Nell’ultimo anno, le web tv del nostro Paese, sono cresciute del 52% passando dalle 286 del 2009 alle 436 del 2010. Le cifre sono fornite dal rapporto Netizen 2011, fornite dall’osservatorio “Altra TV”. Il numero dei fruitori è ancora limitato, ma ci si aspetta un aumento massiccio nei prossimi anni. Oltre la metà delle “Web stazioni” viene consultata da 3 mila utenti al mese, ma una su cinque riesce a coinvolgere fette di pubblico più corpose, raggiungendo i 10 mila accessi. Una crescita per ora ancora lenta quindi, soprattutto a causa della bassa copertura di banda larga che c’è nel nostro paese.
I temi più trattati da queste piattaforme sono nella maggior parte dei casi legati all’informazione locale. Domina l’ambiente, seguito dal volontariato, dal lavoro, e da temi legati alla ricerca. Nell’ultimo anno sono aumentate le rubriche a cadenza regolare, le interviste e i documentari, mentre diminuisce il ricorso a Tg e servizi di taglio giornalistico, che si fermano al 16% della programmazione. Non possiamo dire che esista già un mercato delle web tv, dal momento che la maggior parte sono progetti senza scopo di lucro, ma una su cinque ha già stipulato contratti con reti private, mentre una su dieci è riuscita ad avvalersi di fondi europei e della pubblica amministrazione.
Sono soprattutto i giovani a comporre le redazioni. La metà dei direttori di rete ha tra i 31 e i 40 anni, mentre uno su tre ha tra i 21 e i 30 anni. Curiosa è la scarsa presenza di giovanissimi sotto i 20 anni di età, la cui presenza raggiunge solo il 4%.
Questa proliferazione di web tv ha fatto si che la politica iniziasse ad occuparsi di questo mondo, creando non proprie preoccupazioni circa la libertà d’espressione. Infatti le delibere dell’Agcom, pubblicate nei giorni scorsi, vanno in questa direzione. Ma fortunatamente i nuovi regolamenti sono applicati solo alle attività con ricavi superiori a 100 mila euro l’anno. L’universo libero delle micro web tv è quindi salvo. Almeno per ora.