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«Non rubateci il futuro»

Università anno zero

«Non rubateci il futuro»

di AURELIO CALAMUNERI, MARCO CIOTOLA, NICOLA GILARDI, ENRICA MARRESE, ALICE MARTINELLI, GIANPIERO SANTONASTASO, DAVIDE SCHIANO DI COSCIA (27 01 2011)
www.flickr.com/photos/dolce_luna/5230274334

La riforma Gelmini sta cambiando il volto dell’istruzione in Italia. Abbiamo raccolto pareri e interviste di chi l’università la vive da dentro e che, inevitabilmente, subirà i cambiamenti maggiori. “Futuro a tempo determinato”, “Riforma attraverso l’asfissia” e “università di èlite” sono questi i concetti che emergono e che ci consegnano tutta la preoccupazione dell’università.

A poche settimane dalla sua promulgazione la legge S. 1905-B Gelmini sembra già essere passata in secondo piano, scavalcata dai più attuali scandali che hanno investito il Governo Berlusconi e che riempiono notiziari, programmi d'approfondimento e talk show di tutte le reti. Eppure i provvedimenti introdotti dal disegno di legge porteranno a dei cambiamenti non marginali nel mondo dell’istruzione.

L'ITER DELLA RIFORMA



Le preoccupazioni maggiori arrivano da alcuni punti specifici:
  • Taglio di 1.441,5 milioni del fondo di finanziamento ordinario nel quadriennio 2009-2013 (art. 66 comma 13).
  • Blocco del turnover al 20% nel 2009-2011, e del 50% per il 2012 (art. 66 comma 13).
  • Possibilità di trasformazione delle università in fondazioni private (art. 16 comma 1).
  • Assegnazione di un grande potere alle fondazioni privare che potranno gestire autonomamente le tasse scolastiche (art. 16 comma 14).

GLI STUDENTI

Sia dentro che fuori dalle sedi istituzionali cominciano le proteste, la prima già nell’ottobre 2009. Gli studenti iniziano ad occupare le aule universitarie di molte facoltà. Gli striscioni di protesta si moltiplicano nel tempo. Senza fondi e con il ridimensionamento progressivo del personale, i percorsi formativi saranno sempre più incerti.

A farne le spese sono proprio l’Università e gli studenti. I ricercatori hanno iniziato a sospendere le attività di didattica che in passato svolgevano volontariamente e gratuitamente, i quali non erano però fra i compiti previsti dal loro contratto. La conseguenza è stata il blocco delle lezioni e lo slittamento dell’inizio dell’anno accademico 2010-2011.



Abbiamo sentito un parere sul decreto legge da alcuni studenti provenienti da vari atenei italiani:

V.S. // 24 anni // Disegno Industriale // Università Iuav di Venezia
«Conosco la legge Gelmini, sebbene abbia dovuto informarmi personalmente tramite internet perchè credo che i mass-media non abbiano affrontato nella giusta maniera e con la dovuta obbiettività un tema tanto delicato riguardo le sorti dell’intero sistema universitario italiano. Non mi sento di contestare la decisione di ridimensionare il numero dei corsi di laurea, visto che effettivamente esistono realmente alcuni corsi dal dubbio sbocco e collegamento col mondo del lavoro, però critico decisamente il modo in cui è stata decisa l’assegnazione dei fondi agli atenei, che innescherà a mio avviso un meccanismo secondo cui gli atenei meno avvantaggiati in partenza sarà sempre più difficle potere migliorare la propria offerta e la propria competitività. Tuttavia proprio il ridimensionamento dei corsi di laurea mi tocca da vicino, visto che in seguito all’approvazione definitiva di questo ddl dal prossimo anno proprio il mio corso verrà accorpato ad altri ad indirizzo più generico, rendendo il mio percorso formativo seguito finora una entità astratta dal titolo generico e, in sostanza, insignificante a livello lavorativo e/o accademico. Mi sembra una riforma che punta al risparmio sulla formazione dei giovani italiani, quasi che fosse mirata a creare una generazione di capre.
Ho appoggiato e appoggio tuttora i motivi ella contestazione studentesca contro il ddl(a cui non ho però preso mai parte), ma non ne ho condiviso le modalità, dal momento che è passata come una rivolta popolare e fine a se stessa piuttosto che una richiesta ragionata e consapevole di essere ascoltati e di tenere in considerazione il futuro di milioni di
studenti. Inoltre ho paura che alla fine i presunti principi di trasparenza e meritocrazia che dovrebbero stare alla base di questa riforma si riveleranno una bufala perché continueranno ad esistere, e non credo che questa riforma abbia previsto degli strumenti idonei per evitare questo meccanismo»

M.G. // 23 anni // Università di Bologna
«Conosco il ddl Gelmini, mi sono aggiornato regolarmente tramite gli organi di informazione.
Secondo me una riforma in realtà è necessaria per l’attuale stato del sistema universitario in Italia; ad esempio mi sento di condividere i provvedimenti sulla razionalizzazione delle risorse, sul merito o sulla durata del mandato limitato del rettore, mentre critico totalmente il ruolo che avranno soggetti privati nella gestione e possesso degli atenei.
Non ho partecipato alle manifestazioni di protesta e alle assemblee organizzate dal mio ateneo ma ho seguito dall’esterno tutto lo sviluppo del movimnento anti gelmini e devo confessare che da una città come Bologna mi sarei aspettato una maggiore attivazione e partecipazione, nonostante le campagne di informazione e le riunioni di facoltà per tenere informati gli studenti sui motivi della contestazione.
Dietro questa riforma secondo me c’è una carenza di comprensione delle reali esigenze del mondo accademico e una visione politica che non vuoe puntare sul sapere.
Per una università come questa di Bologna il ridimensionamento al limite di 12 facoltà peserà e non poco; però magari cambieranno le dinamiche di ingresso a ricoprire ruoli accademici, in effetti da questo e da altri punti di vista forse la Gelmini qualche nervo scoperto l’ha toccato».

J.R. // 23 anni // Accademia delle Arti Digitali NEMO-NT
«Durante il periodo precedente l’approvazione del ddl Gelmini mi sono informata su internet riguardo i punti principali e le principali modifiche di questa riforma, e penso che una legge del genere possa ridurre notevolmente il grado di competetitività degli atenei in Italia, concentrati più sul fatturao e sul bilancio che non sull’offerta formativa rivolta agli studenti.
Condivido i motivi della protesta studentesca che è dilagata in tutto il Paese contro un provvedimento legislativo fuori da una autentica concezione della realtà; ho partecipato anche a diverse assemblee oganizzate dal mio ateneo e ai cortei di contestazione in giro per la città, ma devo confessare che la mia facoltà non si è interessata quasi per nulla alla protesta e alla partecipazione concreta a manifestazioni e sfilate a Firenze.
Credo che una legge del genere affosserà ancora più di quanto è stato finora le sorti di una università che aveva già tanto da rivedere prima, e che sarà sempre meno competitiva rispetto agli standard internazionali, dal momento che nessuno ha ritenuto opportuno investire sul futuro di questo Paese.  

M.C. // 22 anni // Scienze Politiche // Università degli Studi di Siena
«Conosco il ddl Gelmini, secondo me la prima incongruenza nel testo legislativo tanto dibattuto sta proprio nel principio: viviamo in una realtà profondamente diversa da quella tratteggiata dai legislatori.
Condivido in pieno la protesta degli studenti e del mondo universitario perchè credo che non sia la giusta riforma che serviva alla nostra Università, e poi ritengo inaccettabile la riduazione delle facoltà a dodici: ridurre l’ampiezza dell’offerta formativa non sarà mai la via per migliorare qualitativamente l’università, semmai si tratta di un sensibile passo all’indietro.
La mia facoltà e tutto l’ateneo ha organizzato diverse assemblee per ricostruire e dibattere i punti ritenuti maggiormente sbagliati del testo del disegno di legge, inoltre sono stati organizzati diversi cortei per manifestare contro la riforma, ai quali ho spesso preso parte.
Purtroppo credo che non sia stata portat avanti un’adeguata campagna informativa da parte dei media, dal momento che credo che davvero pochi degli studenti sia stato davvero pienamente consapevole dei motivi per cui ha protestato».

M.F. // 21 anni // Scienze Politiche // Università degli Studi di Palermo
«Penso che questa sia una riforma che nasconde in sè una delle massime espressioni dello stesso “baronato” contro cui fa credere di essersi schierato. Una legge che apre totalmente il campo ai privati che fagociteranno quanto di concreto e di buono restava del sistema universitario italiano. Per questi motivi condivido i movimenti di protesta ai quali anche io ho preso parte attivamente insieme a altri colleghi studenti, ricercatori e docenti. Gli studenti di Palermo hanno occupato diverse aule di molte facoltà, all’interno delle quali sono stati organizzati molte assemblee informative e alcuni cortei di protesta in giro per la città. Attraverso la notevole riduzione delle risorse destinate alla ricerca e alla università in generale, questa legge a mio avviso toglierà la possibilità a tanti ragazzi palermitani (ma non solo) di poter frequentare l’università e di costruire il proprio futuro prima ancora che la propria cultura».

LE PROTESTE

Manifestazioni e mobilitazioni di milioni di studenti, docenti e ricercatori vengono ignorate dal ministro Gelmini, il cui decreto viene approvato sia dalla Camera (30/11/2010) che dal Senato (23/12/2010). La mancanza di dialogo porta alla grande mobilitazione studentesca del 14 dicembre 2010, sfociata poi nei violenti scontri tra i manifestanti e le forze dell'ordine. Sebbene i media abbiano riportato le immagini delle camionette in fiamme, c’era una parte di studenti, la più consistente, che ha manifestato pacificamente, chiedendo maggiore rispetto per il loro futuro.




Uno dei nodi più critici è quello del precariato. Attraverso i vari provvedimenti si delinea un “Futuro a tempo determinato”. Soprattutto per i ricercatori si prospetta un avvenire molto preoccupante.
La riforma prevede, infatti, che si potrà fare ricerca solo con contratti a tempo determinato della durata di 3 anni, rinnovabile una sola volta per altri 3 anni. Dopodiché si potrà accedere ai test per diventare professori aggregati, ma il turn-over che sarà imposto permetterà l’accesso, dal 2012, solo al 50% del personale che andrà in pensione.

Ecco cosa ne pensano alcuni studenti:



I RICERCATORI


Se gli studenti occupano, i ricercatori fanno rete: nasce l’organizzazione 29 Aprile, che raccoglie adesioni di protesta da ricercatori di tutte le università italiane. La riforma Gelmini prevede che i ricercatori, una volta terminati i 6 anni di ricerca, possano accedere al ruolo di professore aggregato, ma i soldi per permettere questo non ci sono.
Da qui l’evocativa definizione che ha dato il professor Battistelli: “Riforma attraverso l’asfissia”. Molti dei pareri che abbiamo raccolto sottolineano il fatto che questo disegno sia sostanzialmente a costo 0 e più che a riformare, sia volto a tagliare fondi e personale.

Ecco il parere di alcuni ricercatori:

Intervista al professor Paolo Montesperelli, oggi professore ordinario, ma con un passato da ricercatore:





Intervista al Dott. Marco Bruno (ricercatore La Sapienza)





Senza fondi - né dialogo con l’università - questa riforma sembra essere soltanto uno strumento per limitare la spesa pubblica. Dai pareri che abbiamo ascoltato, sembra chiaro che questo provvedimento porterà ad una minore possibilità di accesso alle università. Le tasse universitarie e scolastiche cresceranno inevitabilmente e creeranno difficoltà soprattutto per i ceti più bassi. La maggior parte dei paesi europei, soprattutto nella parte settentrionale, sta investendo molto nella ricerca e nell’istruzione. Il nostro paese no: senza investimenti per l’istruzione e per la cultura, il nostro futuro non può che essere destinato alla povertà, in qualsiasi senso la si voglia intendere.

E mentre si attende di conoscere quali saranno le prime reali "vittime" colpite dai prossimi cambiamenti della riforma universitaria, tornano a farsi sentire le polemiche sui primi provvedimenti in materia.
 

L'INCHIESTA IN VERSIONE MULTIMEDIALE



Allegati

Quale futuro per il sapere in Italia.pdf [aperto]