitato di ascoltare un giornale radio in questi giorni, vi sarete sicuramente resi conto che ogni notiziario, che sia confezionato da network nazionali, da emittenti locali o dalla radio pubblica, dedica almeno un segmento audio alla questione abruzzese per fotografare la situazione attuale e per diffondere quelle che sono le manifestazioni in programma che hanno il fine di celebrare il ricordo delle vittime e le sofferenze dei superstiti.
La radio pubblica, in particolare, tratta la questione in modo ancora più approfondito mandando inviati sul luogo del disastro che osservino cosa è stato risolto e cosa no, quali siano i problemi da affrontare, quali le voci  degli abitanti del posto. Il tutto confezionato in impeccabili servizi chiusi.
Per citare solo un paio di casi in cui la programmazione radiofonica si comporta in modo eccezionale rispetto al solito segnaliamo, ad esempio, Caterpillar,  format storico tra i più popolari di Radio2,  che si interroga sul futuro de L’Aquila con una diretta dalla sua Università. Anche Radio Articolo 1 per la ricorrenza del tragico evento dedica un non-stop da L’Aquila dal titolo “siamo tutti aquilani”. 

L'INFORMAZIONE TELEVISIVA
Provando ad osservare come si sta comportando l’informazione televisiva, ci accorgiamo che quasi tutti i canali presi in esame insistono per lo più sulle dichiarazioni di governo e opposizione e sulle visite di rappresentanza in programma da parte delle personalità politiche e della più alta carica dello Stato, il Presidente della Repubblica Napolitano, che per l’occasione tornerà a passeggiare per le strade malmesse e semi-abbandonate dei luoghi colpiti.  Di questo parlano, ad esempio, TG1 e TG5.  Da essi si distingue invece il TG3, che si spinge un po’ oltre questo livello per denunciare in un servizio cosa sta accadendo, o meglio cosa non sta accadendo, dal momento che tutti i progetti di ricostruzione sembra procedano in modo decisamente lento dal giorno in cui è finito lo stato di emergenza. Per vedere il servizio, questo il link al sito:
Quello del TG5 si differenzia, però, nell’ essere un servizio per lo più commemorativo, che osserva le celebrazioni degli aquilani in occasione del secondo anniversario dal terremoto distruttivo che ha sconvolto L’Aquila. Questo il link al video:
Anche la straniera  Al Jazeera English ha in programma qualcosa di insolito rispetto alla sua programmazione abituale.  Alle 22:00 del 6 di aprile andrà in onda il film documentario Return to L'Aquila: Broken Promises di Giotto Barbieri. Il film ha le sue radici in FROM ZERO, il primo progetto di documentario cross-media prodotto in Italia che ha affrontato l'emergenza del terremoto dal punto di vista delle persone.



...E AL CINEMA?
Per la ricorrenza del tragico evento è prevista anche l’uscita di un prodotto cinematografico curato da Paolo Pisanelli dal titolo "Ju tarramutu", che, non a caso, comincerà ad essere trasmesso nelle sale dei cinema proprio dal 6 aprile. Si tratta di un documentario realizzato in seguito a quindici mesi di riprese tra le macerie, le tendopoli, le new town e le proteste che per simbolo hanno “le carriole”. Nel lavoro giocano un ruolo di primaria importanza le immagini che pesano molto più delle voci narranti. Il prodotto racconta “mostrandolo” l’assordante silenzio che ancora oggi, a ventiquattro mesi dal terremoto, invade vicoli e piazze, case e palazzi squarciati, interi paesi i cui soli abitanti sono gatti e cani randagi. Questo il trailer del film:

 

Naturalmente questa non è che una minuscola porzione del panorama mediale italiano, quanto basta, però, per “farci un’idea” di quello che sta accadendo . Lo scenario è  molto più variegato e pluralistico, dunque merita senz’altro un’attenzione adeguata e un’analisi approfondita. Questo piccolo contributo è soltanto uno spunto di riflessione intorno al fenomeno dei media “on - off”, che in prossimità degli anniversari di determinati eventi importanti tornano a cavalcare la notizia.