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Che paura quel tiggì

Primi in Europa per le notizie sui crimini violenti

Che paura quel tiggì

di CLARA DOTA (03 01 2011)
www.ilminuto.info
 

Tra informazione televisiva e realtà, in Italia, c’è poca corrispondenza. È quanto emerge da un rapporto dell’Osservatorio Europeo sulla Sicurezza diffuso a ottobre 2010.

Secondo i nostri telegiornali l’Italia sarebbe un Paese dall’aria sinistra: omicidi, stupri, furti e rapine sembrano affliggerci oggi più che mai. Senza dubbio le notizie di questo tipo affliggono gli spettatori dei notiziari televisivi, nei quali occupano un numero considerevole di minuti ogni giorno. A documentarlo è un’analisi condotta nell’ambito dell’Osservatorio Europeo sulla Sicurezza, relativa alla rappresentazione del fenomeno criminalità nei telegiornali europei e alla sua percezione sociale.

Secondo i dati contenuti nel rapporto l’Italia è il Paese europeo, tra quelli considerati, che dedica più spazio alle notizie sui crimini violenti. Il Tg1, nell’edizione di prima serata del primo semestre 2010, ha dedicato alla criminalità 431 notizie contro le 34 del tg della rete pubblica tedesca, o le 113 di quello della tv di Stato francese. In altri termini, il numero di notizie sulla criminalità date da Rai1 è doppio rispetto a quello di France2 e supera di dieci volte quello della Ard tedesca. Questo non vuol dire che in Italia si commettano più crimini che in Germania o in Francia: da quanto si legge in questo rapporto il tasso di criminalità nel nostro Paese è pari o addirittura inferiore a quello delle realtà europee considerate. Le ragioni andranno cercate altrove, per esempio in un uso strumentale del tema sicurezza a fini politici o commerciali. Basti pensare che la puntata di Chi l’ha visto? in cui la notizia della morte di Sarah Scazzi è stata data in diretta alla madre della vittima, presente in trasmissione, è stata seguita da quattro milioni di telespettatori: un trionfo.

Dal rapporto emerge dunque uno scarto tra rappresentazione mediatica e realtà all’interno dei nostri confini. Questa osservazione diventa significativa se si considera che le notizie proposte dai telegiornali hanno la capacità, se non di cambiare la realtà, di influenzare il modo in cui viene percepita. Per esempio, sempre da questa analisi, viene a galla una correlazione tra la percezione dei cittadini italiani e l’agenda dei media: nel 2007 il numero delle notizie di crimini violenti ha toccato una punta estrema nei tg nostrani e nello stesso periodo è cresciuta la preoccupazione per questo fenomeno da parte dei cittadini.

Il potere di influenza dei tg, però, sembra essersi affievolito negli anni, forse per assuefazione al tema criminalità o per l’incalzare di nuovi problemi. L’analisi condotta dall’Osservatorio mette in luce una netta differenza tra le attuali preoccupazioni degli italiani e quelle rappresentate dai telegiornali. Dal 2005 al 2010 la preoccupazione del cittadino medio per la criminalità comune è scesa (dal 19 al 7.4 per cento), mentre è aumentata sensibilmente quella per la disoccupazione (dal 28 al 51 per cento). Tuttavia i telegiornali (in particolare Tg5 e Tg1) continuano a dedicare in media due notizie al giorno a crimini violenti, record ineguagliato in altre reti europee. Lo scollamento tra rappresentazione mediatica e realtà è confermato: gli italiani hanno paura di perdere il posto di lavoro o di non trovarne affatto, ma di questo i tg non sembrano o non vogliono accorgersi. Forse perché, in fondo, il crimine paga.