"Noi abbiamo fatto l'Italia"
"Noi abbiamo fatto l'Italia"

150° anniversario dell'Unità d'Italia: tante bandiere sui balconi, le città si organizzano: musei gratuiti, manifestazioni artistiche, ecc. Ma non mancano le polemiche: la maggioranza si spacca sulle celebrazioni; cariche istituzionali si rifiutano di cantare l'inno; Confindustria pone il problema economico. E gli italiani cosa dicono? Il 17 marzo cosa rappresenta? Dopo tutti questi anni l'Italia è un paese unito? Lo abbiamo chiesto ai cittadini, con qualche sorpresa tra le risposte.
«Fratelli d'Italia,/L'Italia s'è desta;/Dell'elmo di Scipio/S'è cinta la testa.»
Così scriveva Mameli nel 1847. Questi versi si possono considerare rappresentativi dell'identità nazionale?
La risposta è resa difficile dalla serie di polemiche nate sull'onda del 150° anniversario dell'Italia Unita. Da mesi i media hanno riportato le diverse prese di posizione riguardo la necessità o meno di festeggiare tale ricorrenza. Si sono sentite tante voci, meno quelle che arrivavano dal basso. E allora siamo andati in diversi luoghi, più o meno rappresentativi delle diverse anime che attraversano la nostra società: gli studenti universitari di Scienze della Comunicazione, gli anziani del Centro Sociale Pullino di Roma, i militanti del circolo del Pdl e del circolo di Sinistra Ecologia e Libertà, entrambi dell'XI Municipio della Capitale.
Ecco cosa ci hanno detto.
Dalle testimonianze emerge una discordanza netta tra il sentimento nazionale vissuto dalla gente comune e il mondo politico. Trapela un bisogno di approfondire la questione e l'esigenza di andare oltre i festeggiamenti. Viene fuori l'importanza di una reale unione e comunione di valori, volta alla costruzione di un futuro nazionale concreto. Le molte bandiere appese, sia nei luoghi pubblici che fuori dai balconi delle case, sembrano evidenziare un reale senso e una reale voglia di appartenenza.
E' probabilmente anche la reazione alla discussione politica avvenuta all'interno della maggioranza di governo: da un lato il partito della Lega Nord, da sempre incline a istanze "diversamente identitatarie", e che ha espresso il suo disappunto sui festeggiamenti e sull'eventuale chiusura di uffici, attività commerciali e scuole. Poi il resto del Pdl, composto da politici da sempre legati a valori patriottici, e che ha invece assunto una posizione favorevole alle celebrazioni del 17 marzo. Infine Confindustria che ha espresso le sue perplessità soffermandosi sul danno economico causato dalla chiusura delle attività produttive.
Qualche dubbio infine sul compromesso utilizzato per risolvere la questione con l'approvazione di un decreto legislativo che riconosce la giornata come “solennità civile” e non come festa nazionale. Il decreto però, non verrà convertito in legge, in quanto non è stata stabilita la discussione in Parlamento entro i 60 giorni previsti dalla Costituzione e quindi la festa rimarrà come una tantum. Se ne riparlerà tra 150 anni, sempre che
la polemica e la festa, non riescano a dar vita ad una seria riflessione che consenta di aprire nuove strade di confronto tra le diverse, ma non troppo, visioni del Paese.