Quando l’ infotainment divora la cronaca nera:
Quando l’ infotainment divora la cronaca nera:

A poca distanza dal caso Sarah Scazzi, sembra aprirsi un altro capitolo triste della cronaca italiana: Yara Gambirasio la ginnasta tredicenne è scomparsa dal Paese in provincia di Bergamo, ormai da più di dieci giorni: di lei non ci sono tracce, e le ricerche continuano anche se non sembravano esserci degli indizi importanti.
Il suo caso occupa quotidianamente le pagine dei giornali, i titoli dei notiziari televisivi, i lanci delle agenzie di stampa. Purtroppo è inevitabile che questo caso recente ci riporti con la mente a quello tristemente famoso di Sarah Scazzi, su cui i media hanno ricamato negli ultimi mesi. Adesso però il timore è proprio questo, che il caso Yara diventi come Sarah: un interminabile processo mediatico, la ricerca estenuante di un mostro, il frugare nella vita passata della ragazzina, dei personaggi principali e secondari, svelando informazioni e fatti che ledono il diritto alla privacy della persona e della famiglia, e che in realtà non hanno niente a che vedere con l’ informazione giornalistica.
SARAH SCAZZI IN PASTO AI MEDIA. Il caso Sarah Scazzi è nato davanti alle telecamere, e di fronte a queste ha continuato a svilupparsi e a svelarsi in una quantità enorme di particolari che non avevano niente a che fare con l’ informazione: non hanno aiutato a capire gli sviluppi della vicenda né hanno fornito al pubblico notizie rilevanti . I telespettatori, i lettori, gli utenti più in generale, sono stati bombardati quotidianamente da notizie che non erano tali.
Si sono occupati di quel caso i servizi dei telegiornali, i quotidiani riportavano ogni volta i presunti sviluppi dell’ indagine; in prima e seconda serata non c’erano altro che programmi di approfondimento che proponevano filmati personali (Sarah da bambina, mentre spengeva le candeline sulla torta di compleanno, Sarah con le amiche, le foto di Sarah), presentavano dei plastici, invitavano criminologi, psicologi, frugavano nei diari e nei messaggi della ragazzina, nella sua pagina di facebook. Un chiacchiericcio vuoto. Sarah scazzi è stata uccisa due volte, nel corpo e nel ricordo.
INFOTAINMENT E AUTOREFERENZIALITà. Esiste un limite sottile che separa informazione e intrattenimento ma troppo spesso viene varcato. L’ infotainment è una formula oggi fin troppo nota: la commistione tra fatti e divertimento, tanto denunciata da tutti i libri sul buon giornalismo, viene applicata continuamente, soprattutto nel panorama televisivo (che però rappresenta la fonte principale di informazione per gran parte degli italiani). Nel caso di Sarah Scazzi l’ informazione ha toccato la soglia massima dell’ autoreferenzialità: ogni media rimandava ad un altro, i servizi si rincorrevano come le puntate di una soap opera, la rete rilanciava ogni momento quelle che sembravano grandi svolte nelle indagini. La sovraesposizione mediatica dell’ omicidio e dei suoi risvolti ha creato dei fenomeni morbosi e incredibili, uno fra tutti il pellegrinaggio di curiosi di fronte alla casa della famiglia Misseri.
E OGGI, YARA. Si teme oggi che il caso di Yara, per altro ancora non risolto, diventi una seconda Avetrana. Purtroppo siamo già sulla strada giusta, se pensiamo che è già pronta una puntata di Porta a Porta sull’ analogia tra Sarah e Yara e che ieri sera, durante un’ interruzione pubblicitaria di Cenerentola, è stato mandato in onda lo spot della trasmissione dal titolo “Chi protegge i nostri figli?”.
E ancora, si continua ad entrare nella vita privata dei parenti e a trasformare ogni possibile indizio in una notizia importante: la lettera che la mamma di Sarah Scazzi ha inviato alla madre di Yara Gambirasio è facilmente reperibile su internet; la notizia del fermo di un immigrato marocchino accusato dell’omicidio della giovane ginnasta (nonché di sequestro di persona e occultamento di cadavere) è rimbalzato all’ interno del mondo mediatico. Peccato che fosse la persona sbagliata.
Di fronte a questi indizi ancora una volta tristemente allarmanti, la speranza è che, a partire dall’ errore fatto nei confronti del caso precedente, l’ informazione abbandoni il dibattito e il chiacchiericcio e dia le notizie solo quando queste ci sono effettivamente; che l’approfondimento culturale non si tinga dei colori del gossip e del macabro per dei casi così delicati e dolorosi. Smettere di seguire casi come questi in maniera morbosa, smettere di cercare il dettaglio a tutti i costi e lanciarlo all’ interno di tutti i canali come la svolta del momento, sembra essere il modo più giusto per lasciare che le indagini possano svolgersi nel migliore dei modi, che non si crei un’attenzione morbosa verso fatti tragici, che non venga data rilevanza ad errori commessi durante le indagini e che la famiglia e la ragazza scomparsa possano avere rispetto.
La morte di una persona meriterebbe raccoglimento e silenzio. Lutto. Tante volte invece c’è stato solo un chiacchiericcio vuoto.