Gli studenti e il Costituzione Day
Gli studenti e il Costituzione Day

12 marzo 2011. Gli studenti tornano in piazza, aderendo alla manifestazione in difesa della Costituzione. E la scuola torna , almeno per un attimo, al centro dell'attenzione anche grazie alle parole del premier Berlusconi a proposito di scuola pubblica, e all'intervista del ministro Gelmini durante il programma "Che tempo che fa".
«Libertà vuol dire avere la possibilità di educare i propri figli liberamente, e liberamente vuol dire non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato, dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare principi che sono il contrario di quelli dei genitori». Queste le parole del Presidente del Consiglio che hanno innescato una serie di polemiche da parte dell'opposizione e della scuola pubblica.
Il messaggio, che è stato letto anche come un incitamento a sostenere le scuole private, andrebbe contro quel principio, che vede la scuola pubblica come elemento centrale della formazione nazionale. (vedi video)
In linea con le parole di Berlusconi, il Ministro dell'Istruzione ha dichiarato: "Pensare che il governo attacchi la scuola pubblica fa comodo alle opposizioni per poter scendere in piazza. Che lo facciano pure." (video)
Ma il mondo della scuola si è riscaldato, tanto per usare un eufemismo, soprattutto per le parole del ministro Gelmini ospite della trasmissione di Fabio Fazio. (video) Due i passaggi che hanno scatenato le proteste più calorose: "gli insegnanti guadagnano poco perché sono troppi" e "i bidelli sono più dei carabinieri, spendiamo un sacco di soldi e abbiamo le scuole sporche" (perdonate l'eccessiva sintesi, ma il senso è quello).
La risposta della piazza non si è fatta attendere.
Il bisogno di scendere per le strade, urlare slogan, sventolare bandiere. Ancora una volta studenti, bambini, genitori e insegnanti scelgono di farsi sentire. Nell'immaginario comune dei manifestanti, la scuola sembra essere ai margini dell'attenzione politica, che si preoccupa di tagliare le spese, piuttosto che promuovere la cultura. La difesa della Costituzione diventa l'occasione per ribadire che la riforma dell'istruzione e le politiche governative sono lontane dalle esigenze e dalle aspettative di quanti vivono la scuola.
Nel video l'opinione di alcuni manifestanti.
Gli universitari, formando un corteo separato, hanno raggiunto solo in seguito il resto dei dimostranti in Piazza del Popolo. Questa scelta nasce da un senso di diffidenza nei confronti della partecipazione politica alla manifestazione. Nonostante ciò gli studenti hanno aderito all'evento in quanto il diritto allo studio per cui protestano è presente all'interno della Costituzione e la visibilità mediatica consente loro di creare un ponte diretto con i cittadini.
Il numero esiguo dei partecipanti ha dimostrato i primi segni di un cedimento, che l'approvazione della riforma ha causato. Tuttavia le occupazioni, le assemblee e le altre forme di protesta non si fermano. All'ombra dei riflettori mediatici la lotta studentesca sembra essere slegata al malessere generale che caratterizza la società odierna, ma in realtà è legata a tutte quelle lotte che vanno dalla protesta delle donne, alle lotte operaie, dal mancato senso di meritocrazia, alle rivoluzioni nordafricane.