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Il dottor Google

Un'agorafobica guarita da Google Street View

Il dottor Google

di ELEONORA CODERONI (04 02 2011)
http://www.dailymail.co.uk/
 Sue Curtis sulla porta della sua casa

 Cosa c'entra l'agorafobia con Google? Apparentemente niente, ma mai dare nulla per scontato nel nuovo panorama mediatico. Un caso disperato risolto dai nuovi mezzi di comunicazione porta a riflettere sul ruolo della Rete: il concetto di "confine" è ancora al centro del dibattito.

Agorafobia è un termine greco che significa letteralmente “paura degli spazi aperti.” Ma non è tutto qui. Limitarci al significato letterale significherebbe ipersemplificare una patologia caratterizzata da forti problematiche. L’agorafobico in realtà ha paura di trovarsi in situazioni e luoghi dove non si sente al sicuro, perché crede che nessuno lo possa aiutare nel caso necessitasse di soccorso.


Tale paura sembra essere direttamente collegata agli attacchi di panico e all’ansia, tenendo conto che il 60% delle persone (www.istitutobeck.it) che soffrono di questi disturbi sono anche agorafobiche. Sono proprio gli attacchi di panico che impauriscono. L’idea di averne uno nel momento in cui si è tra persone estranee o in luoghi troppo dispersivi o chiusi (claustrofobia), “costringe” la persona affetta a rimanere in spazi sicuri come la casa, magari affidandosi all’aiuto di un familiare o di una persona amica. Per capire l’entità del danno che provoca questa malattia, bisogna tener conto che l’agorafobico ha problemi a condurre una vita normale fatta di spazi condivisi, come prendere l’autobus, guidare in autostrada, prendere l’ascensore ecc.

La paura della paura.
Quel che rende peculiare la patologia è il prodursi di una fobia all’interno della fobia. Perché gli attacchi di panico generano una sorta di circolo vizioso, nel quale la paura di vivere di nuovo un’esperienza di terrore, sottopone l’individuo a forti livelli di stress, rendendolo fobofobica (colui/colei che ha paura della paura). Chiaro è che la fobofobia sommata all’agorafobia produce un’evidente inabilità che costringe a confinare la propria vita lontana dalle quotidiane relazioni interpersonali.

Stime e trattamenti.
Secondo alcuni studi (www.italiasalute.leonardo.it)  il 15-20% della popolazione adulta soffre di disturbo d’ansia generalizzata, il 5-7% di attacchi di panico e il 3-7% di fobie. Numeri importanti. Come li affronta la medicina? Trattandosi principalmente di ansia le cure associate sono gli ansiolitici, ma il profilo farmacologico ha uno spazio limitato all’interno dei percorsi terapeutici, che si caratterizzano soprattutto per l’utilizzo di  trattamenti psicologici e comportamentali.

Il caso.
Tra le varie cure ce n’è una che ha lasciato tutti a bocca aperta. La Rete. Sì, stiamo parlando del web e delle sue applicazioni. Poco più di un anno fa in un articolo di “The Sun” si rende noto il caso di Sue Curtis, un’agorafobica da vent’anni chiusa in casa. La donna navigando s’imbatte in Google Street View, un programma che grazie a un archivio sempre aggiornato di foto e riprese, consente di visualizzare in 3D le mappe di molte zone. Vedere il mondo da casa ha rassicurato la donna su cosa la attendeva fuori e l’ha spronata ad affrontare una volta per tutte il suo problema. Sue Curtis dopo un ciclo di sedute psicologiche e corsi online è riuscita a uscire di casa e fare qualche passo nella zona. Un trionfo per un agorafobico.
Viene da chiedersi: cosa pensano di questo caso i catastrofisti del web, che vedono insidie e alienazione dietro ogni bit?

Confini connessi.
È  paradossale vedere un disagio sociale “risolto” da un mezzo spesso accusato di essere causa di asocialità. Ma in fondo, se ogni computer, nella sua singolarità, è ilnodo di una fitta rete che connette, non dobbiamo sorprenderci più di tanto. Il web abbatte, muta e genera confini in molteplici e sorprendenti modi, confini sia spaziali che temporali, ma a questo punto anche mentali. Viene spontaneo non tanto osannare la rete, quanto piuttosto le possibilità di connessione che le persone hanno creato, che consentono di sperimentarsi mediante forme e situazioni diverse, superando vecchi e nuovi confini.