Dopo Wikileaks: tra credibilità e trasparenza
Dopo Wikileaks: tra credibilità e trasparenza

Festival della Rete a Roma. E' una delle iniziative internazionali più innovative del momento.Tema delle cinque giornate, in contemporanea in nove metropoli del mondo, il fenomeno dei Social Media e i risvolti che questi hanno sulla società. In scena al Macro: Internet, attacco al potere. Il mondo dopo Wikileaks.
Internet garantisce velocità e trasparenza nella diffusione delle informazioni, ma esistono dei limiti? Siamo disposti a rinunciare a privacy e sicurezza?
Ai microfoni per confrontarsi sul tema sono intervenuti: Lilli Gruber, giornalista, Elizabeth Stark, co-fondatore dell’Open Video Alliance, Peter Sunde, co-fondatore di PirateBay and Flattr, Guido Scorza, esperto di informatica giuridica, Luigi Montuori, Responsabile del Dip. Comunicazioni e Reti Telematiche del Garante per la Protezione dei Dati Personali. Al centro del dibattito la questione della privacy nel mondo del web 2.0 e il bisogno di trasparenza che la società attuale richiede sempre più insistentemente. Queste due semplici richieste rimandano, in realtà, ad un più complesso problema: quale società vogliamo?
All’epoca di Wikileaks, delle intercettazioni e del trattamento dei dati sensibili nei Social Network Sites, la diatriba assume toni sempre più forti. Cosa è giusto privilegiare, il segreto o la trasparenza? Impossibile trovare risposte alle nuove esigenze della società in materia di privacy e diritti. Ciò che emerge è il bisogno di mediazione del pubblico e la figura che può assolvere a tale necessità è quella del giornalista. A sostegno di questo tesi l’intervento di Lilli Gruber, la quale illustra l’evoluzione della professione stessa. La buona preparazione, l’onestà intellettuale e l’aggiornamento costante costituiscono quei requisiti fondamentali che si richiedono al mediatore dell’informazione.
La buona notizia del terremoto Wikileaks è che c’è stato un riscatto del giornalismo tradizionale. E’ a quotidiani come The Guardian, New York Times e El Pais che si è rivolto Julian Assange per fare una selezione dei files da pubblicare sui media. La credibilità delle notizie è affidata alla stampa tradizionale. La cattiva notizia, che al tempo stesso è uno stimolo per l’intera categoria, è che bisogna lavorare più di prima per verificare notizie e trovare il giusto compromesso tra segreto e trasparenza.